RICCARDO MILANI CON I SUOI ULTIMI DUE FILM UN MONDO A PARTE E LA VITA VA COSI’ HA ACCESO UN FARO VERSO QUEI LUOGHI CONSIDERATI MARGINALI I PAESI IN VIA DI TOTALE SPOPOLAMENTO CHE IL GOVERNO VORREBBE CONDURRE VERSO L’EUTANASIA ACCELERANDO IL PROCESSO DI DECLINO CRONICIZZATO CONSIDERANDO QUELLE AREE PRIVE DI PROSPETTIVE DI SVILUPPO E CHE DOVRANNO PERTANTO ESSERE ACCOMPAGNATE VERSO LO SPOPOLAMENTO PROGRAMMATO ORA IL REGISTA SI SOFFERMA DI NUOVO SUL LEGAME FORTE TRA L’UOMO CONTRARIO ALLA DEVASTAZIONE E IL SUO TERRITORIO FONDENDO COMMEDIA E IMPEGNO CIVILE ATTRAVERSO LO SGUARDO DI UN VECCHIO PASTORE DI 83 ANNI EFISIO MULAS DIVISO TRA L’ EROISMO E L’INCOSCIENZA DI UN BAMBINO IN UNA STORIA CHE NASCE DA UN EPISODIO REALMENTE ACCADUTO DI CUI MILANI E’ VENUTO A CONOSCENZA SULLO SFONDO LA SARDEGNA UNA TERRA CHE RESISTE UNA COMUNITA’ DIVISA E UN UOMO SOLO DI FRONTE AL MARE CHE DICE “GUARDA QUESTA SPIAGGIA QUANTO E’ BELLA” E VORREBBE CHE RIMASSE INCONTAMINATA QUINDI SI OPPONE ALLA VENDITA DEL SUO TERRENO DOVE VORREBBERO COSTRUIRE UN RESORT A CINQUE STELLE RIFIUTANDO UN’INGENTE SOMMA DI DENARO MILANI INSEGNA ANCORA UNA VOLTA CHE SI POSSONO DIRE COSE RILEVANTI CON LEGGEREZZA USANDO LA DELICATEZZA CHE GLI E’ PROPRIA NEL RACCONTARE IL SENSO DI APPARTENENZA E L’IMPORTANZA DEL RADICAMENTO AL TERRITORIO SENZA TRALASCIARE IL FATTO CHE “C’E’ CHI DICE NO” COME RECITA UNA CANZONE DI VASCO ROSSI…
“Io credo nelle persone, nella loro capacità di dare un segnale. Qui c’è un uomo che ha il coraggio di dire di no — e il coraggio è un valore in cui credo profondamente — ma c’è anche una comunità che si spacca, come spesso accade in Sardegna, nel nostro Paese e forse anche oltre i nostri confini”, spiega Milani. La vita va così è un viaggio antropologico dentro una frattura collettiva: quella tra la necessità del lavoro e il rispetto del territorio, due forze che raramente trovano un punto d’incontro. “Faccio film per rivolgermi a persone che la pensano in maniera diametralmente opposta alla mia”, continua, “perché questo è quello che può fare davvero la commedia”.
Il film, proiettato ieri alla Festa del cinema di Roma, fuori concorso sarà in sala dal 13 novembre, è ambientato nel sud della Sardegna, e mette in scena due destini contrapposti. Efisio Mulas (Ignazio Loi), pastore solitario legato alla propria terra, e Giacomo (Diego Abatantuono), imprenditore deciso a trasformare quella costa incontaminata in un resort di lusso. Tra loro si muovono Francesca (Virginia Raffaele), figlia di Efisio, divisa tra appartenenza e futuro, e Giovanna (Geppi Cucciari), giudice chiamata a dirimere il conflitto quando la contesa si sposta in tribunale. Sul fondo, una comunità che si frattura tra chi vede nello sviluppo un’occasione e chi teme di perdere per sempre la propria identità. Efisio, con il suo “no” fermo, deciso e incrollabile, diventa così simbolo di resistenza civile, custode di una memoria collettiva e di un modo di stare al mondo che non accetta compromessi.
Resistenza civile custodia della memoria collettiva cultura radicamento e ricerca dell’appartenenza
Obiettivo 4, accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile. Un numero non trascurabile di aree interne si trova già in una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività. Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a sé stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita”.
Contro questo pensiero espresso dal governo al punto 4 del Piano Strategico delle aree interne c’è tutto il contrario della necessità di preservare i luoghi e la memoria collettiva e anche il turismo di massa a volte può accelerare il processo di disintegrazione dei luoghi che con la cementificazione selvaggia diventano altro rispetto al “qui è rimasto tutto come prima” che viene sottolineato nel film di Milani che, intendendo che qui è tutto bello come sempre e tanta bellezza si deve preservare. E’ questo il pensiero di Efisio che rifiuta anche un milioni di euro per non cedere alla speculazione alberghiera il suo terreno. Il Punto 4 del Piano Strategico delle aree interne ricorda la frase del ministro dell’Interno Piantedosi quando chiamò “carico residuale” i migranti su una barca alla deriva. Con la locuzione “spopolamento irreversibile” si formalizza lo stato di morte apparente dei piccoli paesi dimenticando che un paese è memoria collettiva, cultura, tradizioni, riti e costumi che hanno il diritto di continuare ad esistere. Contro il Piano del governo si è levata la voce degli intellettuali che nelle aree in via di desertificazione demografica vivono, o conoscono profondamente, per offrire il loro contributo scientifico e scongiurare la morte dei piccoli paesi. Dove chi vuole ha diritto a restare. E questo tema era già stato affrontato da Milani nel suo film del 2024 Un mondo a parte interpretato ancora da Virginia Raffaele e da Antonio Albanese, in cui il regista rievoca il testo di Vito Teti, La Restanza, in cui l’antropologo scandaglia un sentimento che esprime al contempo il sentirsi ancorati ad un luogo e spaesati nello stesso tempo in un paese che ha bisogno di rigenerarsi radicalmente, dove bisognerebbe restare per proteggere la sua memoria, la sua cultura, i suoi riti, la sua magia. Un luogo che non ha bisogno di eutanasia ma di nuove possibilità di crescita perchè bisogna guardare avanti.
Un mondo a parte racconta di un piccolo paese dell’Abbruzzo dove una scuola sta per chiudere perchè non ci sono piu’ bambini. Quando Michele arriva alla scuola del nuovo incarico, attraversando montagne innevate popolate da lupi, scopre che dovrà insegnare ad una pluriclasse di soli sette bambini fra prima, terza e quinta elementare. E in breve scoprirà anche che il preside del comprensivo di una cittadina più grande ha tutto l’interesse a che la scuola di Rupe chiuda i battenti, dato che gli alunni di quinta se ne andranno e occorre un numero minimo di studenti per non accorpare lo sparuto gruppetto alla scuola più grande. Toccherà al maestro Cortese e alla vicepreside Agnese, insieme al personale scolastico, ai bambini e agli abitanti di Rupe, tentare di salvare il proprio presidio educativo con un escamotage davvero audace. In questo contesto si inserisce il tema della Restanza, anche come diritto dei luoghi ad esistere. Ad essere vivi.
Riccardo Milani torna a scegliere Antonio Albanese come suo alter ego, con cui condivide le caratteristiche di generosità d’animo, impegno civile e comune decenza, facendone un eroe per caso.
E adesso che la politica pare rinunciare all’emersione di queste aree cosiddette rurali, sottosviluppate, desertificate, impoverite, diviene chiaro che il disegno è quello di renderle ancora più marginali, fino a farle scomparire del tutto e a certificare una morte per asfissia, per soffocamento a causa di un elemento esterno che ne impedisce la regolare funzionalità, così che i soldi nelle pieghe del bilancio pubblico e i fondi europei possano essere dirottati altrove, magari al nord, magari chissà dove ma non certo in quelle che chiamano aree depresse. Così si leva un’ondata di indignazione da parte di chi quella terra la ama e la abita ancora. Non siamo musei, dicono quelle anime belle, non è compito nostro resuscitare i morti, il nostro lavoro è tenere vivi i vivi. Paesi e non borghi che non vogliono diventare reliquie. Hanno storia, memoria, suoni, colori, odori. E adesso finalmente contro la narrazione dei borghi si erge la voce dissonante degli intellettuali che spiegano come il paese conservi tutta la sua storia, la sua vita sociale, la sua umanità, la sua cultura. Il senso del borgo è invece legato alla dimensione di ciò che rimane di quello che è stato e di ciò che può rappresentare per il turismo di massa. Per questo il controcanto basato sull’identità dei paesi, la loro vita sociale e attrattività culturale si fa finalmente strada portando alla vista il bisogno di esistere, il diritto di restare. Vivi. Eppure, in quelle terre ci sarebbero nuovi modelli di sviluppo da praticare con la sostenibilità in agricoltura, col turismo lento, con le energie rinnovabili, non certo le pale eoliche che hanno deturpato il paesaggio collinare e le montagne dove non è più possibile ascoltare il vento confortati dalla magnificenza degli alberi. Le pale hanno distrutto la poesia di un paesaggio collinare dove la natura è un riflesso del cuore di chi la guarda sente il respiro profondo della terra. Bisogna restare per proteggere i luoghi ed è questo il messaggio di Efisio Mulas in La vita va così.

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