Jack Pannella. Per vivere preferivo la notte
Tra Parigi e San Benedetto il romanzo della vita di un padre renitente
di Cesare Protettì
Il desiderio di libertà assoluta che si scontra inevitabilmente con le conseguenze delle proprie azioni in una storia tra un padre e un figlio. Le Marche nel cuore e Parigi nella mente sullo sfondo dei “magnifici” anni settanta e il conflitto sempre attuale: quello tra il bisogno di essere liberi e la difficoltà di assumersi le proprie responsabilità. Jack Panella, il protagonista del libro di Cesare Protetti, Jack Panella. Per vivere preferivo la notte, edito da Transeuropa Lab, pone il lettore di fronte al tentativo di capire chi siamo attraverso le storie che ereditiamo e quelle che scegliamo di raccontare. Parigi nello scenario messo a punto da Protetti è molto più di un’ambientazione, è quasi un personaggio.
È la città in cui Jack può reinventarsi, lasciare il passato alle spalle e costruire una nuova identità. Nella Parigi degli anni Settanta, ancora attraversata dall’energia del ’68, tutto sembra possibile: la libertà, il rischio, persino l’illusione di poter vivere senza conseguenze.
Allo stesso tempo, però, è anche il luogo dove emergono le fragilità del protagonista. Parigi gli offre occasioni, ma non lo salva da sé stesso. È una città che amplifica tutto: sogni e contraddizioni. Nella capitale francese Jack ha fatto amicizie, buone e cattive, e ha vissuto la rivoluzione dell’Ultimo tango a Parigi e della scandalosa canzone Je t’aime, moi non plus di Serge Gainsbourg e Jane Birkin.
Un po’ romanzo, un po’ memoria, Jack Pannella, al secolo Giacomo Di Giuseppe è un affascinante ragazzo sanbenedettese, renitente alla leva e alle responsabilità, che diventa uomo e padre a Parigi. Partito da solo a bordo di una Bianchina rosa sgangherata, ritornerà a San Benedetto del Tronto con una Citroen CX fiammante. Ma niente di più. Abile nel gioco, ha pensato di poter costruire il suo successo ai tavoli da poker, ignorando la sua compagna, Patrizia, di Roma, e il suo bambino, Marco, che invece lo cerca, soffrendo senza dirlo e forse senza saperlo, per tutta la vita. Per Marco e per Patrizia, Jack è come la lucina del frigorifero: la vedi solo quando apri la porta. E quella porta, figlio e compagna, hanno potuto aprirla pochissime volte.
Dalle Marche, per il tramite di una redazione parigina guidata da un suo amico, gli arrivano le notizie dell’ANSA sul terremoto di Ancona, sull’incendio allo stadio Ballarin di San Benedetto, con le sue giovani vittime, e quelle sulla terribile vendetta delle Brigate Rosse sul fratello del “pentito” Patrizio Peci, Roberto, che non vedrà mai la sua bambina, uscita neonata dall’ospedale, nascosta in una valigia. Ritornato in Italia un giornalista dell’ANSA, presidente dell’Istituto di Studi sulla paternità, cercherà di aiutarlo, con i suoi scritti, a ritrovare la sua dimensione di padre e a fare i conti col tempo trascorso e con il prezzo della fuga. Si può essere un personaggio “in fuga” e nello stesso tempo “alla ricerca” forse anche di se stesso? E’ questa in sostanza l’ambiguità di Jack. E anche l’interrogativo che pone il libro.
Nelle pagine del romanzo non mancano accenni alla fotografia di Mario Giacomelli anche lui nato nelle Marche, a Senigallia, dove lo scorso anno è stato celebrato il centenario dalla nascita, e i riferimenti non potevano tacere i suoi “pretini”, tra le fotografie storicamente più rappresentative del maestro. E c’è anche un piccolo scoop su una poesia di Prevert, un po’ licenziosa. Non manca neppure pier Paolo Pasolini, con le tappe finali del suo viaggio/reportage dalle coste italiane sul nuovo turismo degli anni Settanta e una citazione calcistica: la sua ultima partita ufficiale – nella Nazionale Artisti, guidata da Ninetto Davoli, proprio allo stadio Ballarin – prima di essere assassinato a Ostia.

Una lettura avvincente, un romanzo di formazione adulta che attraversa due decenni di musica, rivolte e sogni infranti, inserito nella collana Transeuropa Lab della casa editrice fondata da Pier Vittorio Tondelli e ora diretta da Giulio Milani.
Protettì è giornalista professionista e saggista, per questo i riferimenti all’Ansa non sono casuali. Tuttavia per curiosità e per passione ha esplorato mestieri e vite diverse. Ha fatto l’avvocato, il vignaiolo, il docente all’Università, il ghostwriter e ha cantato in un coro polifonico.
Ha ideato una App storico-turistica ed è “coautore” del Quaderno Nero, storia vera di un internato militare, presentata al Salone del libro di Torino del 2005. Con Stefano Polli ha curato “Pezzi di Storia” (2021), una raccolta di scritti di giornalisti d’agenzia che quelle storie hanno vissuto e raccontato. Questo è il suo primo romanzo, in cui racconta gli anni Settanta ma anche i meravigliosi Ottanta: sono stati un periodo complesso e pieno di contraddizioni, che hanno sempre affascinato l’autore e che del resto ha vissuto, essendo quasi coetaneo di Jack. Non sono pertanto soltanto uno sfondo, ma una parte viva del racconto: un’epoca in cui convivevano libertà, tensioni sociali, violenza e grandi cambiamenti culturali.
Nel romanzo infatti Protettì cerca di restituire proprio questa atmosfera, intrecciando la vicenda personale con eventi e personaggi reali, senza però fare di questo un libro storico ma mantenendo la leggerezza di un romanzo in cui c’è musica, fotografia, ribellione, ricerca di libertà e arte, con alcuni dei personaggi più interessanti della cultura.
Ha alle spalle oltre 45 anni di attività di giornalista, di docente e operatore culturale.
Tra il 1976 e il 1980 è stato redattore delle riviste Test e Scienza Duemila, con specifiche competenze nel settore dello sviluppo tecnologico. Nel periodo della direzione del prof. Domenico De Masi ha svolto una serie di inchieste/reportage sulle università italiane.
Tra il 1981 e il 1984 ha collaborato al servizio scientifico dell’Ansa diretto prima da Giuseppe Cultrera e poi da Goffredo Silvestri;
Nel 1983 ha svolto un ampio reportage sulla ricerca scientifica in Israele per la rivista Imprenditorialità.
Tra il 1983 e il 1999 è stato collaboratore dell’Espresso, settimanale sul quale sono stati pubblicati diversi articoli di divulgazione scientifica e tecnologica.
Nel 1983 è stato chiamato a una stretta collaborazione con la rivista Media Duemila diretta da Giovanni Giovannini, per la quale ha scritto finora oltre 800 tra articoli, interviste, commenti. E’ membro del Comitato di direzione della rivista.
Dal giugno 1984 al gennaio 2001 ha lavorato all’Agenzia Ansa in diverse redazioni. Dall’agosto 1997 al gennaio 2001, nella nuova Redazione Multimedia, ha coordinato la redazione Internet. Ha contribuito a far nascere, nel 1998, il nuovo sito dell’Agenzia, poi evoluto in portale.
Dal 2001 al 2009 ha lavorato all’Agenzia Apcom (ex Apbiscom, poi TmNews ed ora Askanews), svolgendo, nel gruppo di vertice dell’agenzia, il ruolo di Redattore Capo Centrale.



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