PHOTO/ EDUARD WESTON A TORINO LA MOSTRA LA MATERIA DELLE FORME SUL GRANDE MAESTRO DELLA FOTOGRAFIA

Edward Weston a Torino, Saul Leiter a Bologna, Horst P. Horst a Venezia e Agnès Varda a Roma. Quattro nuove mostre si aggiungeranno a breve a quella di recente inaugurazione a Bologna dedicata ad Anna Caterina Masotti, per arricchire un palinsesto espositivo dedicato alla grande fotografia del Novecento e a quella contemporanea quanto mai interessante.

 

Edward Weston, Nude, 1936, Gelatin silver print, Center for Creative Photography, The University of Arizona. Gift of the Estate of A. Richard Diebold, Jr © Center for Creative Photography, Arizona Board of Regents

 

Edward Weston (Highland Park, Illinois, 1886 – Carmel, California, 1958) è stato uno dei più influenti fotografi americani del XX secolo e figura centrale nel passaggio dalla fotografia pittorialista a quella moderna, pura e formalmente rigorosa. Dopo un’iniziale adesione allo stile pittorialista (movimento fotografico nato tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, che intendeva elevare la fotografia al rango di arte), caratterizzato da immagini morbide e atmosfere romantiche, Weston compì una svolta radicale negli anni ’20, abbracciando un’estetica basata sulla chiarezza formale, il dettaglio nitido e l’astrazione visiva degli oggetti quotidiani.

Al fotografo statunitense, che nel 1937 fu il primo fotografo a ricevere una borsa dalla prestigiosa Guggenheim Foundation, a partire dal 12 febbraio 2026, gli spazi di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia di Torino accolgono la mostra EDUARD WESTON LA MATERIA DELLE FORME, progetto espositivo organizzato da Fundación MAPFRE in collaborazione con CAMERA che, dopo le tappe di Madrid e Barcellona, approda per la prima volta in Italia.

La mostra propone una selezione di 171 fotografie, offrendo una lettura ampia e organica della sua produzione nell’arco di oltre quarant’anni, dal 1903 al 1948. Curato da Sérgio Mah, il percorso si configura come un’antologia che restituisce un punto di vista europeo sull’eredità di uno dei protagonisti della fotografia moderna nordamericana.

 

 

L’esposizione, che segue l’evoluzione del suo stile, mette in evidenza il ruolo di Weston nella definizione della fotografia come linguaggio autonomo, rigoroso e consapevole, anche attraverso l’esperienza del Group f/64. Egli infatti fu fondatore, insieme ad Ansel Adams, del Gruppo f/64 nel 1932, che promosse una “fotografia pura” (straight photography), che esaltasse le qualità intrinseche del mezzo fotografico, rifiutando ogni manipolazione pittorica o artificiale. Le sue nature morte (peperoni, conchiglie o torsioni di piante) sono celebri per l’intensità sensuale e la precisione formale con cui trasforma oggetti ordinari in composizioni quasi astratte. Ma Weston fu anche un grande ritrattista e paesaggista, capace di infondere una forza scultorea nei volti e nei paesaggi californiani che fotografava.

Grande spazio è dedicato al suo metodo di lavoro: l’uso della fotocamera a grande formato, il bianco e nero ad alta definizione, l’attenzione alla forma, alla luce e alla struttura dei soggetti. Radicata nel paesaggio e nella cultura statunitense, l’opera di Weston ha contribuito in modo decisivo all’affermazione della fotografia nella cultura visiva contemporanea, e questa mostra gli rende un doveroso tributo e lo porta all’attenzione del pubblico italiano.
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