PHOTO/ UNA PORNOGRAFIA DI IMMAGINI CARICATE SU ISTAGRAM ALLORA HA ANCORA SENSO PARLARE DI FOTOGRAFIA COME ARTE

IN UN’EPOCA IN CUI SIAMO SOVRACCARICATI DI IMMAGINI HA ANCORA SENSO PARLARE DI FOTOGRAFIA COME ARTE DOPO AVERLA SDOGANATA DALL’ESSERE PURA TECNICA? DIREI CHE C’E’ FOTO E FOTO IN UNA FOTOGRAFIA L’AUTORE CI METTE IL CUORE I SUOI SENTIMENTI I LIBRI CHE HA LETTO I FILM CHE HA VISTO IL SUO MODO DI SENTIRE LA VITA NEL MOMENTO STESSO IN CUI SCATTA OPPURE NON CI METTE NIENTE E’ UN PURO OSSERVATORE E SI DIVERTE  A CLICCARE MA POTREBBE UGUALMENTE E SOLO PER CASO COMPORRE UNA BELLISSIMA FOTOGRAFIA…

 

 

SIAMO QUEL CHE FOTOGRAFIAMO NON E’ UNO SLOGA MA IL TITOLO DI UN LIBRO BELLISSIMO SCRITTO DA TANO D’AMICO UN FOTOGRAFO CHE AMO MOLTISSIMO E CHE ALLA FOTOGRAFIA COME SENTIMENTO HA DEDICATO LA VITA STANDO SEMPRE DALLA PARTE DEGLI ULTIMI

 

tano d’Amico, ph simonetta ramogida 2025

 

 

 

In Francia l’arte è un affare di Stato: hanno inventato la fotografia e poi, generosi (o folli), hanno regalato il brevetto al mondo. Oggi siamo sommersi: nel XXI Secolo una statistica ci sbatte in faccia un dato fastidioso — 1,3 miliardi di foto caricate ogni giorno solo su Instagram. Senza contare quelle sepolte nei cellulari. Un’isteria fotografica, una compulsione che ci rende più robot che umani. Da anni fotografo la strada. Vivo a Roma, dove i turisti scattano qualsiasi cosa in trance collettiva. Me lo disse Martin Parr quando lo intervistai: “Tourists in Rome go crazy and I love that”. Un massacro estetico che fa sorridere e fa male insieme. È da lì che arrivo ad Arles, con quella nausea addosso, quella domanda che non smette di bruciare: con tutta questa pornografia di immagini, ha ancora senso parlare di fotografia come arte?

eaeb686e 0461 47e4 b42b ea8fc18643bc Les Rencontres d’Arles 2025: uno specchio incrinato della fotografia contemporanea  
Installation view, Les Rencontres de la Photographie, Arles 

Arles è diversa, è un’altra storia, è la prova che la fotografia non è morta anche se è stata stuprata milioni di volte dai nostri schermi. Arles è una piccola città romana fondata da Cesare nel 46 a.C. Durante l’annuale festival (7 luglio – 5 ottobre 2025), ogni muro diventa manifesto, ogni piazza un’installazione, ogni portone un varco. Chiese sconsacrate trasformate in sale espositive, supermercati che non vendono cibo ma visioni, biblioteche che ti scagliano addosso immagini come pugni, abbazie, scuole, musei, criptoportici. Tutta la città suda fotografia, non la ospita: la suda, la espelle dai pori. Cammini e sei dentro un’inondazione visiva, e a un certo punto non sai più se stai guardando le foto o se le foto stanno guardando te.

 

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