ART/ L’UNIVERSO SPIRITUALE DI PAUL GAUGUIN ARRIVA A ROMA IN UNA GRANDE MOSTRA AL MUSEO STORICO DELLA FANTERIA

CI SONO ANCHE PAGINE DI DIARIO E LITOGRAFIE NELLA GRANDE MOSTRA ROMANA DEDICATA A PAUL GAUGUIN AL MUSEO STORICO DELLA FANTERIA CHE RENDE OMAGGIO AL PITTORE FRANCESE APPREZZATO SOPRATTUTTO DOPO LA SUA SCOMPARSA COME SUCCEDE A VOLTE AI GRANDI ARTISTI INTERPRETI DI UN MONDO CHE NON TUTTI VEDEONO ANCORA

 

 

Dopo il successo della tappa torinese al Mastio della Cittadella, la mostra “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure” arriva al Museo Storico della Fanteria riunendo oltre cento opere tra disegni, litografie e pagine di diario

 

 

Conosciuto in tutto il mondo per la sua estetica esotica e simbolica segnata dai viaggi per le isole polinesiane, Paul Gauguin è protagonista di Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure, la mostra che sarà ospitata al Museo Storico della Fanteria di Roma a partire dal 6 settembre.
Il progetto si inserisce nel ciclo di appuntamenti dedicati ai grandi protagonisti della storia dell’arte, accompagnando il pubblico alla scoperta dell’universo spirituale del maestro post – impressionista con oltre cento opere riunite tra disegni, xilografie e pagine di diario (visibili sino al 26 gennaio 2026).

 

paul Gauguin (Parigi7 giugno 1848 – Hiva Oa8 maggio 1903) è stato un pittore francese considerato tra i maggiori interpreti del post-impressionismo.

Apprezzato dopo la sua morte, Gauguin è riconosciuto per il suo uso sperimentale del colore e dello stile sintetista che si distinse dall’impressionismo. Verso la fine della sua vita, trascorse dieci anni nella Polinesia francese dove dipinse persone o paesaggi di quella regione.

Il suo lavoro influenzò l’avanguardia francese e molti artisti moderni, tra cui Pablo Picasso ed Henri Matisse.

I canoni impressionisti non sono seguiti in modo ortodosso, come scrive Marco Vallecchi : «Non è più il colpo d’occhio che insegue le variazioni della luce, l’attimo della visione. Gauguin ascolta piuttosto l’impeto delle emozioni che gli nascono a contatto con la natura». Tale libertà della fantasia e del colore, che ritroviamo in Van Gogh, verso il 1905 caratterizzerà anche il gruppo dei Fauves.

Lo stesso Gauguin parla della propria bellezza nei suoi scritti autobiografici e non esita a definirla «esotica»: in effetti appare sorprendente come i primi anni di vita di Paul (pittore universalmente noto per aver trovato sé stesso con uno stile di vita ribelle e ramingo che lo ha poi portato nelle assolate isole della Polinesia) si siano consumati nel segno di una fuga verso civiltà lontane, lontane dalla Francia natia, in un susseguirsi di vicende esistenziali che poi, sostanzialmente, si ripeteranno spesso nella biografia del futuro artista.

Eugène-Henri-Paul Gauguin nacque il 7 giugno 1848 a Parigi, al n. 56 di rue Notre-Dame-de-Lorette, celebre strada di Montmatre. La madre, Aline Marie Chazal (1831-1867), discendeva da una famiglia spagnola con diramazioni in Perù, Stato presso il quale godeva di notevole prestigio politico e benessere finanziario: la madre della Chazal era infatti Flora Tristan, una scrittrice molto nota dall’animo ribelle e avventuroso, impegnata politicamente (supportava con calda simpatia la causa del socialismo sansimoniano) e socialmente (era infatti una femminista ante litteram e una sostenitrice dell’amore libero). Il padre, Clovis Gauguin (1814-1849), era un giornalista al servizio della rivista Le National animato da un solido credo repubblicano, che gli costò tuttavia notevoli attriti con il governo di Napoleone III.

Nel 1849, la stanchezza del parlamentarismo e della Repubblica, attraversata com’era da fortissimi conflitti intestini, era palese a tutti i francesi, e altrettanto trasparenti erano le ambizioni di Napoleone III di far rivivere lo spirito bonapartista dello zio defunto e di restaurare l’Impero con un colpo di stato. Clovis Gauguin, spaventato da un clima politico così teso, nello stesso anno decise di approfittare delle origini peruviane della famiglia della moglie e di trasferirsi a lima in Sud America insieme a Paul e alla primogenita Marie. Papà Clovis morì il 30 ottobre 1849 durante il viaggio in piroscafo ciò, tuttavia, non compromise l’infanzia del giovane Gauguin, che trascorse idilliaca in un borgo pittoresco, quale era Lima, che poi egli stesso rievocherà nei suoi scritti colorandolo con la nostalgia di un emigrato:

«Ho una notevole memoria visiva e ricordo ancora quel periodo, la nostra casa e parecchi avvenimenti: il monumento della Presidenza, la chiesa con la cupola tutta di legno scolpito. Rivedo ancora la nostra negretta, che secondo l’usanza portava in chiesa il piccolo tappeto su cui ci inginocchiavamo per pregare. Rivedo anche quella nostra domestica cinese che sapeva stirare tanto bene»

 

 

Il percorso espositivo si compone di una serie di litografie tratte dal libro Avant et Après, a cui si aggiunge il taccuino personale, documento importante che testimonia non solo il talento grafico di Gauguin, ma anche i legami personali e professionali che hanno segnato la sua vita. Tra questi, il rapporto con Vincent Van Gogh, di cui sono esposte dodici litografie a colori, e il dialogo con artisti dell’epoca, tra cui Émile Bernard.

Paul Gauguin - Tahitiani in una stanza
Paul Gauguin – Tahitiani in una stanza

 

 

Il suo è uno sguardo affascinato nei confronti di un mondo esotico che lo ha profondamente ispiratocome testimoniano le

oltre cento opere esposte nel museo romano. La sua ammirazione per la cultura polinesiana lo hanno portato a riflettere sull’esistenza umana, influenzando la sua produzione che, negli anni, si arricchisce di colori vivaci, simboli ed elementi spirituali.

Le mani come espressione emotiva dell’uomo

Non solo, tra le opere in mostra spicca il disegno a monotipo Studio di braccia, mani e piedi, salvato dall’artista prima che le autorità religiose polinesiane ordinassero il rogo dei suoi averi. Un’opera che sottolinea l’importanza dello studio anatomico da parte dell’artista francese, ponendo una particolare attenzione alle mani in quanto espressione emotiva dell’uomo.

 

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