“Il tempo che ci vuole” è certamente una bella storia d’amore. L’amore per un padre, l’amore per il cinema. Film potente quasi poetico con un ruolo affidato ad un artista infallibile che centra ogni sua interpretazione, Fabrizio Gifuni, ma quello di Francesca Comencini che racconta suo padre Luigi, è prima di tutto un grande atto d’amore che ha conquistato i giornalisti cinematografici assieme a “La vita da grandi”. Premiati anche “Diamanti” di Ferzan Ozpetek e “Follemente” di Paolo Genovese. Una serata di festa al MAXXI per celebrare il grande cinema italiano dell’ultimo anno.
Una sensibilità non comune Francesca l’aveva mostrata al grande pubblico quando convinse Nicoletta Braschi a fare la protagonista del film Mi piace lavorare. Storia di ordinario mobbing, in tempi in cui di mobbing non si parlava. Unica attrice di rilievo nella pellicola, nel ruolo di un’inconsapevole contabile che è messa psicologicamente alla porta dalla grande azienda per la quale lavora, la Braschi viene nominata al Nastro d’Argento come miglior attrice. Questa è la Braschi che ci piace, quella che mostra le sfumature di un personaggio, le sue nevrosi, come di sé stessa nelle poche e sfuggevoli interviste che concede. Francesca è la più piccola delle quattro figlie del regista Luigi e di Giulia, figlia della principessa Eleonora Grifeo di Partanna. Lei abbandona gli studi di Filosofia dopo due anni ed esordisce alla regia nel 1984 con “Pianoforte”, vincitore, fra l’altro, del Premio “De Sica” per il miglior film d’esordio a Venezia nel 1985. Dopo “La lumière du lac” (“La luce del lago”, 1989), dirige “Annabelle partagée”, selezionato per la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 1991. Si dedica con passione al documentario: nel 1995 è la volta ‘Elsa Morante’ per la serie tv “Un siècle d’écrivains”, nel 1997 di quello sul regista Carlo Cecchi “Shakespeare a Palermo”, nel 2001 firma con altri 57 registi il lavoro collettivo “Un altro mondo è possibile”. Dopo i fatti del G8 2001 a Genova realizza l’anno seguente il documentario “Carlo Giuliani, un ragazzo” e nel 2003 “Firenze, il nostro domani” film collettivo sulle giornate e sulla manifestazione per la pace del Social Forum, svolto a Firenze nel novembre 2002. Nel 2004 partecipa al documentario collettivo sullo stato dell’arte nel mondo contemporaneo “Visions of Europe”. Nel 2002 dirige e sceneggia con altri il lungometraggio “Le parole di mio padre” ispirato a “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, nel 2004 dirige e scrive appunto “Mobbing – Mi piace lavorare” sui problemi del lavoro, mentre nel 2006 si occupa della predominanza del denaro nella vita e nei sentimenti di tutti con il film “A casa nostra”. Il tempo che ci vuole vince ai Nastri d’Argento 2025, nella selezione finale, votata da oltre 90 giornalisti specializzati, che hanno premiato come Miglior Film Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini, film dedicato al padre Luigi e presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia dello scorso anno, e come Miglior esordio Greta Scarano al suo primo lungometraggio per La vita da grandi. Due grandi film e due storie potenti e autentiche, entrambe concentrate in storie di vita familiare che diventano racconto universale. Tra gli altri premi anche con un riconoscimento corale, il Nastro come Film dell’anno, a Diamanti di Ferzan Ozpetek e come Miglior Commedia a Follemente di Paolo Genovese, due titoli che, durante i mesi invernali, hanno conquistato il box office e quindi coinvolto ed emozionato il grandissimo pubblico.
Un Nastro d’Argento speciale è stato assegnato a Luca Zingarettiper il suo debutto alla regia con La casa degli sguardi, riconoscimento deciso dal Direttivo Nazionale per la sensibilità d’autore del regista, che ne è anche interprete, di mettere a fuoco, all’interno di un complesso rapporto padre-figlio, una riflessione sul tema del riscatto, sulla vita che offre nuove possibilità e sul valore ‘salvifico’ del lavoro – come si legge nella motivazione del Premio. Mentre premiato come Miglior regia è Gabriele Mainetti per La città proibita film insolito, inusuale e avvincente per l’industria italiana, una storia action tinta di rosso sangue e rosso amore, che ha trovato largo consenso. Non mancano nel palmares i Nastri alla carriera con i quali i Giornalisti hanno scelto, in questa edizione, di festeggiare due maestri del cinema italiano come Cristina Comencini che ci ha regalato attraverso Il treno dei bambinitratto dal romanzo di Viola Ardone, emozioni forti, pure e condivise, e Marco Tullio Giordana che con La vita accanto basato sul romanzo omonimo di Mariapia Veladiano,ha creato un piccolo grande momento di riflessione riguardo i fantasmi e le storture della famiglia.
“Con i Nastri d’Argento si chiude un anno di grandi sorprese che i Giornalisti Cinematografici hanno siglato con un verdetto decisamente imprevedibile”, commenta a nome del Direttivo Nazionale Laura Delli Colli, presidente. “Un risultato che disegna una strada di novità e segnala soprattutto un’attenzione speciale ai temi del sociale ma anche lo sguardo di un cinema che sostiene nuove generazioni di autori, scrittori, tecnici e certamente giovani attrici e attori che entrano nel cinema di oggi in punta di piedi segnando l’inizio di un ricambio significativo”. Come è evidente, i premi assegnati dai Giornalisti cinematografici con i Nastri d’Argento 2025 riguardano film legati a temi particolarmente aderenti alla realtà e alla cronaca che ci circonda, sono storie che mettono a fuoco la difficoltà nei rapporti familiari e di coppia, la violenza in varie sue forme e anche tra le mura domestiche, e più in generale la perdita di valori e di passioni che filtra anche dall’insicurezza dei giovani, non tralasciando però il calore dei buoni sentimenti e la grande risata, quella consapevole, intelligente e che ci riflette allo specchio tra pregi e difetti.
Tutti i premi assegnati ai Nastri d’Argento 2025
FILM DELL’ANNO – Diamanti di Ferzan Ozpetek
NASTRI d’ARGENTO ALLA CARRIERA – Cristina Comencini e Marco Tullio Giordana
MIGLIOR FILM – Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini
MIGLIORE REGIA – Gabriele Mainetti per La città proibita
MIGLIOR ESORDIO – Greta Scarano per La vita da grandi
MIGLIORE COMMEDIA – Follemente di Paolo Genovese
MIGLIOR SOGGETTO – Nonostante di Enrico Audenino e Valerio Mastandrea
MIGLIOR SCENEGGIATURA – Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (ex aequo) – Valeria Golino per Fuori e Romana Maggiora Vergano per Il tempo che ci vuole
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA – Fabrizio Gifuni per Il tempo che ci vuole
MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA – Matilda De Angelis e Elodie per Fuori
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA – Francesco Di Leva per Familia
MIGLIORE ATTRICE COMMEDIA – Pilar Fogliati per Follemente
MIGLIOR ATTORE COMMEDIA (ex aequo) – Pietro Castellitto per Diva futura e Yuri Tuci per La vita da grandi
MIGLIOR CASTING DIRECTOR – Laura Muccino per Le assaggiatrici e con Sara Casani per Il tempo che ci vuole
MIGLIOR FOTOGRAFIA – Daria D’Antonio per Parthenope
MIGLIOR SCENOGRAFIA – Tonino Zera per Le Déluge
MIGLIOR COSTUMI – Massimo Cantini Parrini per Le Déluge
MIGLIOR MONTAGGIO – Cristiano Travaglioli per Familia e Parthenope
MIGLIOR SONORO – Angelo Bonanni per Hey Joe e La città proibita
MIGLIOR COLONNA SONORA – Lele Marchitelli per Parthenope
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE – Canta ancora, Il ragazzo dai pantaloni rosa Interpretata da Arisa
NASTRO d’ARGENTO SPECIALE – Luca Zingaretti per La casa degli sguardi
NASTRO d’ARGENTO SIAE per la sceneggiatura – Andrea Segre e Marco Pettenello per Berlinguer – La grande ambizione
PREMIO BNL BNP Paribas per Familia di Francesco Costabile
PREMI GUGLIELMO BIRAGHI – Celeste Dalla Porta per Parthenope e Francesco GHEGHI per Familia
PREMIO GRAZIELLA BONACCHI – Rachele Potrich per Vermiglio
PREMIO NASTRI D’ARGENTO – FONDAZIONE CLAUDIO NOBIS – Gianmarco Franchini
PREMIO NASTRI d’ARGENTO – NUOVO IMAIE – Ludovica Nasti per La storia del Frank e della Nina e Samuele Carrino per Il ragazzo dai pantaloni rosa
PREMIO NINO MANFREDI – Barbara Ronchi
NASTRI d’ARGENTO HAMILTON BEHIND THE CAMERA – Paolo Genovese per Follemente
IL ‘CAMEO DELL’ANNO’ – Francesco Gheghi per Fuori
MENZIONE SPECIALE – Anne Riitta Ciccone per Gli immortali
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