PHOTO/ LISETTA CARMI TRA REPORTAGE ETNOGRAFICI RISTRATTISTICA E SPERIMENTAZIONI ASTRATTE

Prima pianista, poi grande fotografa, capace di muoversi con agilità tra reportage etnografici, ritrattistica e sperimentazioni astratte. Questo, e molto altro, racconta la biografia di Lisetta Carmi: uno dei grandi nomi della fotografia italiana da riscoprire.

 

 

Una storia poliedrica, quella di Lisetta Carmi (Genova, 1924 – Cisternino 2022). Dopo un inizio come pianista e la fuga in Svizzera durante la guerra, seppe adattarsi ai mutamenti della storia, trasformando il cambiamento in un’occasione per sperimentare nuove forme di espressione. Dalla musica passò dunque alla fotografia e, anche in questo campo, non si limitò a scegliere una sola strada, ma ne esplorò diverse. Ognuna si rivelò un successo: dal reportage popolare realizzato in compagnia di un amico etnomusicologo alla serie sui Travestiti di Genova, fino alla ritrattistica dei grandi intellettuali dell’epoca. Merito della sua sensibilità unica, capace di comprendere e restituire chi si poneva dall’altro lato dell’obiettivo con un realismo e una spontaneità destinati a lasciare a bocca aperta. Questa era Lisetta Carmi e questa è la protagonista della nuova mostra in corso a Perugia, nello spazio Camera Oscura della Galleria Nazionale dell’Umbria. Come ogni appuntamento della serie che ormai abbiamo imparato a conoscere, la proposta è un invito – raffinato e contenuto nel numero di pezzi – ad approfondire un grande nome della fotografia del passato, che ancora ha molto da raccontare a noi del presente.

 

 

Ritratto di Lisetta Carmi, Cisternino, 2017. Ph: Giovanna Calvenzi. Crediti Lisetta Carmi © Martini & Ronchetti, Courtesy Archivio Lisetta Carmi
Ritratto di Lisetta Carmi, Cisternino, 2017. Ph: Giovanna Calvenzi. Crediti Lisetta Carmi © Martini & Ronchetti, Courtesy Archivio Lisetta

 

 

 

 

Difficile ripercorrere in poche righe la lunga ed eterogenea storia di Lisetta Carmi. Qualche cenno è però doveroso per cogliere la ricchezza di esperienze che costituiscono il bagaglio umano e culturale di questa figura.

Nata a Genova da un’agiata famiglia ebrea, a causa delle persecuzioni nazifasciste fu costretta a lasciare l’Italia per rifugiarsi in Svizzera, dove proseguì lo studio del pianoforte, con l’idea di intraprendere una carriera musicale che portò avanti fino al 1960. In questi anni si avvicinò quasi per caso alla fotografia: accompagnando l’amico Leo Levi, etnomusicologo, nei suoi viaggi di studio sul campo in Puglia, dove registrava i canti delle comunità ebraiche. Avvalendosi di una piccola ed economica Agfa Silette, Carmi cominciò a scattare una serie di immagini che sarebbero rimaste nella storia e che furono molto apprezzate dal pubblico. Ritratti della vita semplice del mondo rurale, capaci di trasmettere umanità, speranza e fatica. È l’inizio della sua carriera di fotografa.

Questo nuovo terreno espressivo la vide cimentarsi per alcuni anni nel reportage a sfondo sociale, puntando l’obiettivo sui problemi della sua città natale, Genova. Dopo un’ampia indagine sul porto – sfociata in una celebre mostra itinerante – tornò a focalizzarsi sulla Sardegna, per poi ampliare lo sguardo ad altre metropoli e problematiche europee. Anche il Vecchio Continente cominciò però a starle stretto: il suo spirito avventuroso la portò in giro per il mondo, dall’America Latina all’Afghanistan, prima del ritorno in Italia. Una vita poliedrica e segnata da continue trasformazioni, ma con un punto sempre fermo: l’amore per l’essere umano e la volontà di comprenderlo nel profondo attraverso la macchina fotografica.

 

 

 

 

 

 

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