80 opere per capire la street art e il fenomeno Banksy: la mostra in Veneto

Palazzo Sarcinelli presenta la mostra “Banksy e la Street Art” che, con oltre 80 opere del misterioso autore e di altri noti colleghi, analizza il movimento che ha fatto dell’immagine un mezzo di denuncia e critica sociale prendendo posizione contro ogni forma di repressione

Quando viene annunciata una mostra su Banksy non è esagerato sostenere che ci si trova di fronte a un fenomeno contraddittorio/paradossale: da un lato l’interesse, se non l’entusiasmo del grande pubblico. Dall’altro la diffidenza, se non l’astio di alcuni addetti ai lavori. Jason Farago sul New York Times è arrivato a definirlo un buffone noioso e culturalmente irrilevante. Se, quindi, c’è chi lo considera un grande artista; contemporaneamente non manca chi lo ritiene l’ennesimo sottoprodotto del populismo estetico, denunciando il diffondersi di mostre a macchia d’olio sull’artista e writer britannico, considerato comunque uno dei maggiori esponenti della street art dallo stile consolidato che include diverse serigrafie, tra cui le stranote, Flower thrower (Lanciatore di fiori) e Girl with balloon (Bambina con palloncino); considerate dai critici come strumenti per attirare facilmente l’attenzione. Eventi spesso tacciati di essere privi di contraddittorio per la mancanza di opere di altri artisti, accusa che non si può certo muovere alla mostra in corso a Palazzo Sarcinelli di Conegliano, a cura di Daniele Buso e organizzata da Artika in collaborazione con Deodato Gallery e Comune di Conegliano. Esposizione che, con un nutrito corpus di oltre 80 opere, di cui una quarantina ascrivibili al misterioso autore e le altre ad alcuni dei nomi più significativi della street art, da Keith Haring a Mr Bainwash, analizza in diverse sezioni questo movimento che ha fatto dell’arte un mezzo di critica sociale.

Il percorso espositivo si apre con Forgives us our trespassing, (Perdona i nostri peccati) vernice spray su compensato del 2012 di Banksy. In origine l’opera è stata dipinta per un muro della Mission Grotto Church a Salt Lake City. Rappresenta un giovane writer inginocchiato, mani giunte con una bomboletta spray tra le dita. I suoi occhi sono nascosti da una striscia rettangolare. Per proteggersi o forse a suggerire una sorta di censura. Quale l’interpretazione possibile? Ce la facciamo a perdonare chi per esprimersi si serve di un muro invece di un microfono?
Fra le serigrafie più note esposte Napalm del 2004. Il tempo non scalfisce la sua tragica attualità. Al centro il celebre ritratto della bambina che corre nuda. Dopo essere stata investita dal napalm durante la guerra in Vietnam. In preda al terrore. Affiancata, come a voler rassicurare, Topolino e Ronald McDonald. Un contrasto sconvolgente: tra la sofferenza indicibile di una vittima e le icone conosciutissime dell’intrattenimento e del consumismo americano.
Accanto ai lavori dell’artista britannico, lo si accennava in apertura, ci sono creazioni di altri protagonisti della scena internazionale. Fiorucci Wall di Keith Haring. Uno dei pannelli delle pareti interne dipinte tra il 1983e il1984 nel negozio Fiorucci in Galleria Passarella a Milano. L’opera è una testimonianza cardine che intreccia arte dei graffiti, moda d’avanguardia e cultura pop. Rilevante l’uso della vernice fluorescente che illumina l’opera anche al buio.
Di Mr Brainwash, che coniuga graffiti e Pop art, pseudonimo di Thierry Guetta, è stata selezionata la tecnica mista su, With all my love, del 2019, con un bambino che guarda con attenzione un cuore dipinto di rosso.
Shepard Fairey (Obey) è uno degli street artist più stimati della scena contemporanea. Ha iniziato la sua carriera come graphic designer prima di avvicinarsi alla Street Art. Una delle sue opere più famose è Hope, il poster creato per sostenere la campagna elettorale di Barack Obama del 2008.