MOVIE/ ROBERT DE NIRO INFIAMMA IL CINEMA IN PIAZZA NEL RICORDO DEL FILM NOVECENTO E DI BERNARDO BERTOLUCCI

“Il consiglio che posso dare ai giovani oggi? Inseguite sempre i vostri sogni, non lasciatevi condizionare. Per questo spero che sempre più persone abbiano la forza di dire basta a Trump, ne abbiamo abbastanza. Così potremo liberarci di questo orribile presidente. Essere rappresentato da un personaggio del genere, per me che sono americano, è davvero motivo di enorme imbarazzo…Spero in Zohran Mamdani, mi auguro che riesca a fare ciò che vuole realizzare”.

 

 

 

 

robert de niro e sergio leone

 

 

 

 

 

robert de niro e jeremy irons in Mission

 

 

 

Robert De Niro infiamma Il Cinema in Piazza a Piazza San Cosimato a Trastevere in una notte dalle temperature ancora molto alte per la terza ondata di caldo africano ma tanti sono i giovani accorsi ad ascoltare “il Cacciatore”, “Toro scatenato”, questo indimenticabile “Al Capone”, un attore che emoziona sempre in “Mission”, indimenticabile in “Taxi Driver” e insostituibile in “C’era una volta in America”, capace di trasformare ogni film che interpreta in una leggenda. De Niro è venuto a raccontare il suo cinema con Bernardo Bertolucci: si celebra il cinquantennale di Novecento e lui è a Roma per ricordare la sua esperienza. Ma il suo messaggio ai giovani è semplice, chiaro, onesto: inseguite i vostri sogni, non lasciatevi influenzare.

 

Ma la cosa più importante che ha detto, forse è proprio che Bertolucci fece Novecento, per la gente. Lui – ha affermato – era un poeta. Senza tralasciare che alla fine delle riprese “ci portava in ristoranti buonissimi…”

 

 

 

 

bernardo bertolucci e alberto moravia

Bertolucci infatti scelse De Niro per la parte di Alfredo Berlinghieri, il rampollo dei padroni, nato lo stesso giorno e legato da un destino parallelo a Olmo Dalcò (Gerard Depardieu), figlio di contadina e padre ignoto, dopo averlo visto in Means Street di Scorsese. Si erano conosciuti a un concerto di Bob Dylan al Madison Square Garden, l’attore era già al centro dei radar grazie a Il Padrino di Coppola e lo sarebbe stato ancor di più con l’uscita, lo stesso anno di Novecento, di «Taxi Driver».
un giovanissimo bernardo bertolucci
«Bernardo? Very simpatico», ripete più volte in italiano l’attore che ricorda il set di quel kolossal con un cast internazionale da sogno (Burt Lancaster, Sterling Hayden, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Romolo Valli, Laura Betti, Donald Sutherland). «Ognuno parlava la propria lingua. Per me l’esperienza gastronomica migliore della carriera: Bertolucci ci portava in ristoranti buonissimi. Era un poeta, non sempre capivo cosa voleva da me».
De Niro si sentì un po’ intimidito da Bertolucci: «Sentivo che era un regista europeo con un modo di lavorare diverso da come ero abituato». Sapeva di vivere qualcosa di unico. «Un pezzo di storia d’Italia, che racconta il fascismo. Un capolavoro destinato a restare nel tempo. Lo fece per la gente, un’opera per dare forza a chi era nel giusto».
Un budget che sfiorò i 5 milioni di dollari, una durata di 317 minuti nella versione originale, oltre un anno di riprese. «Ho basato tutto sul rapporto tra Alfredo e Olmo — spiegò il regista che lo scrisse con il fratello Giuseppe e Franco Kim Arcalli che curò anche il montaggio —. Gerard e Bob, il contadino e il padrone sono lo sdoppiamento di un unico fantasma che covo dentro. Bob è italoamericano, quindi magari conosceva il Sud Italia ma non aveva mai sentito parlare del Nord; fare il latifondista emiliano non era facile, aveva bisogno del conforto delle spiegazioni, poi andava per la sua strada. Depardieu era molto istintivo: gli bastava una spinta per andare in scena».
robert de niro e la madre di martin scorsese
Aveva avuto carta bianca dai produttori, dopo l’inaspettato boom internazionale di cassetta di «Ultimo tango a Parigi». Tre majors — Paramount, Fox e United Artists — decidono di unirsi per il suo nuovo progetto. «Il successo fu tale che gli americani mi avrebbero prodotto anche l’elenco del telefono. Così decisi di fargli produrre la più grande bandiera rossa mai vista al cinema: Novecento. Ma l’idea fallì, perché per l’uscita negli Usa dovetti accettare una versione tagliata di un’ora».
Mezzo secolo dopo, anche in Usa celebrano «Novecento», presentato un mese fa al Lincoln Center. De Niro conferma e saluta la piazza con un «God bless Italy».
 È una piazza San Cosimato piena fino all’inverosimile quella che accoglie Robert De Niro, arrivato a Roma per presentare la versione restaurata di «Novecento» di Bernardo Bertolucci, a 50 anni dall’uscita, in dialogo con Antonio Monda e Valerio Carocci della Fondazione Piccolo America. Il suo film più epico («un monumento spudorato a tutte le contraddizioni del sistema», nelle parole del regista scomparso nel novembre 2018), presentato fuori concorso a Cannes del 1976 — uscito in sala il 3 settembre (Atto I) e il 23 dello stesso mese (Atto II). Da subito un cult, festeggiato quest’anno anche con una grande mostra a Parma, in programma fino al prossimo 26 luglio. E ai giovani in delirio per lui dice: “Fidatevi del vostro istinto, delle vostre sensazioni, e quando sentite che qualcosa non va bene, che e’ sbagliato, prendete una decisione e combattete. Lo stesso vale per le cose positive. E’ davvero importante in questo periodo”.

 

la famiglia bertolucci

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