PHOTO/ CARLA CERATI LA PAROLA E LO SGUARDO LA VITA NEI MANICOMI E NELLE CARCERI MA ANCHE IL JET SET MILANESE

Renato Guttuso “Si guardino queste foto, lentamente e a lungo: vedremo crescere queste immagini, rivelarsi sempre di più”.

 

 

Carla Cerati ha raccontato la società italiana del Novecento: dal jet set milanese al disagio nelle carceri italiane, dai ritratti dei volti noti della cultura ai reportage sugli Anni di Piombo. Ma oltre agli scatti c’è di più: è stata anche scrittrice. Tra le piu’ significative fotografe del Belpaese, Cerati ha fotografato i pazzi nei manicomi, ma anche le feste e i cocktail della Milano da bere, con immagini passate alla storia. nata a Bergamo nel 1926, arriva alla fotografia quasi per caso, ma l’arte l’ha sempre attratta, tanto che avrebbe voluto dedicarsi alla scultura e si iscrive all’Accademia di Brera. Tuttavia, a causa delle pressioni familiari abbandona gli studi a ventun anni per sposarsi e inizia a lavorare come sarta, prima a Legnano e in seguito a Milano, dove si trasferisce con il marito nel 1952. In quegli anni Cerati inizia a scattare le prime fotografie ai suoi figli e agli amici di famiglia, fino a che non viene in possesso di una Rollei professionale e da quel momento la sua vita cambiera’.

 

 

Nel 1960 riesce a fotografare le prove dello spettacolo Niente per amore di Franco Enriquez al Teatro Manzoni a Milano: il gradimento e la stima del regista la portano ad avviare una professione che esercita documentando le trasformazioni del capoluogo lombardo, dai giovani agli intellettuali, dagli attori come Valeria Moriconi ai poeti come Eugenio Montale. Volti che vengono pubblicati su L’Illustrazione ItalianaVie Nuove e L’Espresso. Carla ama anche i reportage, come quello che illustra il viaggio in macchina da Milano alla Sicilia nel 1965 con la cartella fotografica Nove Paesaggi Italiani, presentata da Renato Guttuso, che scrive: “Si guardino queste foto, lentamente e a lungo: vedremo crescere queste immagini, rivelarsi sempre di più”.

Nel 1969 la casa editrice Einaudi pubblica il fototesto Morire di classe. La condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin a cura di Franco Basaglia e Franca Basaglia Ongaro, dove appaiono fotografie realizzate negli ospedali psichiatrici italiani di Gorizia, Firenze, Parma e Ferrara. Grazie a questo progetto, che avrà un ruolo importante per l’approvazione della legge 13 maggio 1978 n. 180 (detta anche Legge Basaglia) a favore della chiusura dei manicomi, i due fotografi vinceranno il Premio Palazzi per il reportage. Nel 1998 il volume verrà ripubblicato con il titolo Per non dimenticare 1968. La realtà manicomiale di «Morire di classe».

Nel 1974 pubblica, con l’editore Pizzi, il piccolo fotolibro Mondo Cocktail, con una nota introduttiva di Maria Livia Serini: un catalogo di 61 fotografie che mostrano la realtà borghese dei cocktail party milanesi. Nel 1978, invece, esce per Mazzotta il fotolibro Forma di donna, con 34 fotografie di nudo femminile frutto di una lunga ricerca avviata negli anni precedenti.

Come scrittrice, esordisce nel 1973 con il romanzo Un amore fraterno. Nel 1975 pubblica il romanzo Un matrimonio perfetto, finalista al Premio Campiello. Nel 1977 scrive La condizione sentimentale con cui vince il “Premio Radio Montecarlo”. Nel 1990 pubblica La cattiva figlia e ottiene il Premio Comisso. Nel 1992 con La perdita di Diego giunge finalista al Premio Strega mentre nel 1996 con L’amica della modellista vince il Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo nella sezione narrativa. Nel 2004 pubblica il romanzo d’ispirazione autobiografica L’Intruso.

Cerati ritrae i grandi protagonisti dello spettacolo dell’epoca, da Giorgio Strehler a Eduardo de Filippo, da Carmelo Bene a Monica Vitti. Viene folgorata dal Living Theatre e dal 1967 comincia a seguire le loro performance in tutta Italia e anche all’estero. Frequenta la Libreria Einaudi a Milano, dove il suo obiettivo restituisce i volti e i gesti di Gillo Dorfles, Umberto Eco, Salvatore Quasimodo, Lamberto Vitali, Elio Vittorini. Per L’Espresso riprende Pierpaolo Pasolini alla Buchmesse di Francoforte nel 1974, Laura Betti al Festival del cinema di Venezia nel 1968, Andy Warhol alla Galleria Apollinaire di Milano nel 1974.

Secondo Primo Levi, “Morire di classe” rappresenta”Un documento ormai storico nel reportage sugli ospedali psichiatrici.
“Morire di classe” documentava la situazione manicomiale degli internati di alcuni ospedali psichiatrici dove due grandi fotografi, Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, coinvolti nell’impresa avevano avuto il permesso di entrare e fotografare. Prima di allora non era possibile farlo, per non ledere – si diceva – la dignità dei malati. Sono immagini dure di donne e di uomini prigionieri, incarcerati, legati, puniti, umiliati «ridotti a sofferenza e bisogno» (Primo Levi).

 

Sul Corriere della Sera del 27 settembre 2005, Arturo Carlo Quintavalle] scriverà a commento del libro: “E si vedano le foto di Carla Cerati che riprende un’immagine divenuta emblematica: l’uomo, mani sulla testa rasata, accovacciato contro un muro (1968); sono queste foto, e quelle di Luciano d’Alessandro (1965-68), insieme all’impegno di Basaglia, della moglie Ungaro e di molti altri con loro, che faranno chiudere i manicomi, luoghi di terribile segregazione fino ad allora ignorati“.

Carla Cerati, La fotomodella Isa Stoppi. Milano 1968, Terrazza Martini
Carla Cerati, La fotomodella Isa Stoppi. Milano 1968, Terrazza Martini

Negli anni successivi Cerati si dedica da una parte a raccontare, con un filo di ironia, il mondo della cafè society milanese con Mondo Cocktail (1974), e dall’altra riprende gli episodi più drammatici degli Anni di Piombo, dal Processo Luigi Calabresi – Lotta Continua ai funerali di Giangiacomo Feltrinelli. Nel 1973 abbina alla fotografia la scrittura e pubblica il suo primo romanzo Un amore fraterno, seguito da Un matrimonio perfetto (1975), La condizione sentimentale (1977), La cattiva figlia (1990) e La perdita di Diego (1992), finalista al Premio Strega.

 

 

Carla Cerati, da "Morire di classe"
Carla Cerati, da “Morire di classe”

 

 

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