MOVIE/ OGGI NEL 1973 CI LASCIAVA ANNA MAGNANI LA POESIA DI EDUARDO DE FILIPPO

 

MARCELLO MASTROIANNI DISSE DI LEI:

“Era la prima volta che recitavo con la Magnani e l’emozione fu grandissima. Mi dispiace per le mie colleghe, ma l’emozione che ho provato con la Magnani è unica, è inutile parlarne, non si può commentare la grandezza e l’intelligenza di Anna Magnani come attrice.”
(Marcello Mastroianni ricorda la sua esperienza con Anna Magnani sul set di “Correva l’anno di grazia 1870” di Alfredo Giannetti, 1971)
 ALBERTO SORDI: “Anna non era una donna, era un evento atmosferico. Quando entrava in una stanza, l’aria cambiava. Aveva una capacità di leggerti dentro che faceva quasi paura. La sua risata era un boato, ma i suoi silenzi erano ancora più rumorosi”.
Dall’autobiografia “Alberto Sordi e la sua Roma”.
Considerata ancora la migliore attrice italiana, e comunque la prima cui è stato assegnato un premio Oscar per la migliore interpretazione come attrice nel 1955 con il film La rosa tatuata, neanche la vicinanza con Sophia Loren per aver condiviso molti film come attori, portò Mastroianni a rinunciare a definire Nannarella la migliore attrice, “unica”. Tra le due è leggenda la

diversità e una certa frizione. Tuttavia fu Vittorio De Sica, forse all’inizio inconsapevolmente a creare il pretesto per quegli attriti che portarono Nannarella a rinunciare al ruolo di Cesira nel film “La Ciociara”. Anna Magnani non ce la faceva proprio a dover interpretare il ruolo della madre di Sophia nel film. Ed aveva ragione. Troppa poca distanza d’età all’epoca tra le due attrici, e una Loren che venticinquenne, stava esplodendo in tutta la sua bellezza.

La Magnani trovava “ibrida” e inverosimile l’idea di avere una figlia così florida, come la Loren ritenendo inoltre la differenza d’età e di stazza inadatta a ricreare il rapporto madre-figlia previsto dalla storia.In seguito al rifiuto della Magnani, il progetto fu modificato: la parte di Cesira fu affidata proprio a Sophia Loren (che vinse anche il premio Oscar) mentre il ruolo della figlia Rosetta fu dato alla giovanissima Eleonora Brown. Nel romanzo di Alberto Moravia, la figlia Rosetta è descritta come una ragazzina magra e acerba, mentre la Loren era una donna alta, prosperosa e formosa. Rinunciò al ruolo, forse sbagliando. Nel 1960, sulle macerie della guerra, La Ciociara, dal libro di Alberto Moravia, con il contributo alla sceneggiatura di Cesare Zavattini, rappresentava un romanzo di formazione di due donne, quello di De Sica non era mai un cinema propagandistico o ideologico, ma sceglieva sempre la metafora, e in questo caso con un finale estremamente commovente, era in un certo senso il poeta delle minoranze a guardare la sua filmografia, fu inoltre la prima vota che De Sica uso’ la pellicola Ferrania che esaltava il colore blu. In quei luoghi dove fu girato Mamma Roma.

 

 

 

 

 

 

Quanto a Roberto Rossellini, le fu vicino fino all’ultimo momento, e la rivide dopo quasi trenta anni quando lei lo chiamò. Si fidava più di lui, nonostante tutto che dei medici che l’avevano in cura. E fu suo ‘ipegno a non farle capire la gravità della sua malattia, ed a crearle un cordone attorno per impedire che lo venisse a sapere dai giornali. Fu molto generoso con lei. A segnare il fatto che fu amore vero non l’abbandono’ fino all’ultimo respiro. Ironia della sorte proprio in occasione del funerale di Anna Magnani conobbe Silvia D’Amico, figlia di Suso Cecchi D’Amico, che sarebbe diventata più tardi la sua ultima compagna, fino alla morte del regista avvenuta improvvisamente nel 1977, con grande meraviglia di tutto l’entourage familiare e professionale, perchè tra i due la differenza d’età era grande. Ma si sa che Rossellini per amore non si fermava davanti a nulla…

Oltre al legame affettivo, i due hanno collaborato nell’ambiente cinematografico e televisivo, e D’Amico è stata vicina a Rossellini anche nella fase finale dei suoi progetti e della sua vita. E proprio ieri 25 settembre 2026 ci lasciava anche Silvia D’Amico che fu sceneggiatrice e produttrice, ultima testimone forse, di una importante storia famigliare e anche cinematografica. Era infatti la nipote del celebre critico teatrale e fondatore dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, Silvio d’Amico (di cui Fedele, padre di Silvia era figlio). Proprio quello che quando vide una bambina presentarsi all’Accademia per essere ammessa alla Scuola, quando torno’ a casa da sua moglie Suso, le raccontò che “non recita vive le parti”. Quella bambina era Anna Magnani…Anna frequentava la casa di Suso da quando Silvia D’Amico aveva appena 5 anni, e le era rimasta vicino fino alla fine». E sul suo letto di morte Silvia conobbe Roberto Rossellini, che diventò il suo compagno. Lui fu l’unica persona che la Magnani volle accanto a sé negli ultimi giorni.

 

 

 

“Ieri è venuta una ragazzina, piccola, mora e con gli occhi espressivi. Non recita, vive le parti che le vengono affidate: la scuola non può insegnarle più di quel che ha già dentro di sé”. (Roma città Aperta Vito Annicchiarico il piccolo Marcello racconta il set con Anna Magnani Aldo Fabrizi Roberto Rossellini, Gangemi editore).

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