TRAVEL/ L’INVERNO MAGICO DELLA SILA

 

 

La Calabria, nell’immaginario comune, evoca scenari estivi e mediterranei. Eppure i suoi parchi naturali del Pollino, la Sila, L’Aspromonte, le Serre Calabre, sono scenari che non hanno nulla da invidiare all’amore per le lunghe distese di sabbia dello Jonio, o degli strapiombi sul mare del Tirreno. Il volto della regione, nella sua veste invernale, che forse il grande pubblico conosce ancora poco, è non meno suggestivo.

La contrapposizione tra la vicinanza al mare e l’atmosfera di montagna autentica rende Il parco della Sila unico, con foreste sconfinate, gli alberi più antichi dell’Europa, come il pino loricato che d’inverno fanno da sfondo a conifere, distese di neve immacolata, laghi ghiacciati e musher, gli impavidi conducenti di slitte” creando un’ambientazione degna de Il richiamo della foresta di Jack London, pur trovandosi “a meno di un’ora da alcuni degli angoli di mare più belli d’Italia”.

 

 

Un paesaggio che nasce da un clima unico, con correnti fredde che impattano con i rilievi silani (vicini ai duemila metri di quota massima), che possono generare abbondanti nevicate sulle immense foreste dominate da “enormi esemplari di pino laricio (Pinus nigra calabrica), simbolo dell’area protetta, in grado di raggiungere anche i cinquanta metri di altezza”. Non per niente l’area è soprannominata il “Gran Bosco d’Italia“.

 

 

I laghi artificiali Cecita, vasto specchio d’acqua a oltre 1.100 metri di quota, e il lago Arvo ai piedi dei monti Melillo e Cardoneto, contribuiscono al fascino nordico, ghiacciando spesso in pieno inverno. Le temperature possono raggiungere molti gradi sotto lo zero, in particolare nella suggestiva “valle dell’Inferno” vicino a Lorica, il che ha valso all’area l’appellativo di “ghiacciaio del Sud Italia“.

C’è poi sempre nella Sila Grande il lago Ampollino.

 

 

 

 

 

 

Anche la flora e la fauna trovano spazio. E anche l’aria, fine e profumata, è un altro vanto del parco: “secondo diversi studi scientifici risulta essere, in alcuni punti, fra le più pulite d’Europa, con addirittura meno polveri sottili delle isole Svalbard, ai margini del Polo Nord e quasi del tutto disabitate”.

 

Oltre all’indiscutibile bellezza, la Sila offre esperienze sensoriali e dinamiche. L’altopiano è infatti un vero paradiso per gli sportivi, con diverse possibilità di cimentarsi in “discipline ed attività all’aperto anche molto particolari.

 

 

 

 

 

Se nevica, gli amanti dello sci alpino trovano a Lorica e Camigliatello Silano, nella Sila Piccola, oltre venti chilometri di piste di diversa difficoltà che si sviluppano intorno a Monte Botte Donato (la montagna più alta della Sila con i suoi 1.928 metri) e Monte Curcio. Per lo sci di fondo, il Centro Fondo Carlomagno, situato a 1.500 metri di quota vicino a San Giovanni in Fiore, è “il più a sud d’Europa per praticare questo sport”. Da qui parte anche la “Strada delle Vette“, 25 chilometri altamente panoramici che collegano Monte Botte Donato, Monte Curcio e il valico di Monte Scuro.

 

 

 

 

 

 

La Sila è anche l’unico posto a sud d’Italia per lo sleddog, grazie all’evento “Dogs on the Snow” che richiama campioni internazionali per sfidarsi su “tracciati dalla bellezza quasi primordiale”. Chi cerca un’esperienza più intima può optare per le ciaspole, lo sci alpinismo o la fat bike, il modo migliore per apprezzare “i vasti spazi, i silenzi” e, con guide locali, mettersi “alla ricerca delle impronte del lupo appenninico, il re della Sila”.

 

 

 

Il Treno della Sila, un viaggio nel tempo a vapore

 

 

 

L’esperienza più poetica e caratteristica, immortalata nelle fotografie della rivista, è il viaggio sul Treno della Sila. L’articolo descrive la locomotiva a vapore nera e rossa del 1925 che “sbuffa nell’aria gelida”. Il convoglio percorre una ferrovia a scartamento ridotto che è “la più alta d’Europa”, attraversando valli e viadotti vertiginosi partendo dalla stazione di San Nicola-Silvana Mansio, “la più alta d’Italia con i suoi 1.406 metri di quota” (pp. 8-9), offrendo ai turisti “un viaggio a ritroso nel tempo”.

 

 

 

 

 

 

Molti i luoghi ricchi di storia, come il villaggio di Silvana Mansio con le sue casine in legno per operai forestali, che testimoniano l’uso secolare della Sila come “miniera” di legname, utilizzato persino per le travi della basilica di San Marco a Venezia. Si giunge poi a San Giovanni in Fiore, sede dell’Abbazia Florense, un “mirabile esempio di architettura romanica” fondata nel 1189 da Gioacchino da Fiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra le “buone soste” consigliate ci sono l’Hyle Ristorante (una stella Michelin) dello chef Antonio Biafora, immerso nella natura a San Giovanni in Fiore. Per un’esperienza più rustica ma autentica, Il Brillo Parlante a Lorica propone “carni” e le tipiche “patate ‘mpacchiuse cucinate con le cipolle”. Per dormire, vengono suggeriti l’Hotel Park 108 sulle rive del lago Arvo o l’ospitalità ricavata nel vecchio casale baronale di Old Calabria-Torre Camigliati.

La Sila dà pienamente l’idea di essere una destinazione che stupisce sempre, anche nel suo “magico inverno”.

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