LIBRI/ LUISA DOLCE COME IL CIOCCOLATO ELEGANTE COME UNA GRANDE DAME STORIA DI LUISA SPAGNOLI LA NOSTRA COCO CHANEL

LUISA COME COCO CHANEL PIONIERA NEL MONDO DELLA MODA IMPRENDITRICE CHE SEPPE GUARDARE ALLE DONNE CON GLI OCCHI DELLE DONNE CERCANDO DI VALORIZZARNE LA FEMMINILITA’ CON AGO, FILO E TESSUTI DI PRIMISSIMA QUALITA’ UN LIBRO DI PAOLA JACOBBI PUBBLICATO DA SONZOGNO LA RICORDA

 

 

 

Il banco di legno e ottone ricoperto di vasi trasparenti e alzatine francesi piene di dolciumi, l’aroma di zucchero e mandorle, i confetti sublimi disposti per tonalità: è questo il piccolo laboratorio paradisiaco nel cuore della sua amata Perugia che Luisa Spagnoli scopre essere in vendita. Non ci pensa due volte. Poco importa se sta per partorire o se non conosce nulla di pasticceria: sa che nessun ostacolo è insormontabile quando si ha passione. Figlia di una casalinga e di un pescivendolo, ha conosciuto la povertà e sa bene che solo sacrifici e duro lavoro possono trasformare quella piccola drogheria in una grande industria. Inizia così Luisa, romanzo biografico scritto dalla giornalista e critica cinematografica Paola Jacobbi, che ripercorre l’ascesa di Luisa Spagnoli da giovane imprenditrice a icona dell’innovazione italiana. E adesso a Perugia è anche possibile visitare la fabbrica dove Luisa mise a punto la creazione del Bacio Perugina. mentre tutte le donne donne solo a lei, l’introduzione delle misure: vita, fianchi, bacino, braccia, lunghezza, torace e latro, e di conseguenza delle taglie…

 

 

 

 

 

Il libro, fortemente voluto dai bisnipoti Nicoletta Spagnoli, AD e direttore creativo di Luisa Spagnoli, e Aldo Spagnoli, amministratore unico di Partecipazioni Mediterranee Srl, è stato presentato nella suggestiva cornice di Palazzo Verbania a Luino, dove i due hanno ribadito con affetto la forza umana e imprenditoriale della loro bisnonna. Un filo conduttore ha accompagnato la presentazione, lo stesso che attraversa le 320 pagine racchiuse in un’elegantissima copertina blu: quello di una donna volitiva e geniale, che con caparbietà e passione ha avverato non uno ma due sogni, scrollandosi di dosso giudizi e ipocrisie di provincia. E se oggi ancora entrambe le aziende, Perugina e Luisa Spagnoli, continuano a vivere e prosperare, lo si deve alla sua fondatrice, capace di incarnare un modello di indipendenza e innovazione che ancora ispira generazioni di donne e dimostra come credere nei propri sogni resti il primo passo verso il successo.

 

 

Accanto alla nuova Città del Cioccolato, il più grande museo esperienziale sul cacao, riapre le porte un posto storico. I locali che hanno ospitato la prima confetteria Perugina diventata poi fabbrica di cioccolato, con arredi originali, laboratori ed esperienze immersive

 

La statua del primo lavoratore della Perugina
La statua del primo lavoratore della Perugina

 

Del legame tra la famiglia Spagnoli e la sua città, alla quale è intitolata il l’azienda partita nel 1907, abbiamo detto ricostruendo la storia della sua mitica pralina. Ovvero il Bacio Perugina, la camicia di cioccolato riempita di gianduia e nocciole intere chiamata inizialmente cazzotto, per via della forma che ricorda la nocca di una mano. La mossa di marketing è da attribuirsi a Giovanni Buitoni, figlio di quel Francesco insieme agli Spagnoli nella fondazione dell’azienda, e poi diventato compagno della stessa Luisa.

 

Targa presso la prima sede di Perugina
Targa presso la prima sede di Perugina

 

Una vicenda davvero da film, cominciata esattamente al civico 23 di Via Alessi. È li che esisteva la precedente Confetteria Corelli, riconvertita via via a cioccolateria, i cui spazi ora tornano a vivere con LAB – Luisa Annibale Base.

Ha creduto nel progetto Destinazione Cioccolato Srl SB, realtà nata dall’intesa di associazioni di categoria, imprenditori dell’industria culturale-creativa, del turismo e della progettazione e innovazione sociale, che vuole sviluppare le potenzialità del territorio intorno al cioccolato. Gli stessi che hanno guidato la creazione della Città del Cioccolato, sorta a pochi metri di distanza presso l’ex Mercato Coperto di Perugia. Sono coinvolti anche la famiglia Ansidei, proprietaria degli spazi, nonché Luisa Spagnoli Spa, insieme per restituire a cittadini e turisti lo storico sito.

 

Il laboratorio storico Perugina, appena riaperto
Il laboratorio storico Perugina, appena riaperto

 

Ha due livelli distinti con una parte dedicata all’accoglienza, che rievoca l’antica confetteria Corelli diventata Perugina col suo primo negozio. Questo è stato ricostruito grazie agli arredi dal set della fiction Rai dedicata a Spagnoli, di cui un video ricorda le scene principali. Segue una seconda area con infografiche che riassumono la storia, i tavoli di marmo impiegati per le prime lavorazioni, una cella frigo d’epoca, tracce degli impianti elettrici e idrici dei primi del Novecento, nonché la statua di Giuseppe Battaglini, primo operaio della Perugina.

 

Macchinari storici della Perugina
Macchinari storici della Perugina

 

 

A questa importante location è affidata un’importante funzione complementare a quella interpretata dalla Città del Cioccolato”, ribadisce Vasco Gargaglia, presidente del CDA di Destinazione Cioccolato Srl SB.

 

La sala della Cerimonia del Cacao presso LAB
La sala della Cerimonia del Cacao presso LAB

 

Insieme a quello che è diventato il più grande museo esperienziale al mondo dedicato a cacao e cioccolato, LAB proporrà calendari di attività negli spazi degli ex magazzini e delle caldaie, come show cooking, corsi pratici e degustazioni guidate. In una saletta più piccola, invece, laboratori ed esperienze immersive, tra cui una Cerimonia del Cacao che si preannuncia particolarmente suggestiva.

Luisa Spagnoli, nata Sergentini nel 1877 a Perugia, si sposa giovanissima con Annibale Spagnoli, dal quale eredita un cognome destinato a entrare nella storia. Insieme rilevano una piccola drogheria nel centro della città, che nel 1909 si trasforma in un laboratorio artigianale pronto a segnare un’epoca. Parte di una famiglia con poche possibilità, Luisa non si accontenta. Non vuole solo produrre confetti, caramelle e cioccolatini: vuole che i suoi prodotti siano i migliori in circolazione. Nel 1922 nota che il cioccolato e la granella di nocciole avanzati a fine giornata vengono buttati e ha un’intuizione geniale: creare un cuore di gianduia e granella, un cioccolatino dalla forma curiosa, simile alla nocca di una mano, chiamato inizialmente “Cazzotto”. Sarà poi Giovanni Buitoni — nuovo compagno di lavoro e di vita — a ribattezzarlo con un nome destinato a diventare iconico: Bacio Perugina.

 

 

 

 

Il successo dell’azienda dolciaria avrebbe potuto regalare a Luisa Spagnoli un senso di soddisfazione duraturo, eppure lei si lancia subito in un nuovo progetto, questa volta lontano dal settore alimentare, approdando in quello tessile. Nel 1928 avvia un allevamento di conigli d’angora e, con il loro morbido pelo, realizza i primi maglioni.  Nel quartiere di Santa Lucia la produzione di scialli e boleri di lana soffice cresce rapidamente e, come era già successo con la drogheria, il successo è immediato. Non solo l’eccellenza della materia prima conquista le clienti raffinate dell’epoca — tra cui stelle del cinema come Sofia Loren, Anna Magnani e Esther Williams — ma incontra anche le esigenze di un periodo post-bellico, in cui i capi devono essere sportivi ma chic. Il movimento, sempre più diffuso tra le donne, spazia da sci e nuoto a tennis, polo e golf, e il pelo d’angora, pettinato e filato dalle operaie della Perugina, si trasforma presto in maglieria alla moda.

 

 

UNA DONNA CHE VALORIZZAVA LE DONNE

In un’epoca ancora saldamente ancorata ai cliché sull’universo femminile, intravedeva la possibilità di conquistare uno spazio oltre le mura domestiche. Come Coco Chanel era una pioniera: in anticipo sui tempi, animata dal desiderio di liberarsi da ruoli limitanti e costrittivi imposti dalla società. Un nuovo libro, scritto in forma di romanzo biografico da Paola Jacobbi ed edito da Sonzogno ne racconta la storia, del suo spirito imprenditoriale, della sua capacita’ di spaziare tra il dolce – Perugina – e il bello, l’atelier Luisa Spagnoli. L’intuizione di Luisa non si limita ai prodotti, ma si estende a chi li rende possibili: i dipendenti. Diventata ormai il vero perno dell’azienda, e sempre attenta alle loro esigenze, introduce strutture sociali capaci di migliorare concretamente la vita quotidiana. Fonda così l’asilo nido nello stabilimento di Fontivegge — considerato il più avanzato d’Europa nel settore dolciario — e apre numerosi spacci aziendali, permettendo alle donne di fare la spesa dopo il lavoro. Un’idea semplice e al tempo stesso rivoluzionaria, che anticipa di decenni il concetto di welfare aziendale. Mamma di quattro figli, donna indipendente e imprenditrice instancabile, Luisa sa che la buona riuscita di qualsiasi progetto passa prima di tutto dal prendersi cura delle persone: delle donne, dei lavoratori, della comunità. Ed è proprio da qui che prende avvio un percorso ancora più sorprendente.

 

 

 

 

Nonostante l’assoluta dedizione, Luisa Spagnoli non riuscirà a vedere il pieno successo delle sue creazioni: muore prematuramente nel 1935, a cinquantotto anni, a causa di una grave malattia. Il suo nome e la sua storia, però, restano un orgoglio dell’imprenditoria italiana e internazionale. Dopo la sua scomparsa, il figlio maggiore, Mario, non solo prende le redini dell’azienda, ma la trasforma nel principale produttore d’angora. A favorirne il successo contribuisce anche la politica autarchica del regime fascista, che impone la realizzazione di capi interamente con tessuti italiani.  Gli affari crescono rapidamente e, nel 1940, Mario apre il primo negozio a Perugia. Per le clienti straniere, attratte dalla soffice maglieria, ci pensano i grandi department store come Saks ad acquistare in esclusiva, o persino celebri brand internazionali come Schiaparelli e Lanvin Sport. Ancora una volta, la buona riuscita passa dalle mani sapienti dei dipendenti. Seguendo l’esempio della madre, Mario dedica al loro benessere interi spazi. Nasce così una comunità autosufficiente, chiamata Città dell’Angora, dotata di case per i dipendenti, botteghe artigiane, piscina, sala medica, pediatria e asilo nido.

 

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