Il Risiko bancario europeo innescato da UniCredit su Commerzbank
la Germania resiste
Le mire della banca italiana UniCredit sulla tedesca Commerzbank aprono questa nostra rassegna stampa settimanale dei media svizzeri sui fatti italiani. L’interesse di UniCredit sta scuotendo il panorama finanziario e politico europeo, la Radiotelevisione svizzera di lingua tedesca, analizza i retroscena di questo “accordo con forza esplosiva politica”. Sotto la guida dell’ambizioso Andrea Orcel, ex banchiere di UBS, l’istituto milanese ha visto una forte ripresa e punta ora a espandersi in Germania, il più grande mercato d’Europa. Come sottolinea SRF, Unicredit ha messo gli occhi sul solido business della clientela aziendale di Commerzbank, nota come la banca leader per le medie imprese tedesche.
La mossa ha una sua logica strategica. “UniCredit conosce benissimo il business con i clienti di medie dimensioni dal proprio mercato nazionale”, fa notare a SRF Florian Heider, direttore scientifico del Leibniz-Institut per la ricerca sui mercati finanziari. Inoltre, entrambe le banche hanno una forte presenza in Europa orientale, e l’istituto milanese aveva già acquisito vent’anni fa la tedesca HypoVereinsbank. Negli ultimi due anni, ricorda l’emittente, UniCredit ha gradualmente aumentato la sua quota in Commerzbank fino a sfiorare il 30%, approfittando delle difficoltà storiche dell’istituto tedesco, salvato in passato dallo Stato dopo l’acquisizione di Dresdner Bank.
Tuttavia, l’operazione incontra resistenze. “Il fatto che proprio una banca italiana voglia acquisire un istituto tedesco suscita poco entusiasmo nella politica tedesca”, osserva SRF. Il governo di Berlino si trova in un dilemma: da un lato deve spiegare i vantaggi economici dell’operazione, dall’altro difendere gli interessi nazionali. Ma in un’Europa frammentata, avverte l’economista italiano Marcello Messori intervistato da SRF, queste rivalità nazionali sono un lusso inaccettabile. “La più grande debolezza dell’UE risiede nella frammentazione dei suoi mercati nazionali, specialmente nel settore finanziario”, afferma Messori, spiegando che ciò ostacola i finanziamenti per investimenti innovativi.
Da anni Bruxelles cerca di superare questo “nazionalismo finanziario” con un’unione dei mercati dei capitali. Come conclude SRF riportando l’avvertimento di Messori: “Chi protegge principalmente interessi nazionali a breve termine, finisce per indebolire l’UE”. Di fronte a giganti come Stati Uniti e Cina, l’unica possibilità per l’Europa è unire le forze; altrimenti, il rischio è una “lenta perdita di rilevanza” sulla scena globale.