PHOTO/ GIANNI BERENGO GARDIN LA FOTOGRAFIA NON E’ SOLO IMMAGINE

LA FOTOGRAFIA DOCUMENTARISTICA DI GIANNI BERENGO GARDIN 

 

LA FOTOGRAFIA NON PUO’ ESSERE SOLO IMMAGINE 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gianni Berengo Gardin in una delle sue ultime interviste. Il video

 

 

“Penso che la fotografia di documentazione sia molto più importante della cosiddetta foto artistica”: superati i 90 anni, e con una carriera di oltre settanta alle spalle, il maestro si confida senza filtri in questa bella intervista trasmessa dall’emittente svizzera RSI, pochi mesi prima della sua morte.

 

La fotografia documentaristica per Gianni Berengo Gardin

Quella di Berengo Gardin era “vera fotografia” – tanto che con tale dicitura timbrava le sue stampe autografe. Sosteneva che il digitale “non fa per la fotografia documentaristica”, da lui considerata un servizio per la società.

“Purtroppo sta cambiando in peggio la fotografia”, afferma davanti alle telecamere del programmaCliché, e aggiunge che “Photoshop dovrebbero proibirlo per legge, perché non è la realtà. Un fotografo che tarocca una sua fotografia (…), non è più tale, ma è immagine”.

L’altra perla che il maestro regala in questa clip è il racconto dell’incontro con un altro grande della fotografia: Ugo Mulas. Attingendo ai suoi ricordi di inizio carriera, Berengo Gardin ci svela di essere stato bacchettato dall’esimio collega per aver ripetutamente definito i suoi scatti “belli”.

In imbarazzo, il giovane talento chiese allora come avrebbe dovuto definire le foto di Mulas e lui rispose: “buone”, spiegando la differenza che corre tra una bella fotografia e una buona fotografia. La prima ha valore puramente estetico, ma è solo la seconda, magari anche imperfetta, sfuocata, non tecnicamente eccelsa, a raccontare la realtà.

 

La mostra di Gianni Berengo Gardin a Perugia

Gianni Berengo Gardin ha lasciato una quantità importante di foto “belle” e “buone”. Alcune di esse sono ora in mostra alla Galleria Nazionale dell’Umbria, per l’esposizione dal titolo Gianni berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi a cura di Alessandra Mauro.

Fino al 28 settembre sarà possibile ammirare,negli spazi di Camera Oscura, 21 dei più significativi scatti realizzati da Berengo Gardin nel 1993, quando viene chiamato per documentare i luoghi dove ha lavorato il grande pittore emiliano, in occasione dell’apertura a Palazzo d’Accursio a Bologna del Museo Morandi. Prima di smantellare lo studio, era necessario che lo si immortalasse per sempre.

 

 

 

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