FOTOGRAFIA/ LUIGI GHIRRI PER SEMPRE. SEI BREVI LEZIONI PER FOTOGRAFARE MEGLIO

Quello che adoro di Luigi Ghirri sono i suoi colori, e la presenza di tutti i colori del verde, un verde pieno di nebbie, di grigi, di sfumature di altri colori, i suoi paesaggi incantano per la dolcezza, la delicatezza che esprimono. Ho trovato un articolo di Marco Morelli di Fotocomefare che lo ricorda attraverso qualche lezione di fotografia, breve, sintentica, importante. Per questo ripropongo il pezzo, nella speranza che i tanti che non lo conoscono possano andare in libreria a vedere i libri con le sue foto. Lui non c’è più, ed è stata una grande perdita.

 

Luigi Ghirri potrebbe essere l’idolo di ogni appassionato di fotografia che ambisce a vivere facendo ciò che più ama. Come mai? Per fartelo capire devo raccontarti un po’ della sua storia.

Ghirri nasce nel 1943 a Fellagara di Scandiano, un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia. La sua infanzia e la sua adolescenza trascorrono normalmente, nonostante i disagi vissuti a causa del dopoguerra.

Alla fine degli anni ‘50 Luigi Ghirri inizia a studiare come geometra, diplomandosi nel 1962. Fin qui è la storia normale di un ragazzo di provincia che cerca di costruirsi un futuro solido e che ha l’hobby della fotografia.

Raggiunto l’ambito diploma, Ghirri inizia a lavorare come geometra libero professionista, fino a meritarsi il tranquillizzante “posto fisso” in uno degli uffici tecnici più importanti della città.

Luigi Ghirri ha un lavoro sicuro, con una moglie e una figlia da mantenere. La fotografia è solo una passione che però cresce sempre di più, anche grazie alle diverse soddisfazioni che gli regala.

Tutto cambia dopo un viaggio in giro per l’Europa. È il 1968 e Ghirri visita prima Parigi, poi la Bretagna, Lucerna, Berna, Amsterdam e l’Alto Adige. Torna dal viaggio con centinaia di diapositive che danno vita ad un diario visivo molto personale.

A quel punto iniziano le sue prime esposizioni che via via diventano sempre più importanti. Si decide, quindi, a compiere il grande passo: lascia il lavoro sicuro di geometra dell’ufficio tecnico e si dedica a tempo pieno alla fotografia. È il 1974.

In realtà apre uno studio di grafica, ma presto sarà la fotografia a prendere il sopravvento su tutto (nel 1977 fonderà una casa editrice specializzata in fotografia).

Quale appassionato non ha pensato, almeno una volta nella vita, di abbandonare tutte le proprie certezze e provare a vivere solo con la propria fotografia?

Da quel punto in poi, l’attività di Ghirri è un susseguirsi di successi. Le sue esposizioni si moltiplicano (Parma, New York, Venezia, Amsterdam, Colonia, solo per citarne alcune), così come le sue pubblicazioni (Kodachrome e Atlantediventano pietre miliari della fotografia italiana).

Parallelamente inizia anche l’attività di docenza. La più importante è certamente quella presso l’Università del Progetto, scuola di design a Reggio Emilia.

Le sue lezioni, di fotografia e di vita, diventano dei veri e propri eventi. Al punto che alcuni appunti dei suoi allievi vengono raccolti in un volume, che danno vita a “Lezioni di fotografia”, un libro che ogni fotografo dovrebbe custodire gelosamente sul proprio comodino.

Luigi Ghirri muore improvvisamente nel 1992, a causa di un infarto, lasciando un segno indelebile nella fotografia italiana e mondiale.

Il suo stile introspettivo e il suo punto di vista minimale sconvolsero la fotografia del tempo. Negli anni a venire, migliaia di fotografi trovarono grande ispirazione nella sua produzione.

Luigi Ghirri fu un vero innovatore, proprio nel periodo in cui lo “stile Cartier Bresson”, ovvero quello del “cogliere l’attimo”, la faceva da padrone.

Ancora oggi invece lo “stile Ghirri” è uno dei più copiati al mondo. Proprio la sua capacità di essere innovativo può regalare grande ispirazione alla tua fotografia. Leggendo le sue parole, ti accorgerai come Ghirri può insegnarti davvero un punto di vista nuovo e diverso.

Scegli un metodo

“Un punto centrale è quello di scegliere un tipo di immagine, o un metodo, il che significa decidere di dare la massima informazione possibile in tutti i sensi, oppure scegliere e privilegiare un solo tipo di informazione, che può essere la luce, l’inquadratura, la profondità di campo. Questo credo sia un modo corretto per cominciare ad appropriarsi dei fondamenti”.

Suggerimento

Ghirri ti consiglia di scegliere un linguaggio fotografico. Il suo suggerimento è quello di dedicarti ad una sessione di scatti concentrandoti solo su un determinato aspetto tecnico.

Ad esempio potresti realizzare una serie di paesaggi usando un diaframma molto chiuso (quindi ottenendo una grande profondità di campo). Esci e realizza solo scatti impostando la macchina con questa configurazione.

Allo stesso modo, in una successiva uscita, potresti scattare dei paesaggi utilizzando una ridottissima profondità di campo. Chiaramente il risultato sarà completamente diverso, anche se scatterai negli stessi posti.

In alternativa potresti dedicarti solo ad un certo tipo di composizione. Ad esempio cercando solo le linee verticali. Oppure potresti cercare delle cornici nelle cornici, o ancora concentrarti solo sulle ombre degli oggetti.

Questo tipo di approccio ti spingerà ad approfondire un aspetto tecnico della fotografia alla volta. Il risultato sarà quello di apprendere nuove tecniche presto e meglio.

 

Vai per gradi

“Il lavorare sulla luce in modo tale da ottenere il risultato voluto è un’altra delle coordinate fondamentali della fotografia, un’abilità che, dopo una certa pratica, diventa quasi una componente del nostro processo percettivo.

Una volta fissati alcuni punti – per quanto riguarda ad esempio l’inquadratura, la profondità di campo e gli altri discorsi che determinano il valore e l’efficacia dell’immagine – possiamo dunque affrontare questo tema”.

Suggerimento

Se al punto precedente Ghirri ti consigliava un metodo di lavoro, qui ti indica un percorso di apprendimento.

Imparare ad usare la luce deve essere l’ultimo stadio di questo percorso. Saper gestire la luce in ogni situazione può davvero fare di te un fotografo di livello superiore.

Occorre però non bruciare le tappe. Luigi Ghirri, grazie alla sua eccezionale esperienza, ti consiglia di imparare innanzitutto la tecnica base: inquadratura, profondità di campo, esposizione corretta.

Nel momento in cui sarai in grado di padroneggiare la tecnica base, potrai dedicarti alla gestione della luce. Attenzione però: saper gestire la luce non significa semplicemente saper esporre correttamente.

“Dominare” la luce significa, innanzitutto, saperla usare a tuo vantaggio per creare le immagini che desideri. Se non ti è chiaro questo concetto, ti consiglio di approfondire leggendo questo articolo: “Ti presento la luce, migliore amica di ogni fotografo”.

Liberati del superfluo

Luigi Ghirri, con la sua grande esperienza, era un formidabile analizzatore del suo tempo. Ma come puoi leggere in seguito, prevedeva anche la direzione che avrebbe intrapreso la fotografia.

“Bisogna semplificare la strumentazione. Ormai si parla più della fotocamera che della fotografia. Dobbiamo utilizzare la tecnologia come liberazione, non come costrizione. Spesso in fotografia accade esattamente l’opposto”.

Suggerimento

Luigi Ghirri si esprimeva in questo modo quasi 30 anni fa, quando il digitale praticamente non esisteva.

Oggi, queste parole sono più che mai attuali. Leggendo le varie discussioni sui forum dedicati o gruppi social, quasi l’80% di esse sono incentrate sull’attrezzatura fotografica.

Quel che è peggio, però, è che ormai l’attrezzatura ci condiziona fotograficamente. Se non hai un grandangolo non puoi fotografare paesaggi. Oppure se non hai un teleobiettivo è impossibile fare delle foto ad una gara sportiva.

 

 

 

Ormai siamo arenati su delle convinzioni, purtroppo molto difficili da scardinare. In realtà, oggi più che mai, il vero innovatore è il fotografo che utilizza metodi “alternativi” per raccontare il suo punto di vista.

Vuoi liberarti da questi limiti? Prova ad uscire da casa con un solo obiettivo. Scegline uno, meglio se un obiettivo fisso, e lascia a casa tutto il resto.

Questo ti obbligherà a cercare punti di vista differenti. Scoprirai che raccontare uscendo fuori dagli schemi, può darti grandissime soddisfazioni.

Su FotoComeFare abbiamo dedicato un articolo proprio a questo aspetto e io ti consiglio vivamente di leggerlo. Puoi trovarlo qui: 3 motivi per cui dovresti fotografare con una sola fotocamera e un solo obiettivo.

Amplia il tuo background

“Ormai qualsiasi tipo di linguaggio, qualsiasi forma di espressione, non è più qualcosa di specifico, chiuso, omogeneo, nessuna opera può essere collocata e letta in maniera didascalica e semplice ma piuttosto sempre come frutto di una serie di relazioni tra diversi mondi della comunicazione.

Oggi qualsiasi fotografia, pezzo musicale, videoclip, film, pubblicità, opera letteraria o artistica, quindi anche pittorica e scultorea, interagisce inevitabilmente con altri linguaggi, nel senso che, più o meno consapevolmente, l’artista o produttore di questo oggetto ne viene sempre in qualche modo influenzato.

E’ impossibile oggi pensare a un’opera chiusa all’interno di una storia specifica, senza alcun tipo di relazione con gli altri media”.

Suggerimento

Se vuoi migliorare come fotografo fai dieci, cento, mille corsi di fotografia! Sei d’accordo? In realtà non è affatto così e anche Luigi Ghirri te lo dice molto chiaramente.

Una volta che ti sei appropriato della tecnica, è inutile approfondirla ulteriormente fino alla nausea. Raggiungerai un livello superiore solo se, grazie alla fotografia, riuscirai ad esprimere un tuo personale punto di vista, una tua interpretazione della realtà, secondo un tuo stile narrativo.

Tutto questo non lo troverai nei corsi specifici. Se vuoi “aggiungere contenuto” alle tue foto è indispensabile avere una preparazione culturale di alto livello. Per cui leggi giornali e quotidiani, vai a mostre d’arte (non solo fotografiche).

 

 

 

Rallenta

“Credo che 300 anni fa una persona normale vedesse nella sua vita cinquecento immagini. Noi, oggi, nell’arco di una giornata vediamo cinquecento immagini, se non di più.

La nostra percezione delle immagini si è velocizzata attraverso il cinema, la televisione, l’automobile. Noi riusciamo a percepire anche messaggi pubblicitari che vediamo sui cartelli passando a cento all’ora.

E’ assolutamente impensabile che un uomo di 200-300 anni fa avesse questa capacità di lettura dell’immagine: il suo rapporto con l’immagine era estremamente più raro.

Il nostro modello porta a una visione accelerata e non è detto che all’interno dell’immagine riusciamo a leggere in profondità”.

Suggerimento

Sei iscritto a Istagram (o a qualunque altro social fotografico)? Bene, rifletti su un punto: quanto tempo dedichi alla visione di ogni immagine? Probabilmente meno di un secondo.

Oggi vediamo ben più di 500 immagini al giorno. Se pensiamo al tempo che passiamo su Facebook o Instagram, oppure leggendo una rivista o guardando la TV, quel numero viene superato abbondantemente.

La vita quotidiana ci propone una tale quantità di immagini che diventa impensabile poter dedicare ad ognuna il tempo necessario. In questo modo, però, la quantità prende il sopravvento sulla qualità.

Se non ti soffermi adeguatamente sulle immagini non rifletti e non apprendi. E, soprattutto, difficilmente potrai trarne ispirazione.

Il mio consiglio è quello di dedicare una fetta della tua giornata ad una “lettura riflessiva” delle immagini. Non occorre molto tempo, bastano 10 minuti. Scegliti un social (meglio se fotografico e di qualità), oppure una rivista e gustati le immagini che ti propone.

Analizza ogni fotografia, studiane il contenuto. Potresti giocare a capire con che tipo di luce è stata scattata (su questo aspetto, puoi trovare un articolo molto utile a questo link).

Se avrai questo approccio in maniera sistematica, vedrai che anche la tua fotografia ne trarrà giovamento.

Interpreta, non fotocopiare

“C’è una rigidità che è propria della macchina. Allora il fotografo, per restituire la complessità di quello che vede, deve sopperire a questa rigidità della macchina, che ha una gamma di possibilità molto ampia ma non certo lineare e automatica come quella dell’occhio umano.

Esistono insomma molti elementi di scrittura, interni alla fotografia, che possono condurre a esiti scoraggianti e farci dire – non è venuta come volevo (o meglio, come vedevo) -.

La fotografia, come la scrittura, ha una sua ambiguità, un suo lessico, una sua logica interna, tutti valori che non appartengono alla fotocopia della realtà”.

Suggerimento

Sarà capitato anche a te: sei in un posto meraviglioso, scatti una fotografia, ma non riesci minimamente a trasmettere ciò che in realtà stai vivendo.

Questo perché la macchina fotografica riesce a registrare solo l’aspetto puramente visivo. Eventuali profumi, oppure sensazioni di caldo o freddo, ma anche la semplice emotività del momento, non possono essere catturati dalla fotocamera. Ecco perché è importante concentrarsi sull’interpretazione personale.

Per esempio, se sei in un posto particolarmente caldo, non limitarti a fotografare il paesaggio. Se vuoi trasmettere una sensazione di calore, potresti includere nella tua foto degli uomini sudati o affaticati.

Allo stesso modo, se ti trovi in un campo di fiori particolarmente profumato, potresti includere nel paesaggio un soggetto che annusa estasiato il loro profumo.

Naturalmente gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Quando ti appresti a scattare una foto, la prima domanda che dovresti porti è: “cosa voglio trasmettere?”.

Una volta che avrai compreso questo aspetto, cerca di trovare uno “stratagemma visivo” per trasmettere quella particolare sensazione.

All’inizio potrà risultarti complesso, ma ti assicuro che è solo una questione di allenamento. Alla fine la tua fotografia ne trarrà sicuro giovamento.

Perché, ricorda: “la fotografia non può essere una semplice fotocopia della realtà”.

Approfondimenti

Molte delle parole di Luigi Ghirri utilizzate in questo articolo, sono estrapolate da “Lezioni di fotografia”. Come ti ho spiegato sopra, è un libro su cui vale assolutamente la pena investire qualche euro.

Kodachrome e Atlante sono altre due pietre miliari della fotografia mondiale. Però, oggi, sono diventati autentici pezzi da collezione. Ti auguro di trovarli ad un prezzo accessibile, ma non è assolutamente facile.

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