MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA/ ALINA MARAZZI RACCONTA GERDA TARO UNA SENSIBILITA’ TUTTA AL FEMMINILE PER RICORDARE UNA FOTOGRAFA CHE NON FU SOLO LA COMPAGNA DI ROBERT CAPA

Alla Mostra del Cinema di Venezia arriva “La ragazza con la Leica”. La storia di Gerda Taro, che non fu solo la compagna di Robert Capa ma una fotografa altrettanto protagonista di una storia che dagli Anni Trenta continua a parlare al nostro presente

La regista Alina Marazzi la racconta con una sensibilità che le è propria, tutta al femminile.

 

 

 

 

HO CONOSCIUTO ALINA MARAZZI NEL CORSO DELLA PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO SU ROMA CITTA’ APERTA A BADOLATO IN CALABRIA. ERA L’ESTATE DEL 2016 VITO ANNICCHIARICO IL PICCOLO MARCELLO NEL FILM DI ROBERTO ROSSELLINI AVEVA APPENA RICEVUTO IL NASTRO D’ARGENTO SPECIALE DAL SINDACATO DEI GIORNALISTI CINEMATOGRAFICI E LE FUI GRATA PER QUEL SUO INTERVENTO IN UN POMERIGGIO DI CALDO AGOSTANO TRA UN PUBBLICO CURIOSO CHE VEDEVA CON GRANDE SORPRESA E PER LA PRIMA VOLTA IL BAMBINO CHE AVEVA INTERPRETATO IL FIGLIO DELLA “SORA PINA”, ANNA MAGNANI NEL CAPOLAVORO DI ROSSELLINI. LA RITROVO A VENEZIA CON UN FILM TRATTO DAUN LIBRO CHE HO MOLTO AMATO E CHE MI ERA STATO REGALATO DA UNA MIA AMICA CONOSCENDO LA MIA PASSIONE PER LA FOTOGRAFIA E INNANZITUTTO PER LA STORIA DELLA FOTOGRAFIA. UNA GRANDE PROVA QUELLA DI ALINA MARAZZI NON SOLO CINEMATOGRAFICA MA DI POTENTE SENSIBILITA’.

 

 

 

 

 

Tutti conoscono Robert Capa, fotoreporter che ha fatto la storia con una foto, divenuta simbolo del reportage di guerra. E poi c’è lei, Gerda Taro, conosciuta come la sua compagna, anche lei fotoreporter, in realtà la prima reporter della storia morta in guerra. Ma Gerda è molto di più. È lei che ha inventato Robert Capa, gli ha letteralmente trovato il nome d’arte e poi ne ha costruito l’immagine, la biografia, in primis non era americano bensì ungherese, ma chi avrebbe ingaggiato un europeo espatriato? Non solo Gerda fa un’operazione, diremmo oggi, di marketing, ma lo fa persino passare alla storia con una foto in cui lo ritrae con in mano una cinepresa e non una macchina fotografica. D’altra parte, lei è un’iconoclasta, un’anticonformista e una ribelle, ma è anche una donna e quindi rimane in secondo piano, proprio come una foto in bianco e nero in cui lo sfondo si sbiadisce. Finché non arriva qualcuno, guarda caso un’altra donna, e ripulisce la foto, la restaura, le restituisce vita, e così si scopre che lo sfondo non è uno sfondo, ma è un primo piano. Questa donna è una scrittrice, Helena Janeczek, che racconta Gerda ne La ragazza con la Leica, romanzo biografico con cui vince il Premio Strega nel 2018. Un libro che ridona vita, dignità, verità, tridimensionalità a Gerda. Ma non basta per una donna come Gerda Taro, così oggi, un’altra donna, una regista, Alina Marazzi, trasforma il libro in un film, in concorso nella sezione Orizzonti alla 83. Mostra del cinema di Venezia.

 

 

 

 

Fra le registe più note e impegnate della sua generazione, Alina Marazzi ha sempre inteso raccontare le donne, le loro lotte e conquiste collettive dagli anni Sessanta e Settanta – in ‘Vogliamo anche le rose’ ricostruisce la storia di un movimento, femminile e poi femminista, e delle sue protagoniste – ma anche le loro biografie e le possibili scelte individuali e personali non convenzionali (come in ‘Un’ora sola ti vorrei’, ‘Per Sempre’, ‘Tutto parla di te’), che esplorano temi importanti e universali come i modelli correnti di maternità e di relazioni familiari e sociali.

 

La storia e la vita di Gerda vengono narrate attraverso i punti di vista e i ricordi di alcuni personaggi a lei molto vicini. A Parigi, il 14 luglio 1937, la fotoreporter trascorre insieme al fotografo Robert Capa e agli amici di sempre, con i quali è fuggita dalla Germania nazista, l’ultimo giorno prima di tornare sul fronte spagnolo.

Tra passato e presente riaffiorano i momenti che hanno segnato la sua vita: l’impegno politico a Lipsia accanto al suo primo amore, gli anni dell’esilio a Parigi, il colpo di fulmine con Capa, la scoperta della fotografia e il desiderio, sempre più forte, di usare la sua Leica come strumento di lotta e di libertà.

Rimasta a lungo nell’ombra del più noto fidanzato e collega Robert Capa e relegata al ruolo di sua compagna (e in qualche cronaca anche di moglie), dalla metà degli anni 1990 Gerda Taro è stata oggetto di interesse storico per il suo ruolo di giovanissima donna contro-corrente, rivoluzionaria militante sino alla morte e protagonista della storia della fotografia e della resistenza al fascismo.

 

Un ritratto della prima fotoreporter morta sul campo di battaglia (Gerda fu travolta a soli 26 anni da un carrarmato sul fronte della guerra civile spagnola), una donna che ha incarnato un tempo in cui tutto sembrava ancora possibile.

Nel cast: Emilia Schüle, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander, Thomas Schubert, e inoltre Sebastian Schneider, Idan Weiss, Lia von Blarer, Hans-Christian Hegewald, Jeremy Mockridge, Joel Basman.

Alina Marazzi è regista di documentari, film e teatro. La soggettività femminile e le immagini della memoria sono al centro delle sue opere. Tra queste ricordiamo Un’ora sola ti vorrei, Menzione speciale della giuria al Locarno Film Festival nel 2002; Vogliamo anche le rose, ancora a Locarno e vincitore del Focal Award nel 2008; Tutto parla di te, vincitore del premio Tao Due La Camera d’Oro alla Festa del Cinema di Roma nel 2012. È co-direttrice artistica di UnArchive Found Footage Fest.

Il film è una coproduzione Italia Germania, prodotto da Vivo Film con RAI Cinema, Kompizen Film e ZDF/Arte in associazione con Eolo Film Productions e Film I VÄST e Zentropa Sweden. Sarà distribuito in Italia da Fandango.

Sceneggiatura Alina Marazzi e Valia Santella; fotografia Manuel Alberto Claro; montaggio Ilaria Fraioli; musiche Dominik Scherrer; scenografia Giada Calabria; costumi Bettina Pontiggia; casting Nina Haun; presa diretta e montaggio del suono Jörg Theil; sound designer Stefano Grosso; effetti sonori Irene Grosso; mixage Gianfranco Rutigliano. Prodotto da Marta Donzelli e Gregorio Paonessa, e da Jonas Dornbach, Janine Jackowski, Maren Ade. Produttrice associata Beatrice Bordone Bulgari

L’opera è stata realizzata con il sostegno di Eurimages – Council of Europe; MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo – opera realizzata e distribuita con il contributo del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo; con il contributo di PR FESR Piemonte 2021 – 2027 Bando Piemonte Film TV Fund; con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte; con il sostegno di Avviso pubblico Lazio Cinema International (PR FESR Lazio 2021-2027) – progetto cofinanziato dall’Unione Europea; con il sostegno di DFFF – Deutscher Filmförderfonds e MDM – Mitteldeutsche Medienförderung; con il sostegno di Creative Europe Media – progetto cofinanziato dall’Unione Europea

 

 

Così, Alina Marazzi costruisce un mosaico polifonico, restituendoci un ritratto di un’epoca quanto mai presente, di una donna in trasformazione, di un essere umano tra alti e bassi, tra gioia e dolore, senza però perdere l’ironia della brutale esistenza o la drammaticità che ogni lotta per la libertà porta con sé. Una dimensione corale che ci restituisce l’energia degli ideali e della resistenza, l’importanza della libertà, del femminismo, del coraggio ostinato della giovinezza, perché loro sono “giovani e belli come si addice agli eroi”. E infatti, ogni personaggio, ognuno a modo suo, diventa un eroe, donna o uomo che sia, portando avanti ciascuno la propria missione, che si tratti di raccontare il mondo o di salvare le foto che raccontano il mondo. Un mondo che ci viene restituito grazie a una ragazza, una ragazza con la Leica che ha immortalato altre ragazze che hanno combattuto, hanno sofferto, hanno vinto per tutti noi.

 

 

 

 

 

badolato

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