PUO’ ESSERE CARINO OFFRIRE AI PROPRI OSPITI UN COCKTAIL MENTRE SI STA PREPARANDO LA CENA L’ESTATE INVOGLIA E NON BISOGNA PER FORZA ANDARE DIETRO AI BANCONI DEI BAR PER TROVARE LA MIXSOLOGY GIUSTA MAGARI A BASE DI POMODORO COME GLI APERITIVI TANTO IN VOGA ALCUNI ANNI FA … VEDIAMO ALCUNI DRINK DALLO SPRITZ AL BLOODY MARY AL RED SHAPPER E ALTRI. ..
Il pomodoro ha conquistato una parte sempre più consistente della mixology contemporanea. Lo dobbiamo anche all’ascesa dei drink più sapidi e acidi, meno dolci e zuccherini. Così come alla riscoperta dei vegetali di ogni tipo per la composizione di drinklist all’avanguardia. Ecco dunque qualche idea per l’estate, visto che parliamo del frutto che più di tutti domina i campi e le tavole in questa stagione.
Bloody Mary

Il re (o la regina, visto il nome) dei drink con il pomodoro, capace di sdoganare l’utilizzo di questo frutto anche nella miscelazione, è sicuramente il Bloody Mary, una bevanda dalla bella storia per quanto intricata che di solito si trova nei brunch e nei pranzi dopo serate molto strong. Secondo l’IBA (International Bartender Association) per realizzarlo ci vogliono parti uguali di vodka, succo di pomodoro, sale, pepe, tabasco, salsa Worcester e succo di limone. Non serve uno shaker visto che il cocktail si prepara con la tecnica throwing, ovvero il passaggio scenografico del liquido da un bicchiere all’altro. Si finisce poi con la guarnizione, che spesso è un gambo si sedano, oppure una fetta di pomodoro o un rametto di erba aromatica. Il drink è diventato così iconico che ha una varietà infinita di declinazioni e sotto ricette, così tante da essere difficile riassumerle qui.
Storia del cocktail inventato a Roma per un alto prelato: il Cardinale
Il Cardinale è un cocktail nato a Roma nei gloriosi Anni ’50 all’interno dell’Hotel Excelsior di Via Veneto. Una variante sul Negroni creata da un leggendario bartender per un cardinale tedesco

Il Cardinale è uno di quei cocktail italiani che, pur essendo meno noto del suo parente più celebre ovvero il Negroni, ha attraversato decenni di storia con discrezione e oggi piano piano va sempre più per la maggiore. Se il Negroni è diventato il simbolo dell’aperitivo, deciso e corposo, il Cardinale si può definire un cocktail più sobrio. Nato anch’esso dalla triade gin, bitter e vermouth, il Cardinale sostituisce il vermouth rosso con una componente più chiara, secca o addirittura vinosa, mantenendo comunque il colore rosso brillante grazie al Campari. Nasce a Roma, ed è un cocktail che racconta un’Italia di settant’anni fa, tra austerità e mondanità, tra Vaticano e Hollywood.
Il Coctail inventato da un Cardinale

La sua nascita risale ai primi anni Cinquanta, all’interno del leggendario Hotel Excelsior di Via Veneto, a Roma, uno dei luoghi simbolo della Dolce Vita. All’epoca, la capitale stava vivendo un periodo di rinascita culturale e sociale: il cinema attirava star internazionali, gli alberghi ospitavano ambasciatori e prelati, e la cultura del bere miscelato cominciava a prendere piede anche in Italia grazie a questo legame con l’America e i suoi nuovi trend. Anche in fatto di miscelazione.

È qui che il capo barman Giovanni Raimondo, genovese di origini e raffinato nei modi come potevano essere i miscelatori dei grandi alberghi di una volta, crea un drink in onore del Cardinal Schumann. Un alto prelato tedesco che frequentava abitualmente il bar dell’hotel. E proprio a Schumann venne l’idea di modificare la ricetta del Negroni per avere un drink meno forte. Così Giovanni Raimondo sostituì il vermouth con il vino bianco, nello specifico un Riesling, uno dei vini preferiti del Cardinale, aggiungendo anche qualche spezia. Successivamente, per semplificarne la preparazione e renderlo più adatto al servizio da bar, ne propose una versione codificata e stabile, sostituendo il vino con vermouth dry e mantenendo il caratteristico colore rosso acceso, che richiamava l’abito cardinalizio.
La ricetta del Cardinale
Il cocktail così come lo conosciamo oggi prevede una miscela di gin, bitter e vermouth dry, mescolati in un mixing glass con ghiaccio e serviti in una coppetta cocktail ben fredda, guarnita con una scorza di limone. Mentre, come abbiamo visto, la versione originale utilizzava in parti uguali gin, Campari e Riesling, con l’aggiunta di chiodi di garofano e un tocco di cannella. Sebbene oggi il Cardinale sia meno diffuso rispetto ad altri classici italiani, viene ancora preparato nei bar storici della capitale e rappresenta un’alternativa per chi cerca un aperitivo secco e aromatico.
Bellini all’Harry’s Bar di Venezia
Tra i cocktail più eleganti di sempre, ormai consegnati alla storia e al mito del tempo, c’è il Bellini. Drink nato proprio a Venezia e poi esportato in tutto il mondo, tanto da fare la sua fortuna non in patria ma a New York. Un elegante flûte che contiene prosecco e succo di pesca, frizzante al punto giusto da risvegliare i sensi e dalla bassa gradazione alcolica. Il Bellini è anche sinonimo di un’epoca che non c’è più: dei bar del dopoguerra, dei camerieri in livrea, di un modo di vivere che è diventato sinonimo di Bella Vita all’italiana. La sua nascita è leggenda, e si lega alla città di Venezia così come a un bar ancora oggi famosissimo: l’Harrys’s Bar, a pochi passi da Piazza San Marco, e al suo proprietario Giuseppe Cipriani.

Il Bellini dell’Harrys Bar di Venezia
La nascita del Bellini: come è nato il cocktail di Venezia
A differenza di tanti altri cocktail la cui storia si perde nella notte dei tempi, per il Bellini invece si ha una data certa e un nome a cui associare la paternità. Era infatti il 1948 quando Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar, inventa questa preparazione dolce al punto giusto e perfetta per tutto l’arco della giornata. Infatti contiene solo un goccio di vino Prosecco a cui si aggiunge succo di pesca: il risultato è un cocktail sapido e minerale ma smorzato dalle note più zuccherine del frutto. Il Bellini, inoltre, a differenza di altri cocktail nati per sbaglio, è stato volutamente creato dal fondatore dell’Harry’s Bar per celebrare una mostra del grande artista e pittore Giovanni Bellini. Dicono, in particolare, che l’ispirazione venne a Cipriani osservando la tunica di un santo raffigurato in un’opera dell’artista cinquecentesco. Così Cipriani decise di ricreare quello stesso colore rosato in un cocktail, dando vita al Bellini. La fortuna del Bellini seguì la fortuna di questo leggendario locale, meta di artisti, scrittori e personaggi dello spettacolo: da Ernest Hemingway a Orson Welles, fino ad arrivare a Gianni Agnelli.


Giuseppe Cipriani dell’Harry’s Bar di Venezia
La ricetta del cocktail Bellini e la sua preparazione
Si tratta di un long drink che fa parte della categoria degli sparkling cocktail ovvero i drink frizzanti, grazie alla presenza di bollicine. La ricetta è molto semplice e prevede esclusivamente vino Prosecco e purea di pesche bianche, nella proporzione di 2 a 1. Stando alle indicazioni dell’Harry’s Bar di Venezia, il cocktail Bellini prevede 3/4 di prosecco e 1/4 di purea di pesche che si ottiene schiacciando i frutti con tutta la buccia in un imbuto cinese o con uno schiacciapatate. Si può usare anche una centrifuga, ma mai un mixer perché altrimenti il succo si mescola all’aria. Solo alla fine si unisce – secondo le proporzioni – il vino per il Bellini al succo di pesca (ad esempio: 5 cl di succo e 15 cl di Prosecco) e si mescola. Ovviamente è consigliato bere la bevanda fresca di giornata.
Boulevardier il cocktail degli Anni ‘20
Il Boulevardier nasce a Parigi negli Anni ’20 al celebre Harry’s New York Bar. Venne creato per un aristocratico americano replicando la formula del Negroni e sostituendo un ingrediente

Il Boulevardier può essere considerato un Negroni più riflessivo. Infatti è un cocktail caldo nei toni, morbido ma con la stessa struttura del suo cugino italiano: bitter, vermouth rosso e un distillato. Solo che al posto del gin qui c’è il bourbon o in alcune versioni il rye whiskey, che rendono il Boulevardier un drink più profondo e strutturato. Considerato uno tra i più apprezzati twist on classic, è anche un cocktail riconosciuto dall’IBA – International Bartenders Association e inserito nella lista degli Unforgettables.

Il Boulevardier
Il drink arriva dagli Anni ’20 quando Harry McElhone, celebre bartender scozzese, lasciò gli Stati Uniti per sfuggire al Proibizionismo, che nel 1920 aveva messo al bando la produzione e il consumo di alcol oltreoceano. Come molti altri professionisti del bere miscelato trovò rifugio in Europa e aprì il suo Harry’s New York Bar a Parigi: un locale che sarebbe presto diventato punto d’incontro di espatriati americani, artisti, giornalisti e scrittori in cerca di libertà. Un cocktail bar imprescindibile per la storia della mixology, celebre per aver dato vita a diversi cocktail che sono poi diventati grandi classici. Tra questi il Bloody Mary, il Sidecar, il Blue Lagoon e il White Lady, solo per citarne alcuni.

Ma come venne ideato? L’ispirazione per McElhone venne da Erskine Gwynne, un aristocratico americano editore della rivista The Boulevardier, destinata alla comunità anglofona della città. Gwynne voleva un cocktail che lo rappresentasse: elegante ma non troppo formale e più complesso del Negroni. Così cambiando un solo ingrediente nacque il Boulevardier.

Il Boulevardier si prepara come un Negroni, una delle basi più reinterpretate della mixology moderna: una parte di whiskey (bourbon o rye), una parte di vermouth rosso dolce e una parte di bitter Campari. C’è chi preferisce aumentare la dose di whiskey per renderlo più robusto, modificando leggermente la ricetta. Si mescola nel mixing glass con ghiaccio, si filtra in un tumbler basso e si guarnisce con scorza d’arancia o ciliegia al maraschino.
Clover Club
Nato a Philadelphia nei primi anni del Novecento, il Clover Club è uno di quei cocktail che sembrano sfuggiti alla logica delle mode. Rosa, elegante, vellutato, è spesso erroneamente considerato un drink “femminile”, ma le sue origini raccontano tutta un’altra storia. Venne inventato infatti in un club della capitale della Pennsylvania, da cui prese il nome e per anni dimenticato proprio per un pregiudizio di genere. I suoi ingredienti sono semplicissimi: gin, sciroppo di lamponi che gli conferisce il caratteristico colore rosa, succo di lime e albume. Si prepara con una shakerata a secco (cioè senza ghiaccio), che permette di montare bene l’albume e creare quella tipica spuma soffice, seguita da una seconda shakerata con ghiaccio per raffreddare il tutto. Il drink viene servito in una coppa cocktail, senza guarnizioni oppure con un singolo lampone come tocco finale. Oggi il Clover Club è tornato a essere presente nelle carte dei migliori bar del mondo: un piccolo omaggio alla tradizione, ma anche a una storia di rivoluzione femminile silenziosa. A inventarlo fu il bartender di un esclusivo club per soli uomini, frequentato da avvocati, giornalisti e imprenditori della costa Est americana. il Clover Club, appunto. Un drink adatto a tutte le fasce orarie, leggero, fresco e beverino, eppure proprio per l’aspetto delicato e il colore tenue cadde subito in declino.
Rossini
Il Rossini cocktail è un drink facile, fresco e fruttato a base di vino bianco e polpa di fragola frullata. Omaggio al celebre compositore pesarese Gioacchino Rossini, questo cocktail nasce nel 1948 per opera di Giuseppe Cipriani dell’Harry’s bar di Venezia, come variante del celebre Bellini cocktail il cui mix è a base di Prosecco e polpa di pesca bianca.
Per preparare il Rossini mettete in una flûte un cubetto di ghiaccio, poi versate lo spumante e colmate con il centrifugato di fragole. Il cubetto di ghiaccio posizionato a metà altezza farà sì che i due composti si mescolino delicatamente e che la schiuma non si generi in modo troppo tumultuoso, rischiando di uscire dal bicchiere.
Batanga il cocktail messicano che si gira con un coltello
Il Batanga è un cocktail nato in Messico negli Anni ’50 con ingredienti tutto sommato semplici: tequila, Coca-Cola lime e sale. Virale sui social ha una particolarità: si deve mescolare con il coltello. La ricetta del Batanga è alla portata di tutti: in un bicchiere alto, strofinare sale sul bordo (facoltativo) e spremere mezzo lime sul fondo. Si aggiunge tequila bianca, ghiaccio abbondante, poi versare Coca-Cola messicana fino a riempire il bicchiere. Un pizzico di sale e, soprattutto, una mescolata con la lama del coltello per restare fedeli all’originale. Il risultato è un cocktail fresco, sapido e leggermente agrumato, da bere soprattutto in estate.

Non è tra i grandi classici internazionali, ma nell’ultimo anno il Batanga è tornato alla ribalta conquistando i social, diventando uno dei drink più virali su TikTok e tra i più bevuti durante eventi globali come il Super Bowl. La sua forza? Ingredienti semplici e una storia affascinante, che parte dal Messico. Nato come cocktail popolare e di facile preparazione, si prepara con pochissimi ingredienti: tequila, Coca-Cola, lime e un tocco di sale, mixati in modo molto particolare.

Il Batanga nasce in Messico, a Tequila, città simbolo dell’omonimo distillato, nella leggendaria cantina La Capilla, il più antico bar della città. A inventarlo è stato Don Javier Delgado Corona, figura mitica del bartending messicano, che negli Anni ’50 cercava un drink semplice ma distintivo. L’idea di mescolare tequila, Coca-Cola messicana (quella dolcificata con zucchero di canna), lime e sale – e soprattutto di farlo mescolando con il coltello usato per tagliare il lime – ha dato vita a una ricetta destinata a diventare molto popolare.

Il Monkey Gland e come si prepara
Preparare un Monkey Gland è semplice, ma richiede precisione: gin, succo d’arancia fresco, sciroppo di granatina e qualche goccia di assenzio. Si versano tutti gli ingredienti in uno shaker con ghiaccio, si agita bene e si filtra in una coppa da cocktail ben fredda. Il risultato è un drink dal gusto bilanciato tra il secco del gin, la freschezza dell’arancia e una leggera nota amaricante finale. Un cocktail d’epoca diffuso soprattutto negli anni ’20 che ancora oggi può essere attuale, soprattutto se accompagnato dal racconto della sua genesi fuori dal comune.un drink nato nel secolo scorso all’Harry’s New York Bar di Parigi e che ancora oggi incuriosisce per il nome bizzarro, il motivo per cui è nato e l’equilibrio insolito dei suoi ingredienti. Poco conosciuto rispetto ad altri classici dell’epoca, è oggi menzionato tra gli Unfogettable dell’IBA – International Bartenders Association. Il Monkey Gland è stato inventato da Harry MacElhone, barman scozzese e proprietario del leggendario Harry’s New York Bar di Parigi, uno dei luoghi di culto della nightlife internazionale del primo Novecento. È qui che nacquero miscele ancora oggi considerate tra le più famose al mondo: come il Bloody Mary, il Sidecar, il French 75 e anche il Monkey Gland. Il nome del drink, che letteralmente significa ghiandola di scimmia, fa riferimento a una teoria pseudoscientifica dell’epoca.
Red Snapper
Se invece della vodka del cockail Rossini si utilizza il gin allora siamo al Red Snapper che prende ispirazione nel nome da una famosa tipologia di dentice diffuso nell’Atlantico come nel Caribe, perché ha un suo nome e una sua diffusione. Si tratta comunque di una variante del Bloody Mary che, però, viene realizzata a partire dal gin e non dalla vodka. Per il resto gli ingredienti rimangono più o meno i medesimi.
Michelada

Dal Messico (su questo non vi è dubbio) arriva questa bevanda conosciuta anche in tutto il resto del centro America e del Sud America. La Michelada, perfetta per refrigerare le afose serate estive (o infuocarle, a seconda dei gusti), viene preparata con birra (tipo Lager), succo di lime, succo di pomodoro, salsa piccante, sale e pepe. Le versioni però possono cambiare e ne vengono realizzate di infinite. Servito in un bicchiere alto, di solito il drink si presenta anche con l’orlo salato. basta bagnare leggermente il lembo del bicchiere e immergerlo nel sale fino. Un po’ come per la Tequila Bum Bum quando il sale non si versa direttamente sulla mano…
Tomatini

Uno dei neo-drink nato dall’estro di una catena di ristoranti, Le Petite Maison, è proprio a base di pomodoro e si chiama Tomatini. Ha guadagnato un certo interesse online sia per la sua preparazione che per la scenografia con cui viene presentato, con una spolverata di pepe da un mega macinino a completare il cocktail. Il Tomatini originale viene realizzato con pomodorini maturi tipologia Campari tagliati in quattro, aceto balsamico, zucchero liquido, vodka, un pizzico di sale e uno di pepe nero, infine per guarnire una spolverata di pepe nero e poi un pomodoro ciliegino come garnish. A casa si può rifarlo traendo ispirazione dalla ricetta del brand per poi adattarlo ai propri gusti.
Sangrita

Torniamo in Messico per una piccola “Sangria” che nulla ha a che vedere con quella ben più famosa e che, a dirla tutta, non è neppure un cocktail. Si tratta piuttosto di una bevanda di accompagnamento (analcolica) che viene servita insieme alla tequila in modo da esaltarne il gusto e la complessità, riequilibrando anche la bevuta. La Sangrita viene preparata di solito con sale, pepe, peperoncini tritati o salsa piccante, arance, melograno, lime. E il pomodoro? Nella versione originale di Jalisco, dove è nata questa usanza, pare che non ci fosse, ma ormai tutti uniscono anche il succo di pomodoro. La Sangrita finisce anche in un altro modo molto popolare in Messico di servire la tequila: il bicchierino del distillato originale (bianco), la Sangrita (rossa), succo di lime (tendente al verde), una triade da somministrare tutta insieme.
Cocktail di Prosecco e Fragolino
Un cocktail elegante per una cena importante è a base di Prosecco e Fragolino. Ideato da un sommelier di un locale al centro di Roma ero riuscita ad ottenere la combinazione degli ingredienti nel corso di una cena di lavoro per pura simpatia. La sua… Si fa cosi’: Si prende una ciotola abbastanza capiente si versa una mezza bottiglia di Prosecco di Valdobbiadene di ottima qualità e una mezza bottiglia di vino Fragolino. Si aggiungono due cucchiaini di marmellata di fragole, o di frutti di bosco o di lamponi e mirtilli, e poi delle ciliege sotto spirito. Si mescola il tutto, si lascia raffreddare in frigorifero per almeno una mezz’oretta. Si prende quindi la ciotola, si mescola nuovamente e si riempiono i calici facendo attenzione a inserire qualche ciliegina in ognuno. Et Voilà… E’ buon anche per il giorno dopo, da versare in bottiglia e chiudere col tappo per conservarlo in frigo.
Il pomodoro condito completo….
E per finire c’e’ sempre il tradizionale aperitivo che si chiede anche di corsa al bar… un pomodoro condito. Fresco, semplice e in voga tra i professionisti si prepara cosi’: Succo di pomodoro, salsa tabasco, pepe nero appena tritato, un po’ di sale fino, salsa worcestershire, 1 cucchiaino di zucchero, 2 cucchiaini di limone spremuto, foglie dii crescione e cubetti di ghiaccio.
Oggi va di moda lo Spritz
Si puo’ fare anche in casa anche se e’ l’aperitvo piu’ in voga tra i giovani e si consuma preferibilmente al bar. Il segreto e’ nell’Aperol, liquore zuccherino molto alcolico che era stato completamente dimenticato e riemerso nelle vendite grazie proprio a questo aperitivo. l’Associazione Internazionale dei Bartender, ma la sua origine risale al 1800 quando nel Regno Lombardo-Veneto le truppe dell’impero austriaco usavano allungare i vini locali, per loro troppo alcolici di gradazione, con una spruzzata di acqua frizzante. Il suo nome infatti deriva da spritzen, il verbo tedesco che descrive questo gesto… quando poi, a metà del secolo scorso, lo Spritz incontra l’Aperol, il matrimonio è sancito! La ricetta ufficiale prevede Aperol, prosecco e soda ma è molto diffusa anche la variante col Campari. Non vedete l’ora di prepararlo? Seguite le indicazioni e invitate gli amici a casa per condividere un vero Spritz come al bar, da sorseggiare con chips di patate o popcorn. Per fare lo Spritz cominciate versando il ghiaccio in un calic aranciae da vino, riempiendolo fino all’orlo. Poi versate il prosecco, seguiti da Aperol. Infine una spruzzata di soda o di acqua molto frizzante 4. Aggiungete ancora poco ghiaccio e mescolate delicatamente con lo stirrer 5. Guarnite con mezza fetta di arancia. le dosi sono le seguenti: Aperol 60 ml, Prosecco 90 ml, Soda una spruzzata, Arance mezza fetta, ghiaccio a piacere, o quanto basta.
Blood and Sand
in omaggio a Rodolfo Valentino

Tra i cocktail dalla storia più affascinante e curiosa della miscelazione classica c’è il Blood and Sand. Un drink che non è sicuramente tra i più conosciuti, dal gusto robusto e con una genesi particolare legata al cinema. Venne infatti creato negli Anni Venti come omaggio a Rodolfo Valentino, divo del cinema muto e simbolo di un’epoca. Inoltre, il Blood and Sand è uno dei pochi cocktail a base di scotch whisky scozzese al quale si aggiungono liquore alle ciliegie, vermuth rosso e succo di arancia. Questa la sua storia.

Blood and Sand
La ricetta si legge per la prima volta nel 1930 nel libro The Savoy Cocktail Book di Harry Craddock, Bibbia per il settore. In realtà si pensa che questo drink fosse nato ben prima, durante i primi anni Venti e per un’occasione speciale. Ovvero l’uscita del film Blood and Sand con protagonista il divo italiano Rodolfo Valentino. La pellicola, che raccontava le passioni e le tragedie di un giovane torero spagnolo, divenne un successo mondiale trasformando Valentino in un’icona. Dalla passione e dal dramma tipici dell’interpretazione di Valentino che arrivò l’ispirazione per qualche bartender.
Non è chiaro chi lo abbia inventato per primo (le teorie portano a Londra o negli Stati Uniti) ma la combinazione rispecchiava bene lo spirito dell’epoca: un drink intenso e teatrale, capace di unire l’affumicato del whisky alla dolcezza del vermouth rosso, con un tocco fruttato dato dal liquore alle ciliegie e dal succo d’arancia fresco. Era un cocktail diverso da tutti gli altri, lontano dalla linearità del Manhattan o dall’amarezza del Negroni: un mix che sapeva sorprendere per il colore ambrato-arancio, proprio come il titolo del film suggeriva, a metà tra il calore del sangue e quello della sabbia.
La preparazione del Blood and Sand è rimasta sostanzialmente immutata nel tempo. Si prepara shakerando scotch whisky, vermouth rosso, liquore di ciliegie e succo d’arancia fresco, in parti uguali. Viene servito in una coppa cocktail e conserva ancora oggi quel fascino retrò che lo lega indissolubilmente a un’epoca d’oro del cinema e a un attore che ha incarnato l’idea stessa di passione.






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