Silvia d’Amico è morta a Roma il 25 settembre 2026, all’età di 85 anni. Nel 1960, su invito di Carol Levi Guadagni, partecipò alla nascita della prima agenzia di attori in Italia, la William Morris come agente letterario per il cinema e la tv. In quegli anni è anche sceneggiatrice e collabora con Renato Castellani seppur non risultando accreditata al film Il brigante (1961) e la serie tv La vita di Leonardo Da Vinci (1971). Proprio La famiglia Benvenuti, nata da un’idea della sceneggiatrice, ottenne un grande successo di ascolti e contribuì a consolidare il suo rapporto con la Rai. Come soggettista e sceneggiatrice firmò Dedicato a un pretore (1973) e Vita di Antonio Gramsci (1981), scritto insieme alla madre Suso Cecchi d’Amico.

Nel cinema, D’Amico (che cominciò a firmarsi con il suo nome di famiglia solo nel 1974, prima risultava solo come Silvia Bendicò) seguì come produttrice l’intera lavorazione de Il Messia (1975) di Roberto Rossellini, con il quale ebbe una relazione dal 1974 al 1977. Insieme progettarono anche Lavorare per l’umanità, dedicato all’amicizia giovanile tra Karl Marx e Friedrich Engels, rimasto incompiuto dopo la morte del regista.

Con le società Excelsior, nome ispirato all’hotel frequentato dal produttore Giuseppe Amato, e Bendicò, richiamo al cane del principe di Salina de Il Gattopardo, D’Amico produsse alcuni titoli significativi del cinema italiano e internazionale. Tra questi State buoni se potete di Luigi Magni (1983), dedicato alla figura del prete fiorentino Don Filippo Neri interpretato da Johnny Dorelli, e Oci ciornie di Nikita Michalkov (1987), film per il quale Marcello Mastroianni ottenne il premio per l’interpretazione a Cannes. Nel 2001, con Parus Film, produsse inoltre Il cielo cade di Antonio e Andrea Frazzi, ambientato nell’Italia occupata dai nazisti e premiato con il Globo d’oro come miglior opera prima. Con Isabella Rossellini.

 

 

 

 

 

 

 

Il suo lavoro seguiva ogni fase della realizzazione, dall’ideazione all’edizione, con una presenza costante sul set. Era particolarmente attenta anche alla vita della troupe, tanto da cucinare spesso per i collaboratori per creare un clima di armonia e condivisione. Alla sua filmografia appartengono infine numerosi documentari biografici dedicati a protagonisti del cinema, tra cui Suso. La signora del cinema italiano di Luca Zingaretti (2007), dedicato alla madre, e Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius di Roberto Meddi e Gioia Magrini (2006), dedicato a Marcello Mastroianni. Il suo ultimo lavoro da produttrice è stato Gli anni belli di Lorenzo d’Amico de Carvalho (2021), coproduzione tra Italia, Portogallo e Serbia ambientato negli anni Novanta con protagonista Ninni Bruschetta. Ha conosciuto il cinema che in massima parte non c’è più ed la lasciato un monito, quello ci lavorare con passione, come lei ha fatto.

 Una storia professionale cresciuta inevitabilmente dentro il cinema, ma capace di trovare presto una propria strada, da Alfredo Giannetti a Roberto Rossellini, fino ai film di Luigi Magni e Nikita Michalkov. Una grande professionista con una storia di famiglia tutta dentro il cinema. Per Silvia d’Amico infatti il cinema era stato, prima ancora che un mestiere, un ambiente familiare. Da bambina aveva conosciuto gli amici, i colleghi e gli autori che frequentavano la casa della madre di via Paisiello, una delle figure fondamentali della sceneggiatura italiana del Novecento.