La pre-apertura del Tertio millennio Film Festival: una giornata ricca di riflessioni all’insegna del ricordo di Roberto Rossellini in occasione del 50° anniversario dall’uscita de Il Messia
La pre-apertura del Tertio Millennio Film Fest, all’insegna del ricordo di Roberto Rossellini in occasione del 50° anniversario dall’uscita de Il Messia, film uscito nel 1975 e proiettato nel pomeriggio, in Filmoteca Vaticana.
La presentazione ha visto gli interventi di Giona A. Nazzaro, direttore artistico del Locarno Film Festiva, Alessandro Rossellini, nipote del regista, Mita Ungaro, attrice (Maria ne Il Messia), Pier Maria Rossi, attore (Gesù ne Il Messia) e Beppe Cino (aiuto regista di Rossellini). Giona A. Nazzaro, nella sua laudatio, ha definito Il Messia un film capace di «scandalosa libertà», osservando come Rossellini abbia messo in discussione sia l’idea del cinema come spettacolo sia la sua funzione industriale: «Rossellini non fa del cinema un fine ma un mezzo per rimettere al centro l’uomo, la Storia e la sua emancipazione.
Il Messia racconta Gesù con un realismo che disarma: niente trionfalismi, ma la vita quotidiana come luogo del divino». Alessandro Rossellini, figlio di Renzo Rossellini e nipote del regista, ha ricordato la profonda umanità del nonno: «Credeva nei “poveri cristi”, in chi porta il peso della vita sulle spalle. Sul set, anche nella fatica, c’era sempre il gioco e la libertà del creare». Mita Ungaro, interprete nel film, ha condiviso il ricordo intenso della lavorazione: «Nel caldo e nella fatica, Rossellini sapeva riconoscere la verità di un volto. È stata un’esperienza formativa, umana oltre che artistica». Per Pier Maria Rossi, il rapporto con Rossellini è stato un incontro sorprendente:
«Mi scelse per il ruolo di Gesù quasi in punta di piedi, ma con una fiducia assoluta nel processo creativo».
Infine, Beppe Cino ha ripercorso la genesi lunga e complessa del film, nata negli anni Cinquanta e sostenuta dall’interessamento di Paolo VI: «Rossellini voleva un cinema che facesse crescere le persone, che entrasse nelle scuole e parlasse alle masse popolari. Il suo lavoro merita un posto centrale nella formazione culturale».




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