PHOTO/ LUCIO DALLA E LUIGI GHIRRI STORIA DI UN’AMICIZIA TRA MUSICA E FOTOGRAFIA

Lucio Dalla e Luigi Ghirri, grandi amici.
“Ho sempre pensato che molto del lavoro svolto dai fotografi italiani avesse una sottile coincidenza con le intuizioni di alcuni cantautori italiani, non so, forse un’adesione o un interesse per un mondo o paesaggio marginale o per raccontare certe microstorie e trasformarle in qualcosa che riguardava tutti. Cosa ne pensi tu?”
“Io credo che questo riguardi principalmente il tuo lavoro”.
(Da un dialogo tra Luigi Ghirri e Lucio Dalla)
“Luigi è nato con la musica anche dentro alle ossa. Ogni volta che si sentiva suonare anche solo un campanello o il latrare di un cane nella notte, anche in un mio concerto o di Dylan (che era il suo grande amore) già gli scattava l’idea della foto o l’arrivo di una lacrima o un petino di soddisfazione fisica da sigaretta dopo il caffè e via così! Il cantautore che Luigi ha amato di più è Bob Dylan (“Dylan qua, Dylan là, non ne poteva più nessuno. Anche Gino Castaldo faceva sì sì con la testa ma secondo me aveva già smesso di ascoltarlo da un bel po’”), al quale spesso si è riferito, per una straordinaria coincidenza di pensiero e di visione. La musica per la fotografia di Ghirri è stata un ambito di ricerca vissuto con intelligenza emotiva precisissima. Ah… se l’anima avesse gli occhi!… – si diceva ridendo con Luigi, quando ascoltavamo musica sul vinile o a un concerto… – fino a un: Anche se muoio adesso sono felice, al concerto di Bob Dylan a Napoli. La musica era la scusa che ci faceva viaggiare. Parigi una settimana all’Olympia, New York, Boston al Berklee College, Mosca… Sempre con le orecchie aperte e la macchina fotografica in mano e il sudorino nel cuore. Al di là di motivi banali, come la professionalità, il modo di inquadrare il soggetto, delle sue fotografie quello che rimane, e che colpisce, è che diventano un prodotto fruibile. In questo senso mi sento vicino al suo lavoro, perché anch’io sono vicino al pubblico che mi ascolta, come lui è vicino al pubblico che mi ascolta, come lui è vicino al pubblico che guarda le fotografie. Io ad esempio mi ricordo tutte le tue fotografie che ho visto: mi ricordo quella delle due palme con la panchina, quella della cattedrale di Trani e il mare, i due che vanno verso la montagna, e potrei continuare, elencarle tutte. Le sue fotografie hanno qualcosa che me le fa ricordare, io come altri vengo colpito dal guardarle, forse anche perché alla fine mi sembrano, come dire, delle fotografie musicate. […] Hanno un loro suono interno, un inciso, un ritornello. Si sente che sono costruite, che hanno un mixaggio. Sono anni che non voglio e detesto farmi fotografare, non per odio nei confronti del fotografo, ma perché è come un gioco che mi ha un po’ annoiato. Con lui, mi diverto ancora, mi piace ad esempio osservare il suo imbarazzo nel prendere le fotografie. […] Ho osservato molte volte come prende le fotografie: sistema la macchina sul cavalletto, esegue tutte le operazioni, e poi al momento dello scatto si allontana e sembra che osserva il mondo con già dentro la fotografia, che sta fotografando”.
Lucio Dalla

 

 

Parlando della storia della fotografia non si può non nominare Luigi Ghirri.
Appassionato di fotografia e nato nel 1943, inizia a fotografare e a confrontarsi con i più grandi artisti già a ventisei anni.
Ghirri fu un pioniere della fotografia a colori,  era un uomo di grande cultura, che divorava un libro dopo l’altro, amava la musica, il mondo e la vita.
Per lui infatti l’arte era tutto ciò che cattura l’attenzione, che colpisce e che in qualche modo rimane impresso nella mente.
L’arte era la realtà così come la vediamo, pura e semplice, caratterizzata da un minimalismo ricercato e da forme morbide, semplici e libere.
Secondo lui, i protagonisti delle fotografie dovevano essere i non luoghi, tutti quegli angoli che venivano dimenticati dalle persone, o non ritenuti all’altezza di uno scatto.
Lui preferiva fotografare una via trascurata piuttosto che un paesaggio fatiscente o una piazza piena di persone e addobbata per l’occasione.
Secondo lui erano proprio le banalità a meritare uno scatto, poiché erano queste che rappresentavano la realtà più di tutto.
Luigi Ghirri amava il paesaggio italiano, e attraverso la sua fotografia li rappresentava con bordi sfumati con soggetti lontani e in secondo piano.

 

 

Luigi Ghirri e Lucio Dalla, la storia di un’amicizia che continua a parlare attraverso immagini e musica

Una mostra e una nuova antologia dedicata a Lucio Dalla riportano alla luce il legame con Luigi Ghirri. Un’amicizia, prima ancora che una collaborazione, che ha unito fotografia e musica trasformando il quotidiano in poesia.

Le coincidenze, a volte, raccontano meglio della cronaca. Negli stessi mesi in cui una grande mostra torna a esplorare il rapporto tra Luigi Ghirri e la musica, un’antologia dedicata a Lucio Dalla sceglie proprio le fotografie del maestro emiliano per costruire il proprio racconto visivo. Non è un omaggio casuale. È il segno di un dialogo che continua ancora oggi, ben oltre il tempo in cui i due artisti, prima di tutto amici, hanno condiviso idee, viaggi e immaginazione. Un visione della vita comune.

A riportare oggi in primo piano questa affinità sono due progetti diversi ma sorprendentemente vicini. Il 18 settembre esce Sono Lucio, l’antologia dedicata a Dalla, costruita anche attraverso le fotografie di Ghirri: una sua immagine è stata scelta per la copertina, mentre altri scatti accompagnano il progetto editoriale. Il titolo, scritto con la calligrafia del cantautore, rende l’oggetto ancora più personale.

A Reggio Emilia, intanto, la mostra Luigi Ghirri. A Series of Dreams. Paesaggi visivi e paesaggi sonori esplora quella che il fotografo definiva la «strana e misteriosa parentela tra suono e immagine». Il percorso dedica un nucleo importante proprio al rapporto con i musicisti e presenta numerosi materiali realizzati con Dalla, prima di tutto amico. Fotografie, progetti per copertine e il menabò ideato da Ghirri insieme a Paola Borgonzoni, nel quale i ritratti del cantautore dialogano con i paesaggi del tour americano Dallamericaruso del 1986.

 

 

Luigi Ghirri, Porto Recanati, 1984 © Eredi Luigi Ghirri
Luigi Ghirri, Porto Recanati, 1984 © Eredi Luigi Ghirri

 

 

Ghirri e Dalla avevano riconosciuto questa vicinanza già nel 1989, durante un loro dialogo. Li univa l’attenzione per i paesaggi marginali e per quelle microstorie che, senza perdere la propria intimità, riescono a parlare a tutti. Il paesaggio visivo e quello sonoro diventavano così due forme complementari dello stesso racconto.

 

 

Lucio Dalla al pianoforte, Luigi Ghirri lo ascolta con i gomiti sul piano.
Lucio Dalla al pianoforte, Luigi Ghirri lo ascolta con i gomiti sul piano.

 

 

Dalla trovava materia nelle periferie, nelle piazze, nelle case affacciate sul mare, nei personaggi incontrati quasi per caso. Ghirri fotografava strade provinciali, stabilimenti balneari, insegne, finestre, cieli e oggetti comuni. Entrambi con discrezione e gentilezza. Il loro talento consisteva nel riconoscere ciò che agli altri sembrava trascurabile e nel restituirlo con una naturale tensione poetica.

Nelle fotografie di Ghirri il mondo non viene mai descritto in modo definitivo. Rimane aperto, sospeso, disponibile a una seconda lettura. Lo stesso accade nelle canzoni di Dalla, popolate da figure precise e insieme indecifrabili, da città reali che diventano luoghi interiori. Entrambi lavoravano sulla distanza, tra quello che si vede e quello che si immagina, tra una storia privata e il sentimento collettivo che può generare.

 

 

Luigi Ghirri, Modena, 1978 © Eredi Luigi Ghirri
Luigi Ghirri, Modena, 1978 © Eredi Luigi Ghirri

 

 

Anche il loro rapporto con il paesaggio italiano sfuggiva alla retorica. Non cercavano l’immagine monumentale, ma un’Italia laterale, quotidiana, spesso malinconica eppure mai immobile. La provincia, il mare d’inverno, una stanza, una luce accesa nella sera potevano contenere abbastanza materia per una fotografia o per una canzone.

L’antologia Sono Lucio restituisce le immagini di Ghirri al luogo cui appartengono: accanto alla musica di Dalla. Allo stesso modo, la mostra di Reggio Emilia presenta il rapporto tra fotografia e canzone come una parte centrale della ricerca del fotografo. La sua vicinanza a Dalla, ancora poco raccontata, permette di capire meglio entrambi.

È proprio questo il punto in cui le loro opere continuano a incontrarsi. Dalla e Ghirri cercavano il momento in cui una cosa comune, osservata abbastanza a lungo, comincia a rivelare altro. Uno lo affidava a una melodia e a poche parole. L’altro alla luce di una fotografia. Il paesaggio, alla fine, era lo stesso.

 

 

 

 

 

Ghirri nasce nel 1943 a Scandiano e dopo aver trascorso l’infanzia tra le campagne dell’Emilia Romagna, si trasferisce a Reggio Emilia dove resterà per il resto della sua vita.
In questo ambiente, Ghirri ha occasione di confrontarsi con artisti di tutti i generi e di iniziare a fotografare tutto ciò che cattura la sua attenzione.
Le sue prime fotografie le realizza in un weekend estivo nel 1970.
In questa prima fase Ghirri coglie i gesti quotidiani, con protagonista un paesaggio italiano ricco di soggetti inanimati, spiati durante la loro quotidianità.
L’anno successivo conosce il fotografo Franco Vaccari, grazie al quale approfondisce il tema della fotografia nell’arte contemporanea, e nel 1972 presenta la sua prima mostra fotografica a Modena.
Nel 1973 comincia a lavorare ad un nuovo progetto: la serie Catalogo.
In questa serie compaiono principalmente muri, serrande, porte e finestre come protagonisti, oltre che superfici particolari.

 

 

 

 

Negli anni successivi entra in contatto con Massimo Mussini e Arturo Carlo Quintavalle, iniziando una collaborazione con lo CSAC (Centro Studi e Archivio della Comunicazione). Oggi il centro di ricerca conserva ancora un’ampia collezione dei suoi lavori.
Nel 1978 pubblica il suo primo libro “Kodachrome” con la casa editrice Punto e Virgola, per la realizzazione di questo libro utilizza i suoi primi lavori come archivio di immagini.
Attraverso questi scatti spiega come le immagini aiutino a pensare, e a stimolare la propria filosofia.
Infatti, accanto all’immagine di un giornale accartocciato, Ghirri invita a “Pensare per immagini”

Luigi Ghirri e le lezioni di fotografia

Ghirri, oltre ad essere un fotografo che modificò la concezione della fotografia moderna, fu anche un bravissimo insegnate di quest’arte. Egli, infatti insegnò all’Università di Parma su richiesta di Arturo Carlo Quintavalle.
Qui vi rimase fino al 1989, quando poi fu chiamato all’Università del progetto di Reggio Emilia dell’amico Giulio Bizzarri.
Bizzarri lo valorizzò, registrando le sue lezioni, e dandogli sempre più prestigio all’interno dell’Università.
Da questa esperienza nacque il libro di Luigi Ghirri “Lezioni di fotografia”, che riportava tutte le trascrizioni delle sue lezioni, che lui amava definire “conversazioni”, con gruppi di studenti e appassionati. I 10 punti delle Lezioni di fotogrfia, sono elencati in un ltro articolo del sito.

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