MOVIE/ UN SIGNORE DAI MODI GENTILI E UNA MEMORIA DI FERRO IL PICCOLO MARCELLO FIGLIO DELLA SORA PINA ANNA MAGNANI IN ROMA CITTA’ APERTA CI LASCIAVA TRE ANNI FA

Marcello (Vito Annicchiarico) sul corpo di Anna Magnani nella scena più famosa del film “Roma città aperta” (1945) di Roberto Rossellini

 

 

 

OGGI TRE ANNI FA CI LASCIAVA IL PICCOLO MARCELLO VITO ANNICCHIARICO FIGLIO DELLA SORA PINA ANNA MAGNANI IN ROMA CITTA’ APERTA PROPRIO MENTRE IL PRODUTTORE E REGISTA JONAS CARPIGNANO DI STAYBLACK STAVA PRODUCENDO UN DOCUMENTARIO DEL REGISTA SPIKE LEE E AVREBBERO VOLUTO FARLO PARTECIPARE MA IO NON HO PURTROPPO NEANCHE FATTO IN TEMPO A DIRGLIELO CHE ANCORA UNA VOLTA UN GRANDE REGISTA DI FAMA INTERNAZIONALE AVEVA BISOGNO DI LUI HA LAVORATO SOLO CON GRANDI ARTISTI OLTRE A ROBERTO ROSSELLINI ANCHE CON MARIO SOLDATI GENNARO RIGHELLI VITTORIO DE SICA E ANTONIO GAMBINO ANNA MAGNANI VOLEVA ADOTTARLO ROBERTO ROSSELLINI LO TRATTAVA COME UN FIGLIO LA SUA ESPERIENZA CINEMATOGRAFICA FU BREVE MA INTENSA SUA MADRE SI OPPOSE QUANDO GLI OFFRIRONO DI ANDARE A LOS ANGELES DOVE AVREBBE STUDIATO E CONTINUATO A FARE CINEMA “TROPPO PICCOLO” DISSE AVEVA INFATTI SOLO UNDICI ANNI QUANDO ROSSELLINI LO SCELSE PER IL FILM CAPOLAVORO DEL NEOREALISMO CONTINUO’ PERO’ A LAVORARE CON ANNA MAGNANI E ALDO FABRIZI E LA SUA CARRIERA LO VIDE PROTAGONISTA ANCHE DI ESPERIENZE TEATRALI CON AROLDO TIERI NELLA PIECE DI LUIGI PIRANDELLO L’UOMO LA BESTIA E LA VIRTU’ INOLTRE INTERPRETO’ LA PARTE DI CORETTI NEL FILM CUORE DI VITTORIO DE SICA E NEL 2016 L’SNGCI IL SINDCATO NAZIONALE DEI GIORNALISTI CINEMATOGRAFICI PRESIEDUTO DA LAURA DELLI COLLI GLI  CONSEGNO’ IL NASTRO D’ARGENTO SPECIALE IN OCCASIONE DEI 70 ANNI DEL SINDACATO DEI GIORNALISTI LO STESSO RICONOSCIMENTO CHE EBBERO ANNA MAGNANI E ROBERTO ROSSELLINI QUANDO USCI’ IL FILM UN ANNO PRIMA AVEVAMO PUBBLICATO ROMA CITTA’ APERTA VITO ANNICCHIARICO IL PICCOLO MARCELLO RACCONTA IL FILM EDITO DA CANGEMI UN VIAGGIO ATTRAVERSO LA STORIA DELLA PELLICOLA E I RICORDI DI UNA MEMORIA INDISTRUTTIBILE SEGNATA DALLA STORIA DALL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA E DALLA MISERIA DI UNA POPOLAZIONE UMILIATA E OFFESA

 

Per lui solo grandi film, solo grandi registi

 

Un signore dai modi gentili con una memoria di ferro, disse di lui il critico cinematografico Adriano Aprà, inciampato nel cinema mentre faceva lo sciuscià nel dopoguerra a Roma, ultimo testimone del grande film di Roberto Rossellini, Roma città Aperta. E’ come se lo avesse portato via il vento… Vito Annicchiarico, il piccolo Marcello, classe 1934, non ha retto alla perdita di sua moglie, ed è andato via a cinque mesi di distanza dalla scomparsa della sua Maria. Con il garbo che lo contraddistingueva aveva saputo mantenere i legami con la famiglia Venturini (finanziatrice di Roma Città Aperta), e con i figli di Teresa Gullace, Mario, con cui ebbe una lunga corrispondenza e Umberto.

Roberto Rossellini lo vide a largo del Tritone angolo via Macelli mentre aspettava che arrivasse qualche soldato americano per farsi pulire le scarpe e se ne innamorò subito. Era un bambino talmente bello… E di lui disse in seguito alla sua troupe: “Oh sto ragazzino e’ un fenomeno…” Lo portò a farlo conoscere alla contessa Chiara Politi, che sarebbe stata la prima finanziatrice del progetto del film nei locali di via Crispi. Ma con la scusa che gli avrebbero offerto di pulire 40 paia di scarpe… Con la contessa, c’erano anche nella sede della Cis Nettunia lo sceneggiatore Sergio Amidei e il ballerino Harry Feist che interpretò il maggiore della Gestapo Fritz Bergmann.

 

 

 

 

 

Quando Vito torno’ a casa e racconto’ tutto alla madre, naturalmente non credette a quello che suo figlio diceva… Inizia così la sua avventura nel cinema: è il 1944 e fino al 1950 è stato piu’ volte sul set con grandi registi come Vittorio De Sica, Mario Soldati, Gennaro Righelli, spesso in coppia con Anna Magnani che lo voleva adottare, e sul palco con Aroldo Tieri nella pièce di Luigi Pirandello “L’Uomo la bestia e la virtù”. “Mi sono preso una lunga pausa dal cinema”, aveva detto a Veronica Pivetti in occasione della presentazione a Roma, del progetto della regione Lazio: “100 film, un paese… l’Italia”. Massimo Ghini, che aveva interpretato assieme a Lina Sastri il film di Carlo Lizzani, Celluloide, in quell’occasione lo andò a salutare da grande attore quale è, desideroso di fare la conoscenza diretta del piccolo Marcello, che raccontò in quella sede il suo esordio cinematografico. Celluloide è infatti il film del 1966, che ripercorre la storia di come fu messo a punto Roma Città Aperta, delle difficoltà finanziare di Rossellini e dei problemi a terminare il progetto per la mancanza di pellicola e di fondi, fino a quando non intervenne Aldo Venturini.

 

 

 

 

Conobbe anche Carlo Lizzani che voleva sapere dalla sua voce se era vero che Aldo Fabrizi non fosse proprio tenero con lui sul set. Opinione degli esperti di cinema era che Fabrizi quando doveva fare delle scene con Vito lo mettesse sempre di profilo perche’ il ragazzino aveva una faccia fantastica ed avrebbe offuscato la sua bravura. Lo stesso Mario Monicelli disse che la cosa peggiore che possa capitare ad un attore era dover lavorare con un bambino o con un animale, perchè avrebbero catalizzato l’attenzione e suscitato la tenerezza nel pubblico, mettendo in ombra il protagonista. Ma Vito non si è mai espresso negativamente nei confronti di Fabrizi, anche se ha ricordato che sul set gli disse un giorno: ” Se te prendo te sghilombo”, e lui non capiva cosa volesse dire. Andava pero’ a rifugiarsi tra le braccia di Nannarella che lo amava come un figlio. Vito lascia il cinema e lavora per 35 anni in una multinazionale come informatico hardware.

 

 

Poi di colpo nel 2005 lo cerca dopo tanti anni il figlio di Aldo Venturini, Claudio, per proporgli un nuovo progetto: girare con Laura Muscardin “I figli di Roma Città Aperta”. Ancora i docu-film non avevano la diffusione di oggi e Vito ripercorre tutti i luoghi in cui fu girato il film raccontando aneddoti ed episodi legati a quel periodo storico. Il docu-film della produzione Nuvola film di Amedeo Bacigalupo, vinse un premio al Tribeca Film Festival di Robert De Niro. Successivamente la pubblicazione del mio libro “Roma Città Aperta Vito Annicchiarico racconta il set con Anna Magnani Aldo Fabrizi Roberto Rossellini, edito da Gangemi, raccoglie aspetti ancora inediti e testimonianze di quel periodo intensissimo del Neorealismo. dai racconti di Vito. Il libro fu presentato alla Festa del Cinema di Roma nel 2015 e fu accolto con molta curiosità poichè il piccolo Marcello era l’ultimo testimone del film ed aveva in serbo aneddoti e segreti fino ad allora sconosciuti. Prese parte anche a film come Abbasso la Miseria! di Gennaro Righelli, e Abbasso la Ricchezza, diretto da Vittorio De Sica, poi fu la volta di Domani è troppo tardi, e infine, Chi è Dio. Partecipa anche al film “Cuore”, con Vittorio De Sica, e a “Un mese di onestà” di Domenico Gambino. Di Rossellini, dirà: “Per me era come un padre”. Il suo, di padre mentre girava il film era in Etiopia a combattere nell’esercito italiano. La sua grande umanità lo porta a intrattenere un rapporto epistolare con Mario Gullace, il figlio di Teresa Gullace, la martire cui Rossellini si ispira per girare il film, e successivamente all’altro figlio: Umberto Gullace che vedra’ per la prima volta in occasione della presentazione del libro su Roma Città Aperta. Con grande emozione, il piccolo Marcello, incontra il bambino “vero” di Roma Città Aperta…

 

Eccoli, Vito Annicchiarico e Umberto Gullace alla presentazione del libro a Roma 

 

Rossellini lo porta con sé anche durante le riprese di Paisà, tra Napoli, Maiori, Minori. Avrebbe dovuto girare alcune scene, ma – racconta – “Come succede ai ragazzi attorno all’età della pubertà improvvisamente ero cambiato. Non avevo più l’aspetto di un ragazzino, magari smagrito dalla povertà”, e la parte fu quindi affidata ad Alfonsino Pasca, ma lui rimase legato a Rossellini di cui diceva: era un pezzo di pane”, espressione tipica romanesca. L’idillio per Anna Magnani durò per sempre. Quando parlava di quel periodo cinematografico e pensava al film si commuoveva sempre.
La sua carriera cinematografica si interrompe nel 1950, dopo il diploma inizia infatti a lavorare in una multinazionale americana, dove rimarrà fino alla pensione, come tecnico hardware, paradossalmente è tra i primi ad avere a che fare con i computer. Nel 2014 andiamo assieme a via Montecuccoli dove fu girata la scena madre della mitragliata alla sora Pina e salimmo le scale dei due palazzi coinvolti nelle riprese. Ugualmente andammo a via degli Avignonesi dove si trovava la sala da gioco dove furono girate le prime scene e poi in giro per il Pigneto. Una emozione fortissima per me che lo ascoltavo mentre ricordava come Rossellini gli dicesse cosa dovesse fare e lui lo seguiva alla lettera.

 

 

 

Nato a Grottaglie nel 1934, dopo la Liberazione con il padre disperso in Etiopia per aiutare la madre, nel dopoguerra come tanti altri ragazzini, faceva lo sciuscià. E’ proprio lui che conduce Rossellini nei luoghi in cui fu girato il film, perché il maestro del Neorealismo, gli dice: Fammi vedere dove vivi, portami nella chiesa dove vai a fare il chierichetto, fammi vedere l’Oratorio dove vai a giocare a pallone: questi luoghi sono i luoghi del cuore di Vito, è il Pigneto dove viveva con la madre e i sui fratelli, Liliana e Aldo. Rossellini lo porta con sé anche durante le riprese di Paisà, tra Napoli, Maiori, Minori. Avrebbe dovuto girare alcune scene, ma – racconta – “Come succede ai ragazzi attorno all’età della pubertà improvvisamente ero cambiato. Non avevo più l’aspetto di un ragazzino, magari smagrito dalla povertà”, e la parte fu quindi affidata ad Alfonsino Pasca, ma lui rimase legato a Rossellini di cui diceva: era un pezzo di pane”, espressione tipica romanesca. L’idillio per Anna Magnani durò per sempre. Quando parlava di quel periodo cinematografico e pensava al film si commuoveva sempre. La madre non aveva voluto che andasse in America dove una grossa produzione gli avrebbe pagato gli studi, e l’avrebbe fatto continuare a lavorare. Non voleva lasciarlo andare, e nel frattempo anche il cinema di Rossellini era cambiato: il ciclone Ingrid Bergman l’aveva travolto. Mamma Linda desiderava che suo figlio studiasse. Più volte era tornato a via Montecuccoli, nei due portoni, uno di fronte l’altro, dove erano state girate alcune scene del film, ripercorrendo la scena del piccolo Marcello che si affaccia per le scale quando “a sora Pina”, Anna Magnani lo chiama. Quattro anni prima Alberto Crespi lo aveva voluto nel docu-film “Voi siete qui” con la regia di Francesco Mattera. Una grande produzione cinematografica lo aveva di recente contattato per la partecipazione ad un nuovo progetto, la Stayblack Productions. Il produttore e regista Jonas Carpignano di Stayblack sta producendo un documentario del regista Spike Lee e avrebbero voluto farlo partecipare. Il piccolo Marcello… non ha fatto in tempo. Ma per lui, solo grandi film, solo grandi registi.

 

 

vito annicchiarico a via degli avignonesi, dove furono girate alcune scene del film

 

 

 

anna magnani nel film Roma città aperta

 

 

 

 

Vito Annicchiarico con Anna Magnani

 

 

anna magnani e vito annicchiarico in abbasso la miseria

 

 

 

 

 

Vito Annicchiarico

Con grande emozione, il piccolo Marcello, incontra il bambino “vero” di Roma Città Aperta… Una pagina di storia cinematografica, girata col cuore.

 

Anche a Grottaglie viene ricordato con affetto e con la consapevolezza di avere dato i natali ad un uomo che è entrato nella storia del cinema mondiale senza volerlo, in punta di piedi, ma lasciando un ricordo bellissimo in tutti noi.

Simonetta Ramogida

 

 

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