TRAVEL/ DI SETA DI VENTO DI SALE DI SABBIA LA CALABRIA CHE IO ABITAVO TRA CASTELLI GINESTRE E FINOCCHIETTO SELVATICO

LE BARCHE PARCHEGGIATE SOTTO CASA A SCILLA QUASI FOSSERO AUTOMOBILI IL VENTO CHE SPIRA FORTE E PORTA A VOLTE LA SABBIA DEL DESERTO ALTRE GIORNI LA LAVA DELL’ETNA IL BOZZOLO DEL BACO CHE ALIMENTA L’ANTICA TRADIZIONE DELLA TESSITURA DELLA SETA I CASTELLI EDIFICATI TRA LE ONDE E LE CATTEDRALI BIZANTINE CHE TESTIMONIANO LA PRESENZA DELLE CONFESSIONI ORIENTALI NELLA TERRA CHE FU MAGNA GRECIA LA CALABRIA CHE NON TI ASPETTI TRA RITI MITI TRADIZIONI CHE SI RINNOVANO NEL TEMPO CAPACE DI RAPPRESENTARE UNA STORIA ANTICA CHE HA LASCIATO SEGNI INCONFUTABILI DI UNA SORPRENDENTE BELLEZZA.
Addentrandosi nel cuore di Chianalea, ci si rende subito conto del perché questo luogo sia stato indicato fra i borghi più belli d’Italia. Oggi meta di turisti che adorano soggiornare nel luogo magico di Scilla che guarda Cariddi e amano soffermarsi nei caratteristici negozi e gustare le specialità della gastronomia locale, in particolare i piatti a base di pesce spada (davvero ampia e rivolta ad ogni tipo di palato l’offerta della ristorazione, dai menu gourmet, alle proposte della tradizione, fino ai gustosi pub in cui è possibile assaggiare piatti davvero innovativi), Chianalea conserva intatto il fascino di sempre. E al termine della passeggiata, nei pressi della chiesa di San Giuseppe, la mente torna a ripercorrere il mito di  Scilla (narrato da Omero nell’Odissea), la bellissima ninfa che fece innamorare il dio marino metà uomo e metà pesce di nome Glauco scatenando le ire di Circe che la trasformò in una creatura mostruosa con sei teste di cani rabbiosi e ringhianti. E lungo le vie di Chianalea, fermandosi ad osservare l’incessante moto del mare che si infrange sugli scogli che reggono la fitta schiera di casette, pare, ancora oggi, di udirne in lontananza il lamento.
La Calabria è un vero e proprio scrigno di tesori tessili tutti da scoprire. La tessitura è un’attività che risale a tempi antichissimi, quando le donne calabresi utilizzavano i telai manuali per creare tessuti di vario tipo, sia per uso domestico che per il corredo nunziale. Con il passare dei secoli, l’arte della tessitura ha subito l’influenza di diverse culture, come quella araba e bizantina, arricchendosi di tecniche e motivi sempre più elaborati e raffinati. La storia della tessitura calabrese affonda le sue radici nella lontana epoca della cultura Enotria, datata al XV secolo a.C. Sono molte le aree vocate alla tessitura al telaio. Oltre la Locride che affine le fantasie grecaniche in coperte, scialli e tessuti di tela vicino Catanzaro il piccolo borgo di Tiriolo è ancora sede di una originale tessitura realizzata con gli scartI di calze di donna, e pezze di stoffa di cotone, note appunto come pezzare, realizzate al telaio da abili mani di donna. A Seminara esiste l’unica tessitura artigianale, che si tramanda da generazioni sin dal 1700, con intrecci e colori che parlano della storia e cultura della Magna Grecia. Si realizzano tessuti per coperte, tovaglie, grembiuli, borse, cuscini, guide da tavolo e i famosissimi tappeti in doppio lato con alternanza di colori.
U VANGALA…SCIALLE TIPICO DI TIRIOLO 

 

 

 

 

Oggi, in alcune zone della Calabria, è ancora possibile ammirare e acquistare i prodotti della tessitura tradizionale, realizzati con materiali naturali, decorati con disegni che raccontano la storia e le tradizioni di questa terra. Al telaio si realizzano tappeti in cotone e in juta, runner e guide da tavola, centri tavola, copri tavola, tovaglie e corredi per cucina, coperte, cuscini e biancheria per il letto. Ci rivolgiamo a privati amanti affezionati del tessile artigianale che raggiungiamo principalmente attraverso mercatini ed eventi fieristici ma soddisfiamo anche richieste di grandi forniture da parte di società, enti, resort, alberghi, ristoranti, villaggi turistici e commercianti. La tessitura dei vancali, tradizionali scialli calabresi, è un’arte antica che ha radici profonde nel piccolo borgo di Tiriolo, situato nel cuore della Calabria. Questo paese, noto per la sua ricca tradizione tessile, mantiene viva una delle pratiche artigianali più affascinanti e preziose della regione.

Questo scialle viene generalmente realizzato in lana pettinata, in inverno mentre, in estate, si opta per la seta il tutto dimostrando sempre estrema cura del dettaglio come dimostrano le sottili fasciature trasversali multicolori con intramezzature di laminato oro e argento che vanno a ravvivare il fondo nero.” Oggi esiste una sola bottega a produrli la Tessilart della signora Mirella Leone, maestra artigiana che, da più di vent’anni, con grande passione tesse il vancale. Non lasciamo perire questa bella tradizione calabrese.

 

 

 

(SPIAGGIA DI SANT’ANDREA APOSTOLO DELLO JONIO PH, PINO BRANCA)
Se siete alla ricerca di una meta turistica che vi regali panorami mozzafiato, storia millenaria e tradizioni autentiche, non potete perdervi Tiriolo, il borgo calabrese che si affaccia sui due mari: il Tirreno e lo Ionio. Tiriolo è situato sull’istmo di Catanzaro, la parte più stretta della penisola italiana, e dalla sua posizione privilegiata si può godere di una vista unica che abbraccia le coste calabresi, le isole Eolie, lo Stromboli e l’Etna. Ma Tiriolo non è solo un balcone naturale, è anche un luogo ricco di storia e cultura, che conserva le tracce di antiche civiltà e di eventi memorabili. Tiriolo ha origini molto antiche, si pensa che sia stato fondato dai greci sei secoli prima della guerra di Troia, e che sia stato identificato con la mitica Scheria, la terra dei Feaci descritta nell’Odissea, dove si fermò Ulisse nel suo viaggio di ritorno. Nel territorio di Tiriolo sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici che testimoniano la presenza di insediamenti umani fin dal Neolitico, come asce, scalpelli e raschiatoi di ossidiana. In epoca romana, Tiriolo divenne famoso per il ritrovamento di una tavoletta di bronzo con il Senatus Consultum de Bacchanalibus, un decreto del II secolo a.C. con cui il senato romano vietava i baccanali, riti orgiastici considerati pericolosi per lo stato. La tavoletta, oggi conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna, è una delle testimonianze più importanti della romanizzazione della Calabria. Tuttavia castelli costruiti tra le onde testimoniano le diverse dominazioni che si sono succedute nel tempo, come le Castella a Isola Capo Rizzuto, tra i più belli assieme a quello di Roseto Capo Spulico.

 

(LE CASTELLA, IL CASTELLO ARAGONESE A ISOLA CAPO RIZZUTO, CROTONE)

 

 

 

 

 

Nel Medioevo, Tiriolo fu un centro strategico e fortificato, conteso tra Bizantini, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi. Sul Monte Tiriolo, che domina il borgo, si possono ancora vedere i resti di una fortificazione bizantina, che serviva a difendere il territorio dalle invasioni. Il borgo conserva il suo aspetto medievale, con le case arroccate intorno alla chiesa madre dedicata a Nostra Signora della Neve, che custodisce opere d’arte di pregio, come il polittico di Marco Cardisco, pittore rinascimentale originario di Tiriolo. Nel centro storico si possono ammirare anche il palazzo baronale, il convento dei frati minori, il museo civico e l’antiquarium, dove sono esposti reperti archeologici e storici. Luogo di tradizioni e di sapori, dove si possono assaporare i prodotti tipici della terra calabrese, come l’olio, il vino, il grano, le olive e l’uva. Tiriolo è infatti Città dell’Olio, e ogni anno organizza la Sagra dell’Olio, dove si possono degustare le varietà locali e assistere alla spremitura delle olive. Altre manifestazioni che animano il borgo sono il Festival Bacchanalia, che celebra il ritrovamento della tavoletta con concerti, spettacoli e degustazioni, e la Festa della Madonna della Neve, che si svolge il 5 agosto con una processione e uno spettacolo pirotecnico. Tiriolo è quindi una meta ideale per chi vuole scoprire la Calabria più autentica e suggestiva, tra natura, storia e cultura. Un borgo che  conquista con la sua bellezza e la sua ospitalità, e che vi farà sentire parte di una terra straordinaria.

 

(SOVERATO)
Se si viaggia lungo la costa ionica della Calabria, non si può non fermarsi ad ammirare  un monumento che da secoli domina il paesaggio: l’ultima colonna del tempio di Hera Lacinia, situata a Capo Colonna, a circa 10 chilometri a sud di Crotone

Si tratta dell’unica testimonianza rimasta di uno dei più importanti santuari della Magna Grecia, dedicato alla dea greca Hera, protettrice delle donne e della fertilità. Il tempio di Hera Lacinia fu costruito nell’VIII secolo a.C. dai coloni greci che fondarono Crotone, una delle più potenti e fiorenti città della Magna Grecia. Il tempio era situato sul promontorio Lacinio, oggi chiamato Capo Colonna, che costituisce la punta più orientale della penisola calabrese e il limite meridionale del golfo di Taranto. Il promontorio era considerato sacro dalle popolazioni autoctone e fu reso ancora più prestigioso dalla costruzione del tempio, che divenne un luogo di culto e di pellegrinaggio per i greci e i romani. Il tempio era di stile dorico e aveva 6 colonne sul fronte e 17 sui lati lunghi. Era circondato da un muro peribolare e da altri edifici di servizio, tra cui un balneum romano. Il tempio ospitava una statua in oro e avorio della dea Hera, opera dello scultore Fidia, lo stesso che realizzò la statua di Zeus a Olimpia. Il tempio era anche famoso per la sua ricchezza e per le sue offerte votive, tra cui una colonna d’oro donata dal generale cartaginese Annibale dopo la vittoria contro i romani nella battaglia di Canne nel 216 a.C.

La Calabria è culla di una delle più raffinate civiltà dell’intero bacino del Mediterraneo, quella della Magna Grecia, che a Crotone èbbe uno dei suoi fulcri. Potenza militare, sede di filosofi del calibro di Pitagora che qui tenne cenacolo, patria di atleti olimpionici di leggendaria fama come Milone, Crotone fu anche un importante crocevia di traffici commerciali lungo le rotte di collegamento con l’Egeo. E proprio a quest’ultimo aspetto si ricollega il nostro approfondimento di oggi, che ci riporta ad un ritrovamento archeologico davvero eccezionale avvenuto nel 2013. Come troppo spesso accade in Italia, esso è presto finito nel dimenticatoio, ma se debitamente riconsiderato potrebbe, insieme a tutte le altre antiche testimonianze di questo promontorio affacciato su un mare azzurro e cristallino, costituire tappa di un percorso, fra terra e mare, di grande valore storico-turistico.

 

 

 

 

 

 

(CAPO COLONNA IL TEMPIO DI HERA LACINIA)

 

 

 

 

Il riferimento è alla scoperta, effettuata a fine luglio 2013, dal gruppo di archeologi diretto da Carlo Beltrame (dell’Università Cà Foscari di Venezia) e Salvatore Medaglia (Università degli Studi della Calabria) e coadiuvato dalla Sopraintendenza per i beni archeologici della Calabria: quella del più grande carico di marmi antichi mai trovato nel Mar Mediterraneo (v. foto sopra). Il rinvenimento è avvenuto nella baia di Punta Scifo, cuore dell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, e comprende ben 350 tonnellate di varietà di marmo proconnesio provenienti dalla Turchia e riconducibile ad una nave presumibilmente naufragata nel III° secolo d.C. Il preconnesio era una varietà di marmo bianco tra le più utilizzate nell’impero romano, ha grandi cristalli e presenta un colore bianco con sfumature cerulee o con venature grigio-bluastre. Il carico, di pregevole lavorazione, era forse destinato ai decori di qualche importante edifico di una grande città dell’Impero romano del Mediterraneo occidentale; qualcuno ipotizza fosse diretto a Roma. Pochi giorni prima di questo ritrovamento, con un vero balzo epocale, il mare di Capo Colonna aveva restituito anche due cannoncini petrieri del XV secolo ritrovati per caso in località Santa Domenica (Isola di Capo Rizzuto) a soli 20 metri dalla spiaggia. Una conferma di come il tratto di costa da Capo Rizzuto a Crotone abbia avuto in passato un ruolo di primo piano nelle rotte e nei traffici marittimi del Mediterraneo.

 

 

 

 

(SOVERATO)

 

 

 

 

Il tempio fu saccheggiato e distrutto più volte nel corso della storia, sia da parte dei romani che dei barbari. Nel XVI secolo restavano solo due colonne in piedi, da cui il nome di “Capo delle Colonne” dato al promontorio.

Nel 1732 una delle due colonne cadde a causa di una tempesta e fu usata come materiale da costruzione. L’altra colonna rimase solitaria a testimoniare la gloria passata del tempio. Oggi l’area sacra del tempio fa parte del Parco Archeologico di Capo Colonna, che si estende per circa 50 ettari e offre ai visitatori la possibilità di ammirare i reperti provenienti dagli scavi archeologici condotti dal XIX secolo ad oggi.

Tra i reperti più importanti ci sono la laminetta bronzea con iscrizione ad Hera Lacinia, datata al IV secolo a.C., il tesoro di Hera, costituito da monete, gioielli e oggetti preziosi, e i frammenti della statua della dea. Il parco archeologico ospita anche un museo che illustra la storia e le caratteristiche del santuario. Per chi volesse avere un’idea più precisa di come doveva essere il tempio di Hera Lacinia ai suoi tempi d’oro, è possibile visitare il sito web www.heraproject.it, dove è stata realizzata una ricostruzione in 3D del tempio e del suo contesto ambientale. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Capo Colonna, l’Università della Calabria e il Centro Interdipartimentale di Servizi Informatici e Telematici dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Il sito web offre anche informazioni storiche e culturali sul tempio e sul suo culto. L’ultima colonna del tempio di Hera Lacinia è quindi un simbolo della Magna Grecia e della sua eredità culturale. Visitare il parco archeologico o il sito web è un modo per entrare in contatto con una parte importante della nostra storia e della nostra identità.

 

 

 

(ROSETO CAPO SPULICO)

Sulla sabbia sembra invece edificato il Castello di Roseto Capo Spulico. Il nome Roseto deriva dal latino rosetum vista la diffusione della coltura delle rose in epoca greco-romana, che venivano utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite. La specifica “Capo Spulico” fu assunta nel 1970 in riferimento alla vicinanza del paese al Capo Spulico (Akron Spylikòn, Άκρον Σπυλικόν in greco antico).

Fondata attorno al VII secolo a.C. ai tempi della Magna Grecia Roseto era una delle città satellite di Sibari. La Roseto odierna nacque nel X secolo d.C. il principe Roberto il Guiscardo vi costruì tra il 1058 e il 1085 il Castrum Roseti, mentre raggiunse il suo massimo splendore nel 1260 quando fu costruito il Castrum Petrae Roseti (castello di Roseto) dato in feudo ai baroni della Marra. Fu centro di forte presenza albanese già dai primi del Cinquecento. Dal 1623 al 1671 fu feudo della famiglia Rende di Bisignano, in persona dei baroni Lucantonio e Carlo.Dopo un periodo di declino e di sottomissione al potere baronale, aggravato dall’Unità d’Italia e dall’emigrazione che ha segnato questa terra nella prima metà del Novecento, nei primi anni 70 vennero costruiti i primi “residence”, che aprirono le porte al turismo nello Jonio Calabrese e a Roseto Capo Spulico, che è andata nel tempo sviluppandosi specie nel settore del turismo balneare. 

Tra i luoghi più suggestivi della Calabria c’è sicuramente la Cattolica di Stilo arrampicata sulle colline sembra essere stata messa lì per proteggere il paese che conserva tutta la sua antica bellezza.

 

 

(LA CATTEDRALE GOTICA DI STILO)
Un affascinante borgo situato alle pendici del Monte Consolino, nella provincia di Reggio Calabria. Le sue origini risalgono all’epoca greco-romana, ma fu nel periodo bizantino che visse il suo massimo splendore. Simbolo del paese è proprio la Cattolica, una chiesa bizantina del X secolo, esempio unico di architettura religiosa. Il centro storico è un dedalo di vicoli in pietra, palazzi nobiliari e antiche fontane. Passeggiando, si respira un’atmosfera senza tempo, tra arte, fede e silenzi. Stilo è anche la città natale del filosofo Tommaso Campanella, autore de “La Città del Sole”. Ogni angolo racconta storie di monaci, cavalieri e viandanti. Dal castello normanno si gode una vista mozzafiato sulla vallata e sul mare Ionio. La natura che circonda il borgo è rigogliosa, tra uliveti, fiumare e sentieri panoramici.
Tradizioni religiose e feste popolari mantengono viva l’identità del luogo. Stilo è inserito tra i Borghi più belli d’Italia per il suo valore storico e culturale. Chi visita Stilo scopre un equilibrio raro tra spiritualità, paesaggio e memoria. Un piccolo gioiello calabrese che lascia un segno nel cuore di chi lo incontra.
(AFFRESCHI BIZANTINI A STILO)
Ancora sullo Jonio ecco a voi le Grotte di Sant’Angelo, situate nel comune di Cassano allo Ionio (CS). Queste grotte costituiscono un complesso carsico di notevole interesse storico e speleologico. Con oltre 3.500 metri di gallerie e un dislivello di circa 100 metri, queste cavità sono tra le più estese della regione. Abitate sin dal Neolitico, hanno restituito reperti archeologici che testimoniano una frequentazione umana di oltre 7.000 anni. Particolarmente significativa è la Grotta Pavolella, utilizzata come sito funerario e contenente rari esempi di cremazione neolitica. Le grotte presentano spettacolari formazioni di stalattiti e stalagmiti, oltre a depositi di gesso sfruttati in epoche storiche. Un ecosistema unico si è sviluppato al loro interno, con piante che crescono in assenza di luce, alimentate dallo stillicidio delle concrezioni. Dopo una chiusura di sette anni per motivi di sicurezza, le grotte sono state riaperte al pubblico nel marzo 2025, grazie a interventi di consolidamento e messa in sicurezza. Oggi, le Grotte di Sant’Angelo luogo Fai rappresentano una meta imperdibile per gli appassionati di archeologia, speleologia e natura.
(LE GROTTE DI CASSANO ALLO JONIO)

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