LIBRI/ E SE FOSSE LA MUSICA A SALVARCI? UNA PREZIOSA MONOGRAFIA DI DARIO GIARDI PUBBLICATA DA MIMESIS

IL SUONO E’ MEMORIA

 

La memoria dei suoni e la musica per risvegliare la sensibilità ambientale e come alleata della transizione ecologica. La musica è l’unico linguaggio universale, e il suono come memoria, radicamento territoriale, testimonianza dell’esistere, sono gli strumenti per un’antropologia che metta in luce finalmente la necessità di riconnettersi alla natura. Musica ed ecologia non sono che due facce della stessa ferita. Entrambe raccontano ciò che siamo stati e ci ammoniscono su ciò che potremmo ancora essere. C’è la necessità di una ricomposizione con il mondo naturale, come ritorno a una dimensione esistenziale della nostra dimensione umana e il paesaggio sonoro, il soundscape che avvolge e plasma la nostra percezione.

“Come linguaggio universale, la musica ha il potere di attraversare le barriere culturali e generazionali, di connettere l’individuo al contesto in cui vive, di restituire profondità e significato a un mondo che rischia di diventare sterile e omologato. Ogni paesaggio sonoro è una memoria, una testimonianza di ciò che siamo stati e di ciò che potremmo diventare. La transizione ecologica non può avvenire senza una memoria collettiva che ricordi il valore del paesaggio sonoro originario. Così Dario Giardi nel suo libro edito da Mimesis “E se fosse la musica a salvarci? La memoria dei suoni e la sfida climatica”. La musica, afferma, “un tempo espressione collettiva di emozioni e narrazioni condivise, è oggi una colonna sonora personalizzata, preconfezionata da algoritmi che prevedono le nostre preferenze prima ancora che ne siamo consapevoli. Di fronte a questa deriva, propongo il concetto di memoryscape: un’estensione del soundscape che non si limita alla dimensione sensoriale ma ne abbraccia il significato culturale e politico”. La memoria dei suoni, invita a riscoprire un patrimonio acustico perduto e a ristabilire un equilibrio con l’ambiente che ci circonda. Per Giardi, che è un ricercatore nel campo dell’energia e dell’ambiente, e si occupa da oltre venti anni di sostenibilità ed economia circolare, avendo anche conseguito un Master in Economia ambientale e un dottorato in Geopolitica dell’energia, “la musica, in tutte le sue forme, non è solo un’arte, ma un ponte verso un futuro più consapevole e sostenibile”.

 

 

Dario Giardi

 

LA MUSICA SFIDA PER LA SOSTENIBILITA’

 

Il suono è memoria, sostiene, è radicamento, è testimonianza. “Ogni campana, ogni canto, ogni fruscio di foglie porta con sé una storia collettiva. Eppure, nel nostro presente ipermoderno, il rumore si è fatto barriera, un muro che ci separa dal significato profondo di ciò che ci circonda”. Un libro prezioso quello di Giardi, audace nelle sue teorizzazioni, di grande interesse e di amore per la musica. Un libro che va dritto al cuore e racconta di come il suono e la musica abbiano incuriosito più di ogni cosa l’uomo che cercando di ripetere i suoni che la natura produceva ha creato a mano a mano le note e la musica. “Fin dalle origini, afferma, la musica è stata specchio della natura. I canti ancestrali, le melodie tribali, le armonie delle culture arcaiche erano un riflesso dei ritmi naturali, un linguaggio che traduceva in suono il respiro della terra, l’alternanza delle stagioni, l’eco del vento e dell’acqua”. Questa connessione tra suono e natura si è profondamente interrotta. La nostra società ha progressivamente smarrito la capacità di ascoltare e oggi diviene urgente la necessità di riconnettersi alla natura attraverso il suono, cercando di rimodulare il nostro “ambiente acustico colonizzato dal rumore, da un costante bombardamento sonoro che anestetizza i sensi e trasforma l’esperienza del mondo in un’interferenza da ignorare”.

 

 

 

LA MUSICA COME PONTE TRA UOMO E NATURA

 

Questa perdita non è solo ambientale, rileva Giardi, ma anche emotiva e psicologica: senza suoni autentici, il nostro legame con il mondo si affievolisce, la nostra sensibilità si atrofizza”. Ecco perché – sostiene – la musica deve tornare ad essere un’alleata nella transizione ecologica. Non un semplice accompagnamento, ma un mezzo per sensibilizzare, per educare, per risvegliare”. Questo, per Giardi,  non è solo inquinamento acustico: è il riflesso di un’umanità disconnessa, un segno tangibile della frattura tra uomo e natura”. Spiega Giardi nel suo libro che “nel dibattito sulla salvaguardia del pianeta, il ruolo della musica è spesso sottovalutato. Ci concentriamo – dice – sulle emissioni di carbonio, sulla deforestazione e sull’inquinamento, raramente riflettiamo su come il suono e la musica possano influenzare la nostra consapevolezza ambientale e il nostro impegno per un futuro sostenibile”. Eppure, il suono è una traccia, un segno che ci lega all’ambiente, un’eco della nostra interazione con il pianeta. Riscoprire il paesaggio sonoro significa riappropriarsi di un senso perduto, un’intimità con il mondo che abbiamo dimenticato. E la musica può essere un ponte, uno strumento per ricomporre il legame spezzato tra uomo e natura. Perché, in fondo, ascoltare è il primo atto della consapevolezza. Solo attraverso il suono possiamo percepire l’ambiente non come una risorsa inerte da sfruttare ma come un organismo vivo con cui dialogare”. Giardi sottolinea pure che “l’uomo era parte integrante della natura, immerso in un equilibrio sonoro che oggi appare estraneo. Con l’avvento della modernità, sottolinea, questa armonia si è progressivamente indebolita. Tuttavia, esistono oggi movimenti che cercano di ristabilire il legame tra musica e natura, attraverso pratiche come l’ecologia sonora e la soundscape ecology, che mirano a preservare e valorizzare i suoni autentici dell’ambiente”.

Il suo libro è frutto di un lavoro di ricerca, maturato con l’esperienza di chi ha operato presso istituzioni, enti di ricerca e associazioni imprenditoriali. Collaboratore del Sole24ore come esperto sui temi legati alla tutela ambientale, le sue grandi passioni sono la musica, la scrittura e la fotografia. E’ inoltre autore di guide turistiche e saggi ed ha conseguito il diploma in Teoria e Armonia musicale al Berklee College of Music di Boston, con specializzazione in Musicologia e “Music for Wellness”. Con il suo alias artistico “Giadar”, compone musica ambient ed elettronica per etichette internazionali. Attualmente Giardi è responsabile Sostenibilità ed Economia circolare in Confagricoltura.

 

 

 

 

 

Ecco un estratto dal saggio, “Il potere emotivo della musica nell’attivismo ecologico”, in cui si parla di Kid A dei Radiohead ma anche di Billie Eilish e 1975.

 

C’è qualcosa di ineffabile nella musica: un linguaggio che sfugge alla logica e parla direttamente all’inconscio, toccando corde emotive che altrimenti rimarrebbero silenziose. Nel contesto della crisi climatica, questa capacità unica rende la musica uno strumento potente, forse insostituibile, per sensibilizzare il pubblico e ispirare l’azione. Non a caso, la musica è stata utilizzata nel corso della storia per affrontare questioni di giustizia sociale, pace e, più recentemente, per la protezione del nostro fragile pianeta.

Un esempio illuminante di questa connessione tra musica ed ecologia si trova in Kid A, il quarto album dei Radiohead. Pubblicato nel 2000, questo lavoro visionario ha anticipato molti dei temi che oggi dominano il dibattito sul cambiamento climatico. Kid A è un viaggio sonoro in un mondo alienante, dove tecnologia e natura si scontrano in modo inquietante. Le atmosfere fredde e sintetiche dell’album, intrecciate a testi enigmatici, evocano un futuro distopico in cui l’umanità sembra essere in lotta contro sé stessa e contro l’ambiente che la ospita.

 

 

 

 

 

 

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