Palizzi che guarda il mare. Palizzi che preserva un patrimonio marino che ti porta dritto dritto sulla luna. Palizzi che è un piccolo paese arroccato sull’Aspromonte nel versante meridionale e si allarga verso la fiumara tra il monte Grappida e il monte Carruso fino ad attraversare la marina in località Sant’Antonio preservando il patrimonio di calanchi bianchi detti anche Trubi, residui calcari marmosi misti ad argille formatisi nel tempo in seguito al deposito di organismi marini sul fondo dello Jonio che un tempo sommergeva queste aree, poco distante dalle case raggruppate ai piedi di uno spuntone roccioso coronato dai resti di un castello. Palizzi che si estende per quattro frazioni Palizzi Superiore, Pietrasanta, sull’Aspromonte meridionale, Spropoli, ad ovest di Capo Spartivento e Palizzi Marina mentre sul litorale c’è Contrada Gruda. L’etimologia del termine “calanco” è ancora poca chiara: probabilmente deriva dalla voce indoeuropea “cal”, che indica uno scoscendimento del terreno. Altri la fanno derivare dalla voce latina “calare” (scavare in profondità, sciogliere, distaccare): quest’ultima ipotesi sembra confermata dall’aspetto tormentato del territorio e sarebbe la derivazione del termine lucano “calanche” che significa “frane”. Questo paesaggio “lunare” è composto da sedimenti pliocenici di mare profondo, attribuibili al periodo Zancleano-Piacenziano, che risalgono quindi a circa 2,5-5 milioni di anni fa. È emozionante passeggiare su quello che un tempo era un fondale marino, dove l’erosione delle piogge ha modellato in dolci pendenze le formazioni marmoree che assumono un aspetto così inusuale. Questi sedimenti sono in prevalenza costituiti da gusci calcarei di globigerine, piccoli organismi planctonici. All’origine si sono formati in un mare chiuso, ad una profondità tra 800-1000 metri circa. Alcuni denotano delle striature di colore bianco alternati a striature di colorazione grigio-azzurro. Il colore bianco si riferisce ai periodi di mare caldo, ed è dovuto ad un deposito di micro-organismi con gusci, sul fondo. Il grigio invece consiste nel deposito di argilla sgretolata, nel periodo in cui il mare era più freddo.
Nello scenario dei calanchi si possono apprezzare luci, ombre e la straordinaria capacità artistica di Madre Natura di realizzare un reticolo idrografico di tipo dendritico (dalla parola greca “dendron” che significa “albero”): una struttura ramificata, con un fosso principale “di avvio” che si divide in rami sempre più piccoli che formano piccole vallette, separate da sottili creste “a lama di coltello”.
Tra le caratteristiche naturali di questo sito, sono sicuramente i “ponsai” ( alberi nani) cresciuti così naturalmente per lo scarso nutrimento trovato in questo terreno argilloso. In questo luogo è possibile notare anche dei pezzetti di zolfo, dovuti ad un processo di fossilizzazione di una probabile foresta esistita secoli fa.
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