EDITORIA/ ANCHE A PASQUA NON SOLO UOVA DI CIOCCOLATO REGALA UN LIBRO

ANCHE A PASQUA SI PUO’ REGALARE UN LIBRO NON SOLO UOVA DI CIOCCOLATO ROMANZI E SAGGISTICA E LIBRI DI FOTOGRAFIA CHE SONO UNA CURA PER GLI OCCHI E PORTANO ALLA MENTE LA MEMORIA E NON POCHE VOLTE RICORDANO LA STORIA RAPPRESENTANO UN AMICO CON CUI PASSARE QUALCHE ORA E SI POSSONO INCONTRARE OGNI VOLTA CHE LO SI DESIDERA… BASTA SFOGLIARLI…ECCO UN ITINERARIO FOTOGRAFICO CHE ATTRAVERSA MOLTEPLICI FORME DOCUMENTO STORYTELLING MEMORIA RACCONTO VISIVO L’ARTE CHE FA BENE AL CUORE FINO AL RAPPORTO CON L’ARCHITETTURA PER LEGGERNE L’EVOLUZIONE DEGLI SPAZI ANCHE NELLA PROGETTAZIONE DELLE CANTINE

 

 

20 Marzo-19 luglio 2026, Musei Capitolini – Terrazza Caffarelli, Ingresso Piazzale Caffarelli, 4 – Roma. Mostra VASARI E ROMA, Catalogo edito da Gangemi

 

I libri d’arte fanno bene alla vista, ma fanno bene anche al cuore. In concomitanza con la mostra a Roma esce anche il catalogo edito da Gangemi, dal titolo Vasari e Roma. Un omaggio a uno dei grandi protagonisti del Rinascimento, considerato il primo storico dell’arte moderna, attraverso il suo legame con la Città Eterna. La mostra “Vasari e Roma”, dal 20 marzo al 19 luglio ai Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli, racconta il legame profondo dell’artista aretino con la Capitale, luogo fondamentale per la sua formazione, tra ispirazione, conoscenze e inserimento negli ambienti più prestigiosi. Oltre 70 le opere, tra stampe, disegni, incisioni, lettere, sculture e dipinti, di cui 16 autografi. La mostra è divisa in quattro sezioni che ripercorrono, cronologicamente, i soggiorni di Vasari a Roma. La curatrice Alessandra Baroni: “Vasari è stato un artista umanista, quindi pittore, architetto, e qui lui ha scoperto questa sua vocazione. Roma per lui è stata a varie tappe: arriva nel 1932-38, poi ci ritorna nella prima metà degli anni ’40 e poi nel ’70, quando è ormai l’artista di corte di Cosimo I. Quindi tre tappe completamente diverse e un atteggiamento completamente diverso, ma un amore sconfinato per la città eterna”.

 

 

 

”Il legame con Roma è un legame profondo, che parte dalla formazione, dalla conoscenza delle antichità, dall’amore sconfinato per gli artisti rinascimentali, che lui ha copiato, ha disegnato, ha veramente studiato nel profondo. E poi è la tappa di alcuni incarichi importantissimi, pontifici, perché appunto lui ha lavorato per il Cardinal Farnese, per il Papa Farnese, per Giulio III dal Monte, per Bindo Altoviti, quindi importantissimi committenti” ha proseguito la curatrice.Un artista poliedrico, autore, tra l’altro de “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, considerato il primo trattato moderno di storia dell’arte. Tra le opere in mostra, la Resurrezione, realizzata con Raffaellino del Colle (dal Museo e Real Bosco di Capodimonte), la Resurrezione di Cristo (Pinacoteca Nazionale di Siena) e il Ritratto di gentiluomo (Musei di Strada Nuova – Palazzo Bianco di Genova), la Natività celebre come “Notte di Camaldoli” e l’Annunciazione, proveniente dall’Ungheria (Museo di Szeged), un tempo nella Cappella di S. Michele in Vaticano. “E poi ci sono tanti documenti che attestano del legame profondo anche con Michelangelo che è stato non solo un maestro da un punto di vista di un modello rinascimentale studiato in tutte le sue opere, ma è stato anche un vero e proprio legame di amicizia e di stima” ha concluso la curatrice.La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, organizzata con Associazione MetaMorfosi, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

20 Marzo-19 luglio 2026, Musei Capitolini – Terrazza Caffarelli, Ingresso Piazzale Caffarelli, 4 – Roma. Mostra VASARI E ROMA, Gangemi Editore

 

MOSTRA VASARI E ROMA

Dal 20 marzo al 19 luglio 2026 a Palazzo Caffarelli l’omaggio a Giorgio Vasari,
uno dei grandi protagonisti del Rinascimento, con un progetto espositivo dedicato al profondo e duraturo legame tra l’artista aretino e la città eterna.
La mostra ricostruisce il percorso culturale e artistico compiuto da Vasari nei suoi diversi soggiorni romani con l’intento di restituire
al pubblico dei Musei Capitolini la ricchezza e la complessità della sua figura poliedrica di pittore, architetto, scenografo e biografo.

 

 

 

OLIVETTI E I FOTOGRAFI DELLA MAGNUM

 

 

 

 

Nel 1958, a dieci anni dalla fondazione della Magnum, la mitica istituzione che rivendica per i fotografi un ruolo pienamente autoriale, inizia una fitta corrispondenza e un’intensa collaborazione con la società Olivetti. Sarà molto più del rapporto tra la famosa agenzia fotogiornalistica alla grande azienda di livello internazionale. Dai documenti originali, per la gran parte inediti, dell’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea, emerge la ricostruzione del dialogo tra due comunità, in cui arte, industria, progetto, grafica portano i valori di un progetto sociale e culturale nuovo. Una stagione di cui i fotografi di Magnum – come Henri Cartier-Bresson, Erich Hartmann, Sergio Larrain, Wayne Miller – sono forse i narratori di maggior peso.

 

 

 

 

 

ETTORE SOTTSASS MISE EN SCENE

 

 

 

Il volume apre un nuovo capitolo nella ricerca dedicata a Ettore Sottsass (1917–2007), presentando oltre mille fotografie in bianco e nero e a colori realizzate tra il 1976 e il 2007, scattate quasi sempre con la sua inseparabile Leica con obiettivo 21 mm, anni che segnano l’incontro con Barbara Radice e l’avvio di una vita condivisa, senza confini tra pubblico e privato. Le immagini raccontano un’esistenza nomade e intensa, da Milano all’India, dalla Tunisia all’Arizona, dall’Egitto alla Siria e al Qatar, passando per Gerusalemme, l’Iran, l’Algeria, il Messico, l’America, la Polinesia francese e la Nuova Guinea, fino alla Sicilia e a Filicudi, in un continuo attraversamento di paesaggi, interni, corpi e gesti quotidiani che trasformano la vita in una vera mise en scène. Il racconto visivo si intreccia con una costellazione di incontri e relazioni: i fotografi da Helmut Newton a Robert Mapplethorpe, insieme a Alfa Castaldi, Giovanni Gastel e Oliviero Toscani, i designer e gli architetti da Andrea Branzi a Michele De Lucchi, da Vittorio Gregotti a Carlo Scarpa, da Shiro Kuramata a Alessandro Mendini e Achille Castiglioni, fino ai collezionisti e protagonisti del sistema dell’arte e della musica come Jean Pigozzi, Max Palevsky, Carla Sozzani, Anish Kapoor e Mick Jagger. Le immagini mostrano una passione tradotta in rituale quotidiano, anticipando l’esposizione mediatica dei social della nostra epoca e restituendo un mondo osservato senza filtri.

 

 

JACQUELINE VODOZ LA FOTOGRAFIA PARLATA A CURA DI MANUELA CIMINO

 

Jacqueline Vodoz. La fotografia parlata

È curato da un’artista, Manuela Cirino, il bel volume dedicato a Jacqueline Vodoz. La fotografia parlata (Electa Photo), un personaggio assai particolare con cui l’autrice ha collaborato. Vodoz, nata nel 1921, ha approfondito la sua conoscenza fotografica in Svizzera e ha preso a dedicarsi alla fotografia all’inizio degli Anni Cinquanta. Nascono così foto di grande impatto che raccontano in particolare Milano di quegli anni, una città in grande crescita, interessata alla politica, impegnata nel lavoro, nell’arte nella cultura. Dalla fotografia Vodoz arriva al mondo del design con il marito Bruno Danese, ma questo non significato per lei l’abbandono della sua prima attività. Il libro è il frutto di anni di studio e di riordino dell’Archivio Vodoz Danese da parte di Cirino, che è riuscita a coinvolgerci totalmente in quel mondo che non si può non guardare con un senso di nostalgia.

Il volume edito nella collana di monografie Electaphoto presenta, per la prima volta in modo unitario, un corpo molto vasto di circa duecentottanta fotografie in bianco e nero e a colori scattate da Jacqueline Vodoz dai primi anni cinquanta sino agli anni ottanta. Le immagini riguardano l’attività di fotoreporter che svolse dal 1953 al 1958, la partecipazione al gruppo di “Rivolta Femminile” negli anni settanta e le fotografie scattate durante l’intero periodo di attività della Danese (editore di design).
Due le sezioni in cui si organizza il volume: la prima intitolata “Le persone” racconta la Milano degli anni cinquanta nei vari aspetti della vita artistica, culturale, sociale e politica. La seconda sezione, denominata “Gli oggetti”, testimonia il suo personalissimo sguardo sul mondo delle cose, con immagini degli oggetti prodotti da Danese, alcune delle quali divenute icone indimenticabili nella storia del design.

 

FABIO MANTOVANI SOTTO GLI OCCHI DI NESSUNO

 

 

Sotto gli occhi di nessuno

Quello proposto da Fabio Mantovani nel suo Sotto gli occhi di nessuno (Quodlibet) è un percorso all’interno della storia del nostro complesso paese tra gli Anni Settanta e gli Anni Novanta. Quella del fotografo bolognese è una ricerca di matrice autoriale che si muove in una dimensione di matrice sociale, politica. Qui ci sono le immagini dei resti delle tragedie italiche: dall’Italicus che saltò con una bomba nel 1974 a San Benedetto Val di Sambro, alla 130 sul quale viaggiava Aldo Moro il fatidico 16 marzo 1978 e ancora l’aereo abbattuto a Ustica e l’auto sulla quale viaggiavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Tutte le carcasse sono riprese con una luce teatrale, quasi stessero per prendere la parola. Il volume, accompagnato da un testo di Arianna Rinaldo riesce a farci vivere quei terribili momenti di cui ben poco abbiamo chiaro. La copertina, nera, sembra quella di un libro luttuoso. Nessun corpo è presente nelle foto, a parte in quella di copertina. E l’assenza riesce perfettamente a trasmetterci il senso di morte che ognuna di queste immagini porta con sé.

 

 

CLAIRE BISHOP ATTENZIONE DISORDINATA

 

Attenzione disordinata

Ogni libro della storica dell’arte inglese Claire Bishop, che ormai da quasi venti anni insegna presso il recente volume pubblicato da Johan& Levi dal titolo Attenzione disordinata, analizza le modalità con cui ci poniamo di fronte all’arte, muniti dei nostri inseparabili strumenti, in particolare lo smartphone. In ogni sala di museo, qualcuno fotografa, registra, raccoglie tracce come un investigatore. Lo spettatore è attento fino allo spasimo e distratto dalle mille pratiche messe in atto. Negli anni tutto è mutato, la nostra è un’attenzione disordinata che tenta di concentrarsi nello stesso tempo su più fenomeni, su situazioni diverse. La volontà è quella di comprendere ogni singolo dettaglio, di memorizzare tutto, non rendendoci conto che forse la nostra attenzione è più che mai discontinua.

 

 

 

 

 

NUOVE CANTINE IN EUROPA TERRITORI E ARCHITETTURE

 

 

 

Le cantine non sono ormai soltanto luoghi di degustazioni e mete di enoturismo. Le loro architetture rappresentano sempre piu’ luoghi magici che ben si integrano nel terroir in cui crescono le viti. Ecco allora un libro originale che mostra in rassegna percorsi architettonici innovativi. Il volume prende in rassegna dieci cantine vitivinicole realizzate di recente da dieci diversi studi di architettura, scelte secondo criteri critici, compositivi e geografici. Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Portogallo, sono le nazioni protagoniste di queste pagine: accolgono un fenomeno globale che si perpetua da ormai decine di anni, quello delle cantine disegnate da firme dell’architettura. Attraverso l’alta qualità delle immagini selezionate si percepisce che l’architettura assume un ruolo narrativo e simbolico sempre più strategico. Emerge con chiarezza la crescente attenzione per il rapporto che le cantine instaurano con il territorio, raramente imponendo la loro presenza, bensì entrando in relazione con l’intorno e contribuendo a rafforzare l’identità dei luoghi e l’unicità del vino che all’interno viene prodotto, indissolubilmente legato al terroir da cui proviene. Un’architettura capace di interpretare i processi del vino, il paesaggio agricolo, la stratificazione culturale dei luoghi e le nuove esigenze di rappresentazione e accoglienza. Il volume accompagna la mostra omonima allestita dal 4 ottobre al 16 novembre 2025 a Villa dei Cedri, a Valdobbiadene, sede dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline UNESCO del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, in provincia di Treviso.

 

 

MARIO AVAGLIANO MARCO PALMIERI VOTO ALLE DONNE

 

 

Ci voleva un libro che potesse celebrare il momento storico piu’ importante per la nostra repubblica e lo hanno messo a punto due storici molto avvezzi a raccontare gli episodi che hanno tracciato il percorso che ci ha portato sin qui. A ottant’anni da un momento di svolta, Mario Avagliano e Marco Palmieri ci accompagnano attraverso un lungo viaggio, che viene ripercorso per mezzo di diari, lettere, memorie e altri documenti, dall’Unità d’Italia senza madri fino alle madri costituenti del 1946.

Il primo voto delle donne italiane avvenne il 2 giugno 1946, dopo la guerra e il fascismo. Ma la battaglia per i diritti e l’emancipazione femminile in Italia ha alle spalle una storia lunga e avvincente, dalle appassionate patriote del Risorgimento alle battagliere femministe di fine Ottocento che rompono gli atavici vincoli della cultura patriarcale del tempo, dalla mobilitazione nella prima e nella seconda guerra mondiale alla Resistenza e al referendum tra monarchia e repubblica.

Mario Avagliano, giornalista e storico, collabora alle pagine culturali del «Messaggero» e del «Mattino»; tra i suoi libri: Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945 (Einaudi, 2006), Il partigiano Montezemolo (Baldini+Castoldi, 2012), 1948. Gli italiani nell’anno della svolta (con Marco Palmieri, Il Mulino 2018).

Marco Palmieri, giornalista e storico, è autore di L’ora solenne. Gli italiani e la guerra d’Etiopia (Baldini & Castoldi, 2015). Insieme hanno pubblicato Gli internati militari italiani (2009), Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia (2010), Voci dal lager (2012), tutti editi da Einaudi, oltre a Di pura razza italiana. L’Italia “ariana” di fronte alle leggi razziali (Baldini & Castoldi, 2013) e, per il Mulino, Vincere e vinceremo! Gli italiani al fronte (2014), L’Italia di Salò (2017) e 1948. Gli italiani nell’anno della svolta (con Mario Avagliano, 2018).

 

 

AMBRA PICCIN ARCHITETTURE ALPINE A CORTINA

 

 

 

Il racconto dell’evoluzione dell’architettura e del design alpino attraverso un confronto tra passato e presente. Questo volume offre uno spaccato sull’avanzamento delle tecnologie costruttive, con un’attenzione particolare per l’ambiente e la sostenibilità, certificando l’importanza di un design che rispetta la tradizione pur rinnovandosi. Un’opera che suggerisce nuove vie per l’architettura alpina.

 

GABRIELE BASILICO FOTOGRAFA ALDO ROSSI – GABRIELE BASILICO

 

 

 

Gabriele Basilico ha seguito il lavoro di Aldo Rossi per quasi vent’anni, accompagnandone l’ascesa a figura di riferimento dell’architettura internazionale (premio Pritzker 1990). Le sue fotografie raccontano un’affinità professionale profonda: i due avevano infatti in comune l’origine milanese, la laurea al Politecnico, l’interesse ai temi sociali e alle trasformazioni delle città, e ancora di più, lo sguardo morale con cui agivano nel mondo. Cresciuti in una Milano in cui stava morendo la civiltà industriale, hanno trovato in quella temperie la possibilità di creare un linguaggio nuovo ma che non dimentica la tradizione. Il volume raccoglie per la prima volta le fotografie di Basilico alle architetture di Rossi ed è arricchito dai contributi di Chiara Spangaro e Pier Paolo Tamburelli, dalle schede dei progetti redatte da Rossi, nonché dagli scritti che reciprocamente si sono dedicati.

 

 

Gabriele Basilico, nato a Milano nel 1944, era architetto e fotografo.
Tra il 1978 e il 1980 realizza il suo primo progetto: Milano, ritratti di fabbriche. Negli anni Novanta riprende la ricerca sul territorio e sulle trasformazioni del paesaggio.
Maestro nel ritrarre gli spazi urbani e nel dare forma e volto alle visioni architettoniche contemporanee, vince numerosi premi, tra i quali, nel 2000 il premio dell’Istituto Nazionale di Urbanistica.
Le sue opere fanno parte di molte collezioni pubbliche e private. Tra le sue mostre ricordiamo la retrospettiva che, nel 2006, la MEP di Parigi gli ha dedicato.
Ha pubblicato decine di libri fotografici. L’ultimo inordine di tempo Leggere le fotografie. In dodici lezioni (Rizzoli 2012).

Tra i primi a dare la notizia della scomparsa l’amico Stefano Boeri, che su Facebook scrive:
«La morte di Gabriele Basilico ci priva di un protagonista assoluto della storia della cultura visiva internazionale. I suoi occhi di fotografo sono divenuti col tempo gli occhi di tutti noi, davanti alla complessità infinita dei fenomeni urbani. Occhi che hanno incorniciato, registrato e documentato centinaia di spazi urbani e città del mondo, riuscendo trasmettere la loro sensualità, a decifrare le contrapposizioni più stridenti e a dare dignità anche ai luoghi più derelitti. Come ha più volte ammesso, quello sguardo preciso e appassionato Gabriele Basilico lo aveva nel tempo costruito osservando e fotografando Milano: i muri delle fabbriche, le facciate vibranti dei palazzi borghesi ma anche i visi, le feste, i segni lasciati nelle strade dalla vita quotidiana. Milano, le sue proporzioni, sono state la matrice di ogni scatto, di ogni scoperta, di ogni fotografia di Gabriele Basilico. Anche per questo Milano oggi non perde solo un osservatore appassionato e un testimone nel mondo; perde un pezzo di sé stessa. Per la cultura, l’arte, la fotografia – anche per me, che a Gabriele devo moltissimo – è un momento di grande tristezza».

Le parole di Amos Gitai su Basilico:
“Ho sempre avuto interesse per il paesaggio, non solo per quello inteso in senso bucolico, ma anche per quello urbano. Gabriele Basilico, mio grande amico, è un fotografo straordinario che lavora sul paesaggio industriale e urbano. Il suo lavoro è unico perché sa mostrarci le masse delle grandi città con particolare intensità, dandone una rappresentazione universale: Beirut non è così lontana da Tel Aviv, da San Paolo, da Milano e questo tessuto è un linguaggio visivo comune.”

 

 

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