LIBRI/ IL GABBIANO IN CROSTA E IL CARCIOFO DEPRESSO, ANTONIO ALBANESE IRRIVERENTE CON GLI CHEF DOPO I SOMMELIER NEL LIBRO “LENTICCHIE ALLA JULIENNE”

Antonio Albanese irriverente verso gli chef, spolvera sui loro piatti sarcasmo e risate, dopo aver criticato, forse anche deriso i sommelier, per i loro modi di servire i calici di vino, di camminare impettoruti con la bottiglia in mano, come fosse un trofeo da esibire. Ma è solo la seconda puntata… Si perchè del libro “Lenticchie alla Joulienne”, se ne sentiva quasi il bisogno. Una sfilza di ricette surreali

alternate a una collezione di situation comedy da chef stellato (dal Fuorissimo Salone alla performance nella “Casina Bellaebbuona per bambini di un certo livello”) e star televisiva 2017. Antonio Albanese con “Lenticchie alla julienne” (edito da Feltrinelli) scatta una foto spietata dell’età dei cuochi, star con uno stile che si rifà alla tradizione dei migliori testi comici di Paolo Villaggio e Woody Allen.

Ed eccolo il menù: Praline al carciofo Depresso, mousse di Cervo Albino, ma che sia proprio albino… Oppure, Abbacchio di petali con Segatura di patate, e poi c’è anche il Profumo di Bucatini. Gli “ingredienti per un matrimonio con invitati scelti dallo chef”, sono: 10 chili di guanciale di opossum, mezzo ettaro di pomodorini rossi della specie Minchietta di Mazara del Vallo, un cesto a scelta di peperoncini bordeaux, una forma di pecorino romano dop al latte di pecora sardo, una magnum da trenta litri di vino bianco altoatesino di Gewurztrauztraminier superiore, parecchie shegge di sale dell’Himalaya, che c’è da dire nelle sue ricette non manca quasi mai…

Allora, per la preparazione del Gabbiano in Crosta con lenticchie alla julienne, oltre ad immaginare di poter tagliare una lenticchia alla julienne, bisognerebbe poi procurarsi un gabbiano sterile dell’aventino, ma che sia veramente sterile.. 680 lenticchie opache di Colle Val Susa di val d’Elsa di Norcia, due cucchiai di olio extravergine andaluso, tanto per essere originali, 5 manciate, ma che siano 5 di pangrattato di pane nero con pinoli armeni, noci moldave, pistacchi macedoni, arachidi e semi di mango di Maurutius, e poi un “niente di niente o quasi niente di zucchero grigio ondulato”, una bustina di tabacco aromatizzato al cardo essiccato in una malga trentina, e infine “quanto basta di sale dell’Himalaya”.

 

E così per tutto il libro, Albanese ironizza su questo mondo degli chef, che ormai hanno invaso le telvisioni, le riviste specializzate, e forti degli sponsor, senza i quali non sarebbero nessuno, ma anche questo non si puà dire, ormai rappresentano una vera e propria dittatura del gusto, dei sapori, del lifestyle. Decidono quello che si può abbinare, e come si devono presentare i cibi, elemento che alla fine diventa ancora più importante di ciò che c’è nel piatto. E se poi la portata è un pò scarsa, perfino diciamo misera, l’importante è che … si mangia con gli occhi! E quindi bisogno sottostare a questo ennesimo comandamento del cibo.

“Onestamente è gente sola”, dice Albanese nel corso della presentazione del suo libro alla Feltrinelli. “Gente disperata”, aggiunge. E al termine della presentazione rivela di essere stato avvicinato da un sommelier che gli ha detto: “Onestamente, stavamo esagerando”.

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