TRAVEL/ VALE UN VIAGGIO ANCHE FUORI STAGIONE IL GUSTO DELLA PASTA DELLA CALABRIA STRONCATURA FILEJA LAGANE COVATELLI IL RISO DI SIBARI E UN CALICE DI ROSSO LIBRANDI MEGONIO IGT CALABRIA

Un viaggio in Calabria fuori stagione può aiutare a scoprire i gusti antichi di una regione povera che ha saputo però nella tradizione culinaria realizzare piatti semplici ma molto gustosi e che oggi sono tornati di moda grazie alla fantasia di qualche chef che ha rimesso al centro i piatti tipici calabresi, riportandoli in auge nei ristoranti delle mete turistiche più gettonate come Tropea o Soverato, tanto che adesso tipi di paste dimenticate come la Stroncatura si trovano persino nei supermercati. mentre i negozietti di paese spesso vendono anche i paccheri al bergamotto, di produzione tipica dell’area grecanica, vera eccellenza della cucina sulla costa reggina. La cultura cerealicola calabrese si è tradotta in paste interessanti, tra maccheroni arrotolati su fusti selvatici e linguine che una volta erano ‘illegali’, la cosiddetta Stroncatura, fatta dagli scarti della macinatura al mulino, fino alla produzione di riso. La Calabria vanta infatti le prime risaie del Belpaese e sono in molti tra gli chef a pensare che il riso di Sibari sia il migliore in assoluto… Ecco una breve rassegna di cosa si può gustare in Calabria ma solo per quanto riguarda i primi piatti. U viaggio nel gusto senza tralasciare il lascito delle culture arabesche, presenti a Civita ai piedi del Parco del Pollino…

Stroncatura

 

VINO IN ABBINAMENTO: LIBRANDI MEGONIO IGT – CALABRIA

 

 

 

La tradizione diffusa tra le varie provincie ha lasciato tipologie curiose e interessanti che ancora oggi si trovano sulle tavole imbandite.Tra gli esempi da rispolverare, tra spaghetti rustici arrivati dall’Albania, maccheroni arrotolati su fusti selvatici e anche ‘linguine’ che fino a qualche tempo fa erano illegali, troviamo i Calandreddi…

Calandreddi

 

Calandreddi
Calandreddi

 

Sono tipici soprattutto del reggino i Calandreddi, un tipo di pasta all’uovo che ricorda nel nome le calandrelle. Ovvero le antiche calzature di pastori e contadini in pelle di capra, con lacci di cuoio, che un po’ ricordano nella forma. Parliamo di una sfoglia all’uovo tirata fine e tagliata a quadrati, uniti alle estremità per diventare una specie di maccheroncino. Questo si può passare sulla cernijja, rovesciata, il cestino di vimini diffuso in Calabria, per ottenere una superficie rigata, adatta a trattenere sughi corposi. Si abbinando con ragù di maiale o di capra, completando il piatto con ricotta fresca o salata grattugiata.

 

 

Cernijjia

Chitarreja

 

 

 

Chitarreja

 

Si passa ad una tipologia lunga che può ricordare gli spaghetti alla chitarra abruzzesi, un pà ai tonnarelli La particolarità della chitarreja però è l’impasto di sola semola di grano duro e acqua, e che si prepara non con l’apposito utensile bensì si taglia a mano. Si avvicina così a una tagliatella sottile e un po’ irregolare, da abbinare a sugo di pomodoro fresco o ragù di carni miste, a lunga cottura. Perché no, anche all’ ‘nduja o all’aglio&olio. Un piatto rustico e ancora molto amato.

Fileja

 

Fileja
Fileja o Scilatelle, o Scilate

 

I fileja (o filej) nascono nel territorio di Vibo Valentia, ma sono diffusi anche tra Reggio Calabria e Catanzaro. Un impasto semplice di semola e acqua lavorato a mano attorcigliandolo intorno a una bacchetta detta virgula, ottenuta dal fusto di una pianta selvatica, oppure attorno ad un ferretto simile a quelli da calza aperti all’estremità.

 

 

Scilatelle

 

Si ricava così una robusta pasta arrotolata su se stessa, della lunghezza di una dozzina di centimetri, che si presta a condimenti succulenti. Come, di nuovo, il ragù ci capra o maiale, il pecorino del Monte Poro, o la ‘nduja di Spilinga. In alcune zone sono noti come maccarruna i casa o strangugghi. molto buoni anche con un condimento di cozze, oppure con un misto mare e anche con le melanzane e i funghi.

Lagane

 

 

 

 

Lagane con i ceci

 

Anche in altre regioni del Sud come Campania e Basilicata si preparano le lagane, un formato antichissimo che potrebbe essere progenitore di molti altri. Una sfoglia di farina e semola rimacinata impastate con acqua va stesa sottile e tagliata a striscioline di circa tre per sette centimetri. Una volta lessata brevemente, in Calabria si unisce ai ceci insaporiti nel guanciale, con tanto di aglio, olio evo, pomodoro e peperoncino. Cugine dei Maltagliati, delle cosiddette Fregnacce, una pasta gustosa ideale per minestre e zuppe. Si possono facilmente sostituire con le pappardelle, delle fettuccine piu’ alte e in genere piu’ spesse.

 

 

 Ferrazzuoli

 

I Ferrazzuoli sono una pasta semplice ma molto gustosa. Diffusa in Calabria in realtà era la pasta preferita di Anna Magnani in Costiera Amalfitana, luogo a lei caro come a Roberto Rossellini. Sceglievano spesso l’Hostaria Bacco, aperta 18 anni prima, nel 1930, da Raffaele Ferraioli, bisnonno della generazione più giovane – la quarta – impegnata ora tra sala e cucina. È un posto semplice, come tutto allora da queste parti. Ama, la Magnani, un piatto su tutti: i ferrazzuoli, classico formato di pasta fatto al ferretto che Letizia, moglie del Ferraioli, prepara ogni giorno e poi condisce con pesce spada fresco e rucola (oggi, i Ferrazzuoli alla Nannarella prevedono pancetta di pesce spada affumicato, pinoli, uva passa, rucola e pomodorini). Ama fin troppo questo piatto: tanto da pentirsene spesso, appena ordinato, e da inseguire così per il ristorante il patron che ha appena preso la comanda, urlando la perenne raccomandazione “Raffaé, a me solo mezza porzione!”. Davanti a una porzione (o mezza?) di ferrazzuoli si consuma anche la gelosia dell’attrice, che vive una storia d’amore tormentata con Rossellini.

 

 

 

I FERRAZZUOLI ALLA NANNARELLA SONO IL PIATTO DELLE STAR DEL CINEMA NEGLI ANNI ’40

ed ecco la Ricetta:

Una pietanza semplice che esalta i prodotti del posto; in particolare i “ferrazzuoli” sono un tipo di pasta chiamato così perché fatta “al ferretto”. Infatti, i Ferrazzuoli si fanno avvolgendo in senso opposto e su due ferri paralleli ciascuna striscia di pasta fatta a mano. Si trovano anche al supermercato. La ricetta dei ferrazzuoli alla Nannarella è davvero facile e veloce, ecco la versione originale furitana, tutta per voi.

INGREDIENTI:

350 grammi di Ferrazzuoli (pasta al ferretto), 200 grammi di polpa di pomodorini, 2 spicchi d’aglio e 300 grammi di pesce spada affumicato, 30 grammi di pinoli, 30 grammi di uva passa, un mazzettto di rucola, olio extravergine d’oliva, peperoncino.

PREPARAZIONE:

Prendere una padella capiente o direttamente un saltapasta, mettere l’olio extravergine d’oliva insieme ai due spicchi di aglio.

Aggiungete anche un pò di peperoncino, e soffriggere l’aglio.

Appena dorato, togliere l’aglio e unire la polpa dei pomodorini con i pinoli, l’uvetta passa e il pesce spada già tagliato a dadini.

Cuocete il tutto a fuoco vivo. Nel frattempo, a parte, cominciare a cuocere i Ferrazzuoli.

Una volta scolati versare la pasta nella padella con la rucola e aggiungerlo alla pasta fare saltare il tutto sul fuoco per qualche minuto. Et Voilà.. Impiattare e servite i Ferrazzuoli alla Nannarella decorando il piatto con alcune foglie di rucola.

 

Maccheroni al ferretto

 

 

Maccheroni al ferretto

 

I classici maccheroni lavorati al ferretto qui si chiamano anche ‘Mparrettati, Scilatelle o Ferrazzuoli, con questi ultimi che rimangono più sottili. Si preparano maggiormente intorno a Catanzaro, una volta arrotolando la pasta fresca di semola intorno a un ferro da calza o da ombrello e ottenendo una forma a spirale. Il consiglio è la salsiccia piccante oppure le braciolette. Nulla vieta di servirli con ragù bianchi oppure un semplice sugo di pomodoro. e basilico I Ferrazzuoli è una ricetta cara ad Anna Magnani, tanto è vero che a Furore in Campania, li chiamano Ferruzuuoli alla Nannarella.

 

Raschiatelli o Covatelli

 

 

 

Raschiatelli o Covatelli

 

Detti Raschiateddi, o Covatelli si tratta di un formato corto che prende il nome dal gesto di trascinare l’impasto sul tagliere, come per gli gnocchi. La pasta di semola e acqua (serve bollente!) si forma in piccoli gnocchetti tagliati al coltello che poi, una volta lavorati a mano con due dita, prendono una forma irregolare e incavata. È la pasta di tutti i giorni ma anche di quelli di festa, e si sposa con verdure come melanzane e peperoni ma anche intingoli più corposi.

 

 

 

Shtridhelat

 

Shtridhelat


 

La comunità arbëreshë originaria dell’Albania è giunta tra Quattrocento e Settecento anche nelle regioni del nostro Sud, per sfuggire alle invasioni degli Ottomani. Restano in diversi paesi piccole nicchie linguistiche e anche gastronomiche, dalle quali proviene questo formato lungo che ricorda gli spaghetti. A Civita, nelle vicinanze del Pollino, in provincia di Cosenza c’è un’ampia comunità arbaresche, dove le case paiono parlare, hanno occhi, naso e riccioli come le donne. Conosciuti come shëtridhlat, prendono il nome dalle stringhe delle scarpe e si preparano con farina di grano duro e tenero in parti uguali. Si tirano a mano e poi si condiscono con sughi di carne oppure si uniscono con i fagioli.

 

Stroncatura

 

 

 

 

Stroncatura

 

La Stroncatura — o meglio, la Struncatura — ha alle spalle una storia avventurosa. In origine una pasta lunga simile alle linguine, ottenuta dagli avanzi delle semole dei pastifici e originaria di Atrani, in Costiera Amalfitana. Nei primi del Novecento un commerciante di Gioia Tauro ha preso a importarla, diffondendola nella provincia di Reggio Calabria. Mentre un tempo era un prodotto di bassa qualità a volte destinato all’alimentazione animale (fino a pochi decenni fa non regolamentato e quindi non vendibile), oggi è una specialità richiesta e apprezzata e diffusa nei migliori ristoranti nella costa di Vibo Valentia tra Tropea e Pizzo Calabro. Si fa con semola di grano duro e acqua, e poi, in ricordo di quando servivano ingredienti forti per mascherarne il gusto ‘imperfetto’, si serve con sarde, acciughe, pane tostato e peperoncino. Buone anche con un semplice sugo con i pomodorini e qualche foglio di basilico, ma il peperoncino non deve mancare.

 

 

 

Riso di Sibari

Le risaie di Sibari le più antiche d’Italia, molti chef preferiscono questo riso leggero e di primissima qualità che nasce nella piana dove da qualche anno si riunisono le migliori cantine internazionali per onorare Enotria, la terra del vino, la Calabria. Ed ecco una ricetta…

 

VINO IN ABBINAMENTO: FRANCIACORTA CA’ DEL BOSCO CUVEE PRESTIGE

 

 

Essenza di un sapere di oltre 30 anni, la Cuvée Prestige firmata Ca’ del Bosco è una bottiglia iconica, figlia di esperienze ed intuizioni che, anno dopo anno, permettono al degustatore di conoscere a fondo l’uva e il terroir che la genera. In principio Franciacorta Brut N.V, poi Cuvée Prestige, con un’identità ben definita, fino ad arrivare al 2017, in cui nacque il filone ‘Edizione’, per permettere di fissare nella memoria del degustatore le diverse sfumature di ogni interpretazione, ecco il Franciacorta cult di una delle aziende più importanti della denominazione. L’Edizione 47 nasce da un blend di Chardonnay, Pinot Nero e un piccolo saldo di Pinot Bianco, al quale vengono aggiunti vini della vendemmia 2022 e vini di riserva delle vendemmie 2021 e 2020.

Colore giallo dorato luminoso, dal perlage fine e abbondante, al naso mostra note di susina gialla e melone bianco, poi un accenno di tè verde e un tocco di fresche erbe di montagna, quasi ginepro. Assaggio serio, eppure vivace, mostra tutta la bellezza immutata di un’icona, raccontandosi fresco e appagante, equilibrato, moderatamente sapido e con lunga persistenza agrumata e minerale.

Ottimo come aperitivo, ha la capacità di reggere un pasto intero a base di pesce, ma anche con carni bianche delicate e salsate.

 

INGREDIENTI

 

 

320 gr di riso (se lo trovate quello di Sibari, il riso Flora va benissimo)

500 ml di Franciacorta

50 gr di burro

70 gr di parmigiano grattugiato

olio evo

pepe nero

sale fino

cipolla di Tropea

brodo vegetale

rosmarino

PREPARAZIONE

 

Tritare finemente la cipolla di Tropea e farlo rosolare in una casseruola con l’olio e metà del burro. Aggiungere il riso e tostarlo per un paio di minuti. Sfumare con 300 ml di Franciacorta e lasciarlo evaporare, mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungere il brodo già caldo un pò per volta. Completare la cottura aggiungendo il Franciacorta rimasto fino a farlo evaporare completamente. Mettere il burro rimasto e il parmigiano grattugiato, il pepe nero macinato e aggiustare il sale. Mescolare il tutto. Un rametto di rosmarino su ogni pietanza aggiunge un tocco … profumato. Et Voilà… Il nostro risotto è pronto.

 

 

 

FETTUCCINE AL BERGAMOTTO

 

Il bergamotto, si sa è un frutto molto usato per la produzione di profumi. Nelle aree reggine, questo frutto viene utilizzato anche per la preparazione di paste particolari come le Fettuccine al Bergamotto, e i Paccheri al Bergamotto, che adesso si trovano nei negozi anche fuori zona. Non sono molti i caseifici che la producono ma questa è senz’altro un’eccellenza della cucina calabrese. Di seguito una ricetta:

 

 

FETTUCCINE AL BERGAMOTTO PESTO AI PISTACCHI E POMODORINI

 

 

INGREDIENTI

 

320 gr di fettuccine al bergamotto

sale fino

peperoncino

300 gr di pomodorini Pachino

pesto al pistacchio

olio evo

300 gr di gamberetti

30 gr di granella di pistacchi

mezzo bicchiere di vino bianco secco

prezzemolo

 

 

PREPARAZIONE

 

Cuocere la pasta, salare e nel frattempo in una padella fare il sugo con i pomodorini Pachino (olio evo, peperoncino, sale fino). In un padellino, friggere con un po’ di olio evo i gamberetti, dopo averli liberati dal guscio. Solo pochi minuti, aggiungere il vino bianco, sfumare, e chiudere il fuoco. Quando le fettuccine saranno pronte, scolare e conservare un po’ di acqua di cottura. In un wok saltapasta mettere le fettuccine, aggiungere il condimento di pomodorini, il pesto di pistacchi, e i gamberetti. Amalgamare tutti gli ingredienti, se necessario aggiungere un po’ di acqua di cottura. Impiattare e su ogni pietanza aggiungere un po’ di granella di pistacchi e prezzemolo tritato…

 

 

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