LEI VOLA… SCRIVE ASCANIO CELESTINI
Il 24 settembre 1945 la prima visione assoluta del film di Roberto Rossellini Roma Città Aperta al Quirino davanti ad un pubblico selezionato e poi l’uscita ufficiale nelle sale cinematografiche a partire dal 27 settembre. Il sottosegretario Arpesani non aveva trovato “alcun elemento di giudizio spregiativo” ed aveva quindi autorizzato l’uscita del film senza tagli. Ma precedentemente, il 28 agosto 1945
Il film fu trasmesso in visione privata a Via Veneto 108, in una serata organizzata
dall’Ambasciata Americana nella saletta del Sottosegretariato Stampa e Propaganda alla presenza di un pubblico selezionato.
L’anteprima al Quirino fu però un vero disastro, o almeno questo fu il punto di vista della critica. E questo ha ricordato anche la ex moglie di Rossellini, Marcella De Marchis, secondo quanto contenuto nel docu-fim I figli di Roma Città Aperta realizzato dalla regista Laura Muscardin nel 2005.
Poi il film arrivò a Parigi a ridosso di Paisà e proprio questa coincidenza creò il caso, perché i due film furono visti uno dopo l’altro ed apparvero come un fenomeno straordinario, rivelatore di un nuovo linguaggio cinematografico. Fu ancora una volta la stessa Marcella De Marchis a mettere in evidenza questo aspetto. Poi il film fu proiettato a New York in edizione originale con i sottotitoli in inglese. Era stato venduto per 25 mila dollari che allora corrispondevano a oltre cinque milioni di lire. Gli americani furono entusiasti. Capirono che si trattava di scene di vita vera. Roma Città Aperta incassò in tutto 162 milioni di lire nella stagione 1945-1946. Fu un trionfo, campione d’incassi tra Parigi e New York. (dal libro di Simonetta Ramogida: Roma Città Aperta Vito Annicchiarico il piccolo Marcello racconta il film con Anna Magnani Aldo Fabrizi Roberto Rossellini, edito da Gangemi, 2015).
Nel dopoguerra, la capitale francese accolse con grandissimo entusiasmo critico e di pubblico Roma città aperta e Paisà, decretando la nascita e la diffusione del neorealismo all’estero. Il film era la prima pellicola della cosiddetta Trilogia della Guerra: oltre a Roma Città Aperta che nel 1046 vinse due Nastri d’Argento uno alla regia per Rossellini e uno come miglior attrice per Anna Magnani, anche Paisà e Germania anno zero. Poi nel 2016 il Sindacato di Giornalisti Cinematografici Italiani, sotto la presidenza di Laura Delli Colli assegno’ anche a Vito Annicchiarico, il piccolo Marcello nel film il Nastro d’Argento Speciale per la sua interpretazione nel film.

Il film fu portato in America da Rod Geiger, il soldatino semplice che mise nel suo zaino militare la più grande opera cinematografica di quei tempi e che poi fu anche il produttore di Paisà nel 1946. Riteneva che Roberto Rossellini con Roma Città Aperta avesse realizzato uno dei più grandi esempi di cinema che aveva mai visto in vita sua. Rimase talmente colpito dal film che decise di lavorare con Roberto Rossellini. Si incontrarono la prima volta alla Tecnostampa e fu un incontro entusiasmante. Negli Usa riuscì a convincere una piccola casa di distribuzione, di cui conosceva il proprietario, che Roma Città Aperta era un capolavoro che doveva assolutamente girare nelle sale. Joe Burstyn si chiamava il proprietario della società di produzione. E fu proprio grazie a questo incontro che Roma Città Aperta portò l’Italia in America. Era la prima volta.
Il miracolo di allora, ha detto Renzo Rossellini, impensabile oggi, era che gli autori riuscivano a lavorare tutti insieme. La sera poi si ritrovavano a Piazza del Popolo, dove il quadrilatero tra il Caffè Canova e il Caffè Rosati era la passerella in cui si incontravano Alberto Moravia, Elsa Morante, Ennio Flaiano, Federico Fellini e Roberto Rossellini.
Il termine neorealismo fu usato la prima volta da Luigi Chiarini in ‘Bianco e Nero’ nel marzo del 1948. Luchino Visconti, parlando del film Ossessione, diceva che non sapeva come definire il film se non “neorealistico”, ma la definizione “neorealista” circolava già tra i cinephiles.






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