STRANO DESTINO QUELLO DI SERGIO CAMMARIERE. SCOMPARE DALLA SCENA PER ANNI E ORA ARRIVA SULL’ONDA CON LA SUA PIOGGIA CHE NON CADE MAI RIESUMANDO PENSIERI, RICORDI, MEMORIA. PERCHE’ CAMMARIERE E’ SENZ’ALTRO UNO DEI PIU’ BRAVI MUSICISTI SULLA SCENA AL MOMENTO, CON QUEL PICCOLO PROBLEMA FORSE, DI ESSERE CALABRESE…E’ UN’IDEA PERSONALE MA ERA SUCCESSO ANCHE A ALTRI GRANDI CANTANTI. I NOMI? MICA POCHI: MIA MARTINI, OLTRAGGIATA, RINO GAETANO, SCOPERTO DOPO LA SUA SCOMPARSA, MINO REITANO, CANTANTE BRAVISSIMO, RICORDIAMO LA SUA “ITALIA”, CHE POI A PENSARCI BENE, LA CALABRIA SI CHIAMAVA ITALIA… INSOMMA SI… SONO CERTA E MI DISPIACE CHE SE SERGIO CAMMARIERE NON FOSSE STATO CALABRESE AVREBBE CAVALCATO LE SCENE PIU’ DI ALTRI CANTANTI E MUSICISTI CHE VALGONO MOLTO MENO. NATURALMENTE E’ UN’OPINIONE PERSONALE, E IO DIFFICILMENTE ESPRIMO OPINIONI PERSONALI. MA IN QUESTO CASO LE DISPARITA’ SONO TROPPO EVIDENTI…AUGURI CAMMARIERE PER LA TUA CARRIERA E PER LA TUA VENA CREATIVA CHE VOLI SEMPRE PIU’ IN ALTO NELLA MUSICA DOVE METTI IL TUO CUORE, LA MEMORIA, LA POESIA…
Con La pioggia che non cade mai Sergio Cammariere torna a muoversi nel territorio che gli è più congeniale: quello in cui la canzone diventa forma di pensiero e il disco si sviluppa, brano dopo brano, come se fosse un romanzo. I tredici i brani che lo compongono si fondano su una scrittura musicale e poetica che, sfuggendo all’irrequietezza del presente, interroga l’ascoltatore su ciò che resta.
L’amore diventa asse portante, la distanza una condizione esistenziale, la memoria lo spazio vivo e non nostalgico in cui il tempo prende vita come fosse un personaggio. Cammariere ci accompagna attraverso le tredici canzoni del disco. Racconta il dialogo profondo con Roberto Kunstler, chiarisce il rapporto tra composizione e parola, tra improvvisazione e forma, tra voce, pianoforte e orchestrazione.
Dal minimalismo modale di La voce del cuore alle aperture ritmiche di Come una danza, dalle suggestioni letterarie e mediterranee fino alla riflessione ecologica della title track, il disco si rivela come un sistema coerente, lontano dalle logiche di genere e dalle mode, costruito su un linguaggio estremamente personale che tiene insieme jazz, canzone d’autore e immaginario cinematografico.
Quella di Cammeriere e’ una ricerca di un artista che continua a cercare nell’essenziale non una riduzione, ma una forma più alta di verità. Un dialogo che richiede tempo e ascolto, esattamente come il disco da cui nasce.
Sergio Cammariere e Giulio Base, ph Simonetta Ramogida
Tutto l’album, dice Cammariere, è un viaggio attraverso l’amore, non solo quello vissuto o sognato, ma un percorso che affronta anche i temi più delicati e gli aspetti più difficili della separazione e della lontananza. Temi del resto consueti e distintivi della scrittura e dell’indagine poetica di Roberto Kunstler. E infatti, nel processo creativo della canzone, la musica è nata prima e si è completata con il testo che le ha dato vita propria. Il punto focale è la fusione tra la realtà concreta e la dimensione interiore, è quest’ultima che plasma e dà significato alla percezione della realtà. Come accade spesso, anche questa canzone si presta a molteplici interpretazioni. Le nostre canzoni non hanno la pretesa di fornire risposte quanto la necessità di generare domande, spiega ancora Cammariere. Una partitura modale, con le note che sembrano volare piu’ in alto. Il mio intento, rvela, è quello di far sì che la voce arrivi ad esprimere la massima profondità emotiva, con delicatezza, amplificando l’emozione senza mai soffocarla.
Nell’arrangiamento del brano ho cercato di inserire pattern pianistici completamente improvvisati, creando successivamente una linea di contrappunto tra violoncello, contrabbasso e piano.È nata così una partitura sospesa, modale perché ciclica e non risolve mai. Inoltre l’atmosfera musicale da valore ai versi di Roberto tanto quanto le sue parole riescono a far volare più in alto le note delle mie composizioni musicali. La mia musica, sottolinea, attinge molto dal jazz, dalle influenze sudamericane, dalla classica e dalla scuola cantautoriale. Questa fusione di generi mi permette di creare un’idea personale di bellezza, lontana dalle mode e vicine all’autenticità.
Come una danza invita a lasciare spazio a una dimensione interiore per affrontare il mondo contemporaneo. Il ritmo più leggero permette di esplorare questi temi senza appesantire l’ascoltatore. E l’idea della memoria nella mia musica è fondamentale, direi che è l’anima stessa del mio lavoro. Più che un ritorno al passato è una sospensione del tempo.
La memoria non è solo un atto nostalgico, ma un processo vivo che richiede pazienza e sincerità.
In ultimo, il musicista spiega le principali fonti di ispirazione per questo album sono state la Musica, la letteratura e la pittura: in primis l’approfondimento nell’ ascolto dei miei grandi Maestri, poi ho usato il pianoforte come “barca” per navigare la musica, l’amore per il mare ha anche influenzato il mio mondo musicale, fatto di suoni, di melodia e mistero.
Il disco si chiude con Davanti all’infinito, un brano essenziale, quasi sospeso, che sembra lasciare un varco aperto. Dopo aver attraversato amore, distanza, rinascita. Tanti sono i motivi d’ispirazione e si vorrebbe riuscire a lasciare attraverso queste canzoni. Innanzitutto l’amore, l’amore per il prossimo, il sentimento della pace e la consapevolezza che esiste un’unità di tutte le cose.
Ho voluto chiudere l’album, conclude Cammariere, con un brano minimale come “Davanti all’infinito” che racchiude la quintessenza di tutti i miei lavori e della mia collaborazione con Kunstler.


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